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Universi paralleli: la gita d’istruzione all’Università

Andare in gita l’ultimo anno di università, alla veneranda età di venti… ventun’anni può essere un’esperienza surreale, soprattutto se si è degli allegri cazzoni convinti che una laurea storico-artistica servirà a ben poco: l’atteggiamento generale diviene quindi simile a quello delle gite delle scuole medie.

Si comincia con la partenza alle 6 dalla stazione centrale, senza docente che tanto siamo grandi e ce la possiamo fare. Sì, ce l’abbiamo fatta ad arrivare con più di mezz’ora di ritardo rallentandoci vicendevolmente davanti al bagno di un bar.

Si prosegue con visita alla biblioteca comunale, durante la quale veniamo condotti nella sala studio dedicata agli studenti dell’università locale. Devo sottolineare che ci hanno tutti guardati come fossimo gli allievi di una scuola “speciale” non appena siamo entrati ed abbiamo iniziato ad osservare i soffitti? Devo aggiungere che uscendo ho urtato un cestino metallico provocando un rumore fortissimo che ha fatto voltare tutti per la seconda volta? E che abbiamo fatto una foto tutti insieme appassionatamente, proprio come alle medie?

Ancora avanti con visita ad un teatro del Cinquecento, e qui nulla da dichiarare; peccato che la visita sia proseguita alla galleria nazionale, che io ed altre due ragazze (una delle quali aveva in borsa un notevole quantitativo di mortadella) ci siamo ritrovate da sole a vagare per sale colme di Madonne con bambini e San Sebastiano trafitto dalle frecce, salvo poi uscire di corsa quando ci hanno sottilmente minacciate di chiuderci dentro.

Peccato che il resto del nostro gruppo era ancora dentro, ma il pensiero di fuggire e riprendere il primo treno per Pisa non ci ha minimamente sfiorate. No, no.

Durante il viaggio di ritorno sono stata assalita da un po’ di malinconia al pensiero che probabilmente non farò altre gite (almeno fino ai viaggi a Lourdes con la parrocchia, ma mancano ad occhio e croce una quarantina d’anni) e che tutto sommato era stata una giornata spensierata ed allegra, proprio come le gite dell’adolescenza.

Ora però, a ventiquattrore di distanza, vorrei dormire per le prossime due settimane. Quindi, all’attenzione dei posteri: venti… uno… anni sono decisamente troppi per fare queste cose.

(A questo punto starebbe molto bene la foto di gruppo, ma a dispetto di quanto si possa pensare, non è stata una mia idea e non ce l’ho.

Ma la vorrei.)

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