cinema, Libri

Generazione X – storie per una cultura accelerata

A periodi alterni, questo libro di Douglas Coupland assume ai miei occhi la valenza di uno specchio, o meglio di una foto estremamente realistica, un ritratto scattato la mattina dopo una serata particolarmente accelerata, appunto.

Sono sicura che gran parte dei miei coetanei nel leggerlo sarebbero spinti verso la medesima conclusione.

L’astrazione nella poco originale idea della “foto realista” è al tempo stesso rassicurante ed inquietante; una parte del lettore-sui-vent’anni si sentirà in qualche modo tranquillizzato dal leggere nero su bianco che lo spaesamento, la mancanza di futuro a lungo termine, la noia persistente e la sensazione di vagare in una landa enorme e priva di regole non appartiene a lui solo ma ad altri, anche a generazioni precedenti (il libro compie quest’anno il suo primo ventennio). Questa consapevolezza sarà forse accolta da un sospiro di sollievo mentale, uno sgravio di responsabilità, un “ma allora non sono io ad essere sbagliato”; d’altro canto, la concezione estremamente fatalista dei tre (splendidi) protagonisti del romanzo potrebbe generare una sottile ansia causata da riflessioni che potrei riassumere in “eravamo già fottuti vent’anni fa, non potrà che andare peggio”.

Riferendosi a romanzi, film ed altri prodotti di cultura si usa spesso l’espressione “la voce di una generazione”; nel caso di Generazione X, credo si possa parlare di un attraversamento trasversale di più generazioni, una voce (attenzione, non di condanna moralista né di sterili “si stava meglio prima”) capace di scavare sotto la vernice brillante e colorata che sembra essere colata sulle esistenze delle ultime generazioni figlie dell’Occidente industrializzato, soffocandole.

Ho letto di Coupland anche “Generazione A”, e nonostante i riferimenti più contemporanei ad iPod, smartphones e netbooks l’ho trovato meno forte, meno pervasivo, attraversato da una flebile speranza per il futuro che lo rende meno apocalittico e fatalista del suo predecessore. Non che queste connotazioni siano necessariamente negative, potrei forse trovarle più calzanti in altri periodi, e prego tutti gli Dei dell’Olimpo che periodi di speranza siano veloci a farsi vivi.

Il libro è accompagnato da una sorta di glossario laterale, nel quale si possono trovare definizioni di questo tipo:

IPODOSE STORICA: Trovarsi a vivere in un periodo storico nel quale niente sembra accadere. I sintomi principali comprendono l’assuefazione ai quotidiani, alle riviste e ai notiziari televisivi.

SOLIDARIETA’ GENERAZIONALE: Il desiderio di una determinata generazione di etichettare come imbelle quella successiva, allo scopo di esaltare il proprio orgoglio collettivo: “I giovani d’oggi non fanno mai niente. Sono totalmente apatici. Una volta noi uscivamo a protestare. Loro invece non fanno altro che spendere e lamentarsi.”

PRESUNZIONE DI DIVORZIO: Particolare forma di Stampellismo, consistente nel credere che se un matrimonio non funziona, non c’è niente di cui preoccuparsi: è sufficiente divorziare.

SURROGATO DI STATUS: Oggetto carico di fascino intellettuale o alla moda, che viene usato allo scopo di sostituirne idealmente uno che ha l’unico pregio di costare caro: “Brian, guarda che hai lasciato il tuo libro di Camus nella BMW di tuo fratello”.

L’autore ha anche redatto un volume dedicato agli studi di Marshall McLuhan (ho recentemente scoperto che è proprio lui ad interpretare se stesso in una sequenza di Io e Annie di Woody Allen!), ma confesso di non aver ancora trovato il coraggio di leggerlo.

Probabilmente sono troppo stupida per capire davvero McLuhan.

Post Scriptum: so di aver usato sempre la terza persona plurale maschile, perdonatemi ma usare l’asterisco per indicare un insieme di uomini e donne mi sembra un po’ ridicolo (tratto da una storia vera, disponibile ogni giorno sui tavoli della mensa: student*)

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2 thoughts on “Generazione X – storie per una cultura accelerata

  1. M. ha detto:

    Messo in wishlist: anche io mi vedo in questo vortice dei vent’anni.
    Soprattutto nel pensare al futuro e constatare giorno per giorno come funzionano veramente le cose là fuori.
    Have a nice day! 😉

  2. Pingback: Don’t look back when you’re leaving town « you, me and everyone we know

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