Torino

Ciò che sta sotto il cielo su Torino

Un titolo vagamente contorto per introdurre la mia nuova migliore amica, ossia la “free map for young travellers made by locals” della quale mi sono leggiadramente appropriata sabato sera, alle Officine Corsare.

Primo aspetto che la rende favolosa: è, come espresso già dal nome, aggratis. Che non è poco, in una città dove prendere l’autobus costa il 50% in più rispetto alla scorsa settimana. E’ anche piccola, super-tascabile, e l’illustrazione di copertina (made by Elena La Rovere) rappresenta il centro: sormontato da un “torello” che sputa pioggia sui tetti, spicca la Mole Antonelliana sulla cui punta sventola una bandierina che reca la scritta “Not for sale”. Che in tempi di barbara svendita del patrimonio culturale, ha il suo fottutissimo perché.

Andando ad aprire questo piccolo tesoro (che, dettaglio non trascurabile, è interamente in inglese. Che la mia è una città phiga e poliglotta, e scusa se è poco) si trovano alcuni consigli volti ad aiutare l’ignaro turista ad ambientarsi nel capoluogo sabaudo, tra i quali spicca l’invito a chiedere “come stai” utilizzando la formula “com’è?”, ma evitare di utilizzarla in qualunque altra città italiana. Tipo che avevo quasi dimenticato l’espressione dubbiosa del non-torinese di fronte ad una domanda del genere, sovente accompagnata da un “com’è cosa?” fonte di ilarità.

Proseguendo con la lettura, ci si trova di fronte ad una mappa del centro molto dettagliata, corredata da decine di indicazioni su bar, musei, ristoranti, mercati ed altro ancora. Scorrendo tale elenco, mi sono ritrovata a rivivere alcune situazioni vissute nei posti indicati, tra le quali:

– Pranzo post-lezione alla Piola di Alfredo, composto da paninazzo pieno di qualunque alimento presente in questo emisfero accompagnato dal “Morettone da sessantasei”. E la lezione del pomeriggio diveniva un miraggio.

– Orrende e deleterie riunioni di lavoro all’interno dell’orrendo edificio conosciuto come “il dito fascista”. Un nome, un programma.

– Un paio di serate al Centralino dai risvolti imprevedibili, e mi fermo qui che sennò certi amici mi vengono a menare.

– Frav. Oh, Frav. Amore della mia adolescenza, simbolo di quell’essere fighetto-alternativi che tanto andava di moda nelle scuole d’arte. Oggi i prezzi sono inaccessibili dalla clientela di alcuni anni fa (e sinceramente, i prodotti hanno perso quella allure mozzona-squatter-punkabbestia delle origini), tuttavia merita una visita.

– Condivido caldamente il consiglio di recarsi a mangiare in una delle mense EDISU: non sono riservate agli studenti, il cibo è davvero buono (e cucinato sul momento), il pasto completo costa sei euri e mezzo.

Concludo questo excursus sabaudo copiando uno delle guidelines di cui parlavo prima, perché la trovo illuminante riguardo molti miei atteggiamenti (e giustificarmi citando tale caratteristica sarà la mia nuova attività preferita):

“The Piedmontese way of thinking is often described by the term “bogianèn” (person who doesn’t move). Well, this way comes from a traditionally strong tie to the land but in fact, as the motto of the 2006 Olympic Winter Games said, Turin is a city “always on the move”. Because we do like to move. When we feel like it.”

(sull’origine del termine bogianèn, si veda qui)

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2 thoughts on “Ciò che sta sotto il cielo su Torino

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