Considerazioni sparse, musica

Considerazioni sparse: omofobia “per farsi ‘na risata” ed altre bestie

Sebbene la prolungata assenza di post possa far supporre un incremento spropositato dei miei impegni o della mia vita sociale, mi duole ammettere che niente è più lontano dalla verità: infatti, escludendo la preparazione di un esame (che non ho sostenuto), gli ultimi giorni mi hanno vista impegnata nella non facile impresa di consegnare una versione non corretta di un lavoro ad un docente. Che io sia naturalmente propensa alla confusione non è un mistero, ma in questo caso ho superato me stessa: il giorno prima della consegna sono riuscita a perdere metà lavoro, salvo ritrovarlo – naturalmente dopo averlo riscritto – salvato sopra l’altra metà. 

Non credo che il pur vastissimo vocabolario italiano abbia un termine adatto a descrivere la mia personcina, a parte forse deficiente.

Per quanto invece riguarda la vita sociale, ho avuto la rara fortuna di assistere al concerto di una cover band dei Mötley Crüe; mi si perdoni il sarcasmo, è solo che anche nei momenti di massimo amore per il metal (periodo che sarebbe caduto felicemente tra le sabbie del tempo, se non fosse per qualche compagna delle superiori che deve proprio odiarmi tanto, e che ha pensato di farmi rivivere tali giorni gloriosi tramite foto su Facebook. GRAZIE.) non ho mai apprezzato particolarmente il gruppo di Tommy Lee.

Ad ogni modo ciò che mi ha stupita, fatto uscire un “machecaz…” di bocca senza che potessi fermarlo e dato la possibilità di fare alcune riflessioni è stata un’esortazione espressa dal cantante, il quale ha ben pensato di coinvolgerci nello spettacolo sentenziando “chi non canta è un gay di merda“.

Primo pensiero: costui è un cretino.

Secondo pensiero: sono tornata al 1997 e non me n’ero accorta.

Sì, perché nei gloriosi giorni della pre-adolescenza era abbastanza frequente usare termini simili per proclamarsi reciproco amore; il fatto che sporadicamente questi termini fossero indirizzati al compagno di classe (nonché attuale best buddy) il quale era effettivamente gay, rendeva la situazione vergognosa.

Il fatto che il cantante in questione non fosse un dodicenne, che dal ’97 siano passati quattordici anni e che non ci trovassimo ad un raduno leghista (non me ne vogliano i leghisti, non è colpa loro se sono limitati), mi ha dato materiale su cui rimuginare un bel po’: rimane tuttavia un mistero come si possa anche solo pensare di esternare una bestialità simile.

Proseguendo dunque il discorso iniziato per far notare come gli insulti di maschilista memoria siano ormai agée e non denotino un senso dell’umorismo fine, acuto o anche solo tale da essere considerato ironia, aggiungo alla categoria “maschietti decerebrati che pensano che definire una ragazza puttana sia un buon modo per far valere i propri punti di vista” la sottocategoria “maschietti e femminucce che ritengono estremamente logico considerare l’omosessualità un insulto” e, già che sono in argomento, “uomini delle caverne che temono che qualunque omosessuale non veda l’ora di molestarli sessualmente”. Quest’ultimo gruppo provoca in me moti di compassione più che di disgusto, soprattutto perché è composto perlopiù da elementi francamente inchiavabili (cit.), e che dunque riversano su una “categoria” (mi si perdoni il termine) ciò che in effetti loro stessi praticano sistematicamente, ovvero provarci con qualunque essere che li degni anche solo di uno sguardo, o di una parola.

Per chiudere il cerchio, sovente costoro sono i sommi poeti che, incassati gli infiniti due di picche, definiscono le poverette che hanno osato rifiutare la loro virilità dei troioni da sbarco.

Ciò che costoro non sembrano comprendere – ma mi stupirei del contrario – è che certi motti di spirito non trasmettono intelligenza, spiritosaggine, ironia, sarcasmo o finezza, quanto piuttosto tristezza.

Che poi io abbia pianificato per anni di scrivere sul muro di fronte a casa del mio amichetto (non quello di cui ho scritto prima, l’altro. A volte sospetto che la mia mancanza di femminilità abbia determinato l’orientamento sessuale dei miei amici d’infanzia) deliziosi riferimenti alla sua omosessualità, era solo un modo di spingerlo gentilmente a fare coming out.

Ma ci hanno già pensato i suoi shorts dorati, dunque il mio aiuto letterario si è rivelato superfluo.

 

L’immagine arriva da qui

 

 

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