teledipendenza

Psychoville pt.1, o uno dei modi con cui la BBC dà mer*a alla tivù pubblica italiana

Ci dev’essere qualcosa di davvero insolito in Gran Bretagna. Sarà l’ingente quantità di the, sarà l’avere nel XXI secolo una famiglia reale, o aver invaso e devastato mezzo pianeta – chi lo sa. Sta di fatto che questa piccola isoletta dalla forma bizzarra ha – mettetevi seduti, prendete fiato – una television pubblica guardabile.

Chi se lo aspettava, vero? Che ci potesse essere qualcosa oltre Magalli, Tiberio Timperi, Augusto Minzolini e Federica Sciarelli. E dire che la concorrenza, eccezion fatta per l’impero di Murdoch, consiste in Channel Four, quello che produce decine di film (Bridget Jones, quasi ogni commedia con Hugh Grant, Orgoglio e Pregiudizio, Trainspotting). Altro che Rete4 con Forum.

C’è da dire che i sudditi della vecchia con i berretti colorati riescono ad appassionarsi ad abomini quali Celebrity Big Brother, Katie & Peter (non fatemelo scrivere, è un reality su Peter Andre e Katie Price. Mi vien male solo a ripensare ai loro volti, o alla voce di lui in improbabili canzoni pop degli anni Novanta), e a leggere riviste che raccolgono le true stories più improbabili e disgustose, come “ho lasciato mio marito e vado a letto con mio fratello”, “il mio ragazzo ubriaco è caduto nel canale con il furgone della ditta”. Ho un gran collezione di tali capolavori dell’editoria periodica, che lo dico a fare.

Però dalle brume della brughiera inglese a volte emergono dei prodotti televisivi di alto livello sia recitativo che di sceneggiatura, fatti di una comicità assurda, surreale e dissacrante; è stato il caso di Little Britain, indimenticata (da me) sitcom recitata quasi esclusivamente dai due creatori, Lucas e Walliams, nelle vesti di tutti i personaggi principali.

E’ ora il caso di Psychoville, altro prodotto BBC composto di due serie di sei episodi ciascuna; anche in questo caso gli autori sono due: Reece Shearsmith e Steve Pemberton, e come in little Britain interpretano la maggior parte dei personaggi, i quali non sono più una versione esasperata dei sudditi di Sua Maestà, bensì sono caratterizzati da insiemi di aspetti improbabili: abbiamo quindi il clown alcolizzato truccato come il Joker di Heath Ledger e senza una mano, madre e figlio legati da una forma un po’ disgustosa del complesso di Edipo ed appassionati di serial killers, il proprietario del negozio di giocattoli antichi che commercia sottobanco accessori nazisti (ed in una inquadratura viene mostrato mentre stira una fascetta militare con la svastica nel seminterrato del negozio) ed un’enorme quantità di altri personaggi; anche quelli secondari tendono ad essere delineati in modo attento e non superficiale. E’ il caso della “signorina faccia da coccinella”, che compare solo nella seconda serie come spalla (nel vero senso del termine) del clown monco Mr.Jelly: una donna anziana ed un po’ rincoglionita che vive in un ospizio.

La prima serie si snoda intorno ad un omicidio commesso dai personaggi principali durante il loro internamento nell’ospedale di Ravenhill; essi infatti ricevono lettere e videocassette che li accusa con il classico “I know what you did”. Così il clown monco e la sua nemesi Mr.Jolly, madre e figlio Sowerbutts, l’infermiera convinta che un bambolotto sia suo figlio Freddy, un anziano cieco collezionista di peluche ed un nano ex-pornoattore torneranno in modi diversi proprio a Ravenhill, dove li aspetta la resa dei conti. O forse no.

Gli autori si divertono a giocare col pubblico, a portarlo al climax salvo poi far implodere la suspence con svolte ridicole o paradossali, mescolando le carte in tavola ed inserendo nuovi personaggi senza suggerire quale sarà il loro ruolo nella narrazione. Non vi è traccia del patto autore-spettatore con cui solitamente si svelano dettagli prima che i personaggi li colgano (Hitchcock insegna), l’unica cosa che si può fare è restare buoni incollati allo schermo, aspettando il colpo di scena o la battuta surreale.

Prima di guardare il video qui sopra, è bene sapere che questa sequenza segue un omicidio commesso proprio dai due personaggi presenti e danzanti. Enjoy.

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One thought on “Psychoville pt.1, o uno dei modi con cui la BBC dà mer*a alla tivù pubblica italiana

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