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I miei sesti ventun’anni

Dunque è il mio compleanno, o meglio i miei 21 anni compiono i loro primi sei anni, tanto auguri a loro.

La vecchiaia che malamente mi assale si è già palesata con un raffreddore abbastanza fastidioso, la necessità inconscia di indossare un pile verde prato unitamente a pantofole di pelo e la forsennata ricerca di capelli bianchi che per fortuna non ho trovato (grazie Signore per l’henné).

Dopo pianti torrenziali non dovuti all’età bensì ai settecentocinquantagrammi di cipolle che ho amorevolmente sbucciato, tagliato ed infornato,

dopo aver saltato in padella un chilo e sei di peperoni ed aver grigliato un chilo di melanzane,

dopo essermi ustionata con il barattolo di vetro contenente sale che si era surriscaldato stando appoggiato sul piano cottura,

passo qualche minuto in contemplazione della pignatta amorevolmente costruita dalla mia coinquilina Adolf (una personcina amorevole e tenera, per nulla portata al comando ed all’insanità mentale – non è vero, è buona e dolce e non mi sta minacciando di morte per far sì che io scriva queste ultime cose), che ha la bizzarra caratteristica di somigliare ad un certo organo che alla sottoscritta manca. Il fatto che tale pignatta sia decorata con il mio ritratto rende la situazione un po’ strana.

 

La sacher vegana che concluderà la cena di stasera è stata allegramente decorata con alcuni rarissimi esemplari di frutti di carta crespa montati su stuzzicadenti, di quelli che si usavano una quindicina d’anni fa; che se devo sentirmi una giovincella, anzi una ragazzina, le cose vanno fatte per bene.

Lo stesso discorso vale per le bacchette colorate sormontate da un’ananas con cui verranno decorati i bicchieri, anch’essi rigorosamente di plastica fluo.

Quindi di nuovo ventun’anni, di nuovo si prospetta una serata dal tasso alcolico leggermente elevato, di nuovo domattina dovrò andare a lezione e probabilmente lo farò strisciando.

Che aggiungere? Tanti auguri a me, e grazie agli amici che continuano a trattarmi come una squilibrata assecondandomi ed inviandomi messaggi per festeggiare i miei ventun’anni. In particolare al lontano cugino ‘mmerigano che mi ha detto che non ne dimostro più di venti. Che se non ci fosse un che di malsano ed incestuoso, l’avrei già costretto a sposarmi.

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