Torino, what I call love

Le immani difficoltà di una fuori sede: i fine settimana a casa

Tornare a casa, anche solo per un fine settimana, può innescare una catena di dinamiche che portano a risultati inimmaginabili;

può darsi che arrivando in stazione in tarda serata, si decida che tanto vale restare in centro e si passi la notte in un locale dei Murazzi, finché la frase non si affaccia verso le 5:

Io sono ubriaca ed ho fame“, vero leitmotiv di nottate come quella.

I Murazzi (pic)

Può quindi accadere che ci si fermi nel peggior locale del centro per mangiare una fetta di pizza o un panino, e si faccia finta di non notare le condizioni igieniche in cui costoro cucinano e servono da mangiare, che tanto tutto l’alcol che si è ingerito disinfetterà tutto,

e che ci si ritrovi chiusi fuori casa, che la tua famiglia è ormai completamente abituata a vivere senza i tuoi rientri più o meno silenziosi all’alba, e allora si va a dormire da qualche altra parte che sono le 5 e mezza e non si può mica suonare il campanello, no?

Se si è proprio fortunati, può accadere che un membro di quella stessa famiglia ti telefoni un paio d’ore dopo per comunicarti che non è possibile che tu non sia riuscita ad aprire la porta, ed a quel punto ciao sonno e benvenuto sabato mattina (mattina? Sono le 7:45…)*

Arrivati al pomeriggio attraversando indenni vari stadi di quel caro amico che dalle mie parti si chiama abbiocco, si può decidere di farsi del male e di scortare l’Amica in centro, che è tanto una bella giornata e si può uscire senza giacca. Consiglio: se già si vive in un perenne dormiveglia con sporadici episodi di addormentamento improvviso, non è consigliabile recarsi in centro a piedi. Che mezz’ora non è molto, ma provate a spiegarlo al vostro corpo.

Concluso il sabato pomeriggio attraversando rischi indicibili e traversie innumerevoli, alcuni sfortunati eventi potrebbero portare ad accamparsi sul comodissimo divano dell’Amica con qualche bottiglia di vino in corpo, salvo risvegliarsi con la luce calda della domenica mattina e trovare una colazione che non ve lo sto a dire quanto era abbondante e buona, e ricordare perché ami incondizionatamente  fin da quando avevi otto anni la sinuosa fanciulla dai capelli rossi che ti sta preparando il caffè.

Gli ultimi fuochi di un fine settimana di questo tipo possono essere un pranzo con il papà e quest’ultimo che ti corregge un lavoro per l’università (già consegnato e corretto da chi di dovere, non pensiate che mi faccio sistemare i lavori dal babbo!), ti prepara un caffè e ti chiede quando vi rivedrete.

Prendere un treno e tornare in quell’altro posto, anch’esso conosciuto come casa, può essere molto difficile. Però ti rendi conto che stai bene, che tutto sta andando nel modo giusto e che maledizione, se non dormi per almeno otto ore rischi la narcolessia.

*estremamente interessante la sensazione di avere di nuovo sedici anni nello svegliarsi dopo un paio d’ore di sonno, con la bocca impastata di vodka e lunghe strisce nere che dagli occhi disegnano ragnatele in giro per la faccia. Come allora, una doccia bollente is the only way.

P.S. Questa settimana niente Monday Movies (grida di giubilo di tutti i cinefili del mondo), sono occupata a digerire le linguine ai frutti di mare in crosta (!), a fare i compiti di inglese per domani (sì sì, devo fare i compiti, non scherzo) e ad ignorare chi pur di non essere ignorato si rende zimbello. Se ne riparla lunedì prossimo, che c’ho da scrivere di un film notevole anzi notevolissimo e mi servono tempo e concentrazione.

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2 thoughts on “Le immani difficoltà di una fuori sede: i fine settimana a casa

  1. Il tuo Dio El Masnou ha detto:

    Ti odio perché anche io fino alle 5 ero ai murazzi e potevi chiamarmi al posto di sfondarti di vino che, si sa, non fará che portarti su di una via che come destinazione ha un luogo ben conosciuto da un uomo ormai defunto: le Vettovaglie!

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