30ThingsAboutMe

#30ThingsAboutMe part II

Riflettendo molto fugacemente sul tempo effettivamente dedicato allo studio nel corso delle ultime settimane, e su come questo si sia ripercosso sulla mia vita sociale (aka cazzeggio), sul numero di post che sono riuscita a scrivere, ed occasionalmente sulla mia igiene personale (i capelli si componevano a mo’ di cresta punk senza l’ausilio di colla di pesce, né di sapone di marsiglia), ho preso la saggia e ponderata decisione di scrivere qualcosa di profondamente inutile. Ecco dunque la seconda parte delle #30ThingsAboutMe.

Non sia mai che mi metta a ritirare il bucato, a lavare i piatti della cena o a preparare la valigia per domani.

CosaNumeroUndici: quando entro in una sala cinematografica, vengo immediatamente colta dall’ansia di essere seduta vicino a rompicoglioni che parleranno durante tutto il film, o dietro a capelloni che neanche le peggiori permanenti degli anni Ottanta. Sistematicamente, si verifica una delle due situazioni. Tipo ieri sera: mi sono sorbita i deliri topografici di due squinzie sedute dietro, talmente gasate dall’ambientazione pisana del film da cercare di riconoscere ogni strada, ogni palazzo, ogni cacca di piccione.

CosaNumeroDodici: mi è stato fatto notare di recente il lieve ritardo cognitivo che mi coglie quando dovrei rendermi conto che le persone prendono a comportarsi in modo bizzarro senza apparente motivo (tradotto: quando ce vojono provà), e che non cogliendo tali sfumature, non cambio atteggiamento (ovvero, non prendo le distanze) e che tutto ciò può essere frainteso per interesse. Certo, da parte di queste persone c’è spesso una sorta di sordità selettiva di fronte ad affermazioni tipo “c’ho il ganzo da cinque anni” e simili ma va beh, mi prendo la colpa e non se ne parli più.

CosaNumeroTredici: aspetto da mesi l’occasione di indossare la collana di farfalle che Miky Blù e la sua dolce metà mi han donato per il compleanno, e prima o poi la troverò, fosse anche per la laurea. Questa era per sdrammatizzare, via.  (pic)

CosaNumeroQuattordici: dopo essermi riappacificata con Dziga Vertov lo scorso anno (ne scrissi sul blog di Splinder, dunque tutto è irrimediabilmente perduto: ma in qualche strano modo, girava tutto intorno alla Premiata Teleditta), quest’estate è stato il turno delle teorie legate alla Nouvelle Vague: nel preparare il primissimo esame di storia del cinema (nel lontano 2005), saltai quasi del tutto i capitoli dedicati ad esse. A mia discolpa, ero giovane ed un po’ cogliona. Poi guardai i film di Truffaut uno di seguito all’altro in una sala semideserta e fu ammmore (ad eccezione di Jules e Jim, che già mi aveva conquistata molti anni fa). Poi rividi certe cose di Godard, e signoreiddioaiutamitù quanto son belle. Quindi ho diligentemente recuperato il manuale di quel famigerato primo esame, e lo sto studiando con rinnovato interesse. Per la serie, non è mai troppo tardi. (pic)

Lo so, è incredibile che abbia impiegato 7 anni a capire Vertov a causa loro, eppure.

CosaNumeroQuindici: sono riuscita a rompere due paia di jeans nel giro di una settimana, e ne ho concluso che forse questo è il mio superpotere: ‘nsomma, ad Hulk si strappavano tutti gli abiti eccetto i pantaloni, a me invece si strappano solo quelli, con ritmi fordiani. Poi sono andata a cercarne di nuovio per sostituirli, ed in un negozio ne ho provati un paio che erano già strappati: ho capito che era destino, me ne son fatta una ragione e da domani uscirò in mutande.

Concludo questa seconda parte in soli cinque punti, perché sono realmente in ritardo e perché mannaggiammè più ho tempo, più ne perdo. Vado a fare la brava massaia ed a preparare la valigia, così da evitare di lanciarvi dentro oggetti a caso domattina.

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2 thoughts on “#30ThingsAboutMe part II

  1. Odysseus_Nauticus ha detto:

    In realtà, in certe situazioni “bizzarre” non funziona niente. Te avrai anche un “lieve ritardo cognitivo” (sintomo che si presenta regolarmente nell’oggetto amato), ma l’enunciatore del discorso amoroso ha una sordità parecchio avanzata e due dita di cerume con qualche giorno di stagionatura; il che, dicono gli esperti, spiega la frammentarietà e l’isolamento lamentata da Barthes per ciò che concerne il discorso amoroso medesimo. Il soggetto amoroso, insomma, diventerebbe autistico e un po’ svantaggiato.

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