musica

Set the night on fire

Premessa: non so nulla di musica, ma davvero niente. L’esame di Storia della Musica l’ho passato con un imbarazzante 23 ottenuto dopo due bocciature, quindi parlo da profana. Fine Premessa.

Partita convinta di assistere ad un concerto, consapevole che quel concerto avrebbe potuto essere qualcosa di epico o un imbarazzante fallimento.

Salire sul palco come The Doors senza Jim Morrison avrebbe potuto essere un disastro; avremmo potuto realizzare che il gruppo esisteva esclusivamente in relazione al carismatico cantante, o che se per motivi anagrafici e/o geografici non si è riusciti ad assistere a nessun live della formazione originale, allora è meglio ascoltarli dagli impianti stereo e dai lettori mp3.

Quello che Manzarek e Krieger sono stati in grado di fare – e non era affatto scontato – è stata la costruzione di uno spettacolo in bilico tra musica e teatro, con un cantante (Dave Brock) adeguato alla parte e mai eccessivo. Ieri sera lui era Jim, nient’altro.

La teatralità dello show, la meticolosa costruzione di ogni aspetto che aumentasse l’aderenza visiva tra ciò che noi spettatori stavamo guardando e le immagini dei live dei Doors già presenti nella memoria, è risultata un po’ forzata nelle interruzioni per chiedere al pubblico di sedersi e di non agitarsi: la teatralità dell’operazione in quei momenti ha rivelato tutta la sua finzione (che voglio dire eravamo a Pistoia Blues, non a Woodstock), riportandoci però con una potenza inimmaginabile alla Los Angeles di fine anni Sessanta non appena è partita la musica.

I musicisti hanno costruito una performance che trascende la musica e si inserisce tra teatro, omaggio e memorabilia, ma lo scambio di energia tra band e spettatori è stato esplosivo, così che – forse solo per un istante – ci siamo illusi di essere indietro di qualche decennio, e di ascoltare la voce di Jim Morrison.

Il pubblico era formato da persone di ogni tipo, dai cinquantenni in camicia arancione con consorte al seguito ai fan duri e puri della band, con tanto di pantaloni di pelle e capelli lunghi e scarmigliati; dalle ragazze eleganti con ai piedi sandali col tacco agli sballati già in botta prima dell’inizio del concerto. Per quanto fossimo diversi tra noi, sprigionavamo un’energia inverosimile; era come se una gigantesca bolla di calore colorato avesse intrappolato tutta la piazza, rendendoci folli e ubriachi di musica e suggerendoci “ricorderete le sensazioni di questa serata molto, molto a lungo”.

La connessione spirituale (posso dire così o sembro una fattona hippie?) è rimasta ad aleggiare sopra di noi anche dopo il concerto, tra le strade affollate di Pistoia, anche perché per fortuna non hanno chiuso lo show con The End, che devo ammettere avrebbe lasciato un senso di tristezza.

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