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Monday Movies

Non avrei scommesso un centesimo sulla possibilità di scrivere qualcosa prima di agosto, invece a quanto pare ho il superpotere di ritagliare momenti liberi anche nelle giornate più dense di impegni. Oltre a quello di strappare decine di paia di jeans nel giro di pochi giorni, ma di questo vi ho già parlato.

I primi della lista (Johnson 2011)

Qualcuno ricorderà lo sproloquio, presente nella seconda tranche di 3oThingsAboutMe, relativo agli sfrangimaroni (cit) che al cinema parlano fino a seccarsi le fauci. Bene, le squinzie in delirio topografico me le trovai alla proiezione di questo film; ciononostante, e a dispetto del pubblico evidentemente preda di un bad trip collettivo, mi sono divertita tantissimo. La storia segue l’avventura di tre ragazzi pisani che, convinti di un imminente colpo di stato destrorso (siamo nel giugno 1970), decidono di scappare in Jugoslavia. Il viaggio si rivelerà rocambolesco e li porterà a rifugiarsi in Austria, dove chiederanno asilo politico. Il soggetto è stato scritto da uno dei tre ragazzi (Renzo Lulli), ed in principio il regista avrebbe voluto farne un documentario. Fortunatamente, il produttore lo convinse a trarne una commedia, genere atipico quando ci si confronta con gli anni Settanta; il risultato è un film divertente, piacevole e ben realizzato fin dai titoli di testa, con attori emergenti (ad esclusione di Claudio Santamaria, che interpreta Pino Masi) ed un cast tecnico di ottimo livello.

 

Notturno Bus (Marengo 2007)

Tratto dal romanzo omonimo di Giampiero Rigosi, è un film a metà tra noir e commedia che narra le vicende di Franz (Valerio Mastrandrea), autista di autobus malinconico col vizio del gioco d’azzardo e di Leila (Giovanna Mezzogiorno), ladra ammaliatrice che lo coinvolge in un intreccio spionistico a causa di un importante chip conteso tra due gruppi opposti di agenti segreti. Non amo molto la Mezzogiorno (penso sia colpa de L’ultimo bacio), tuttavia la sua interpretazione di Leila è credibile, piacevole (forse perché diversa da quelle noiose trentenni-in-crisi che spesso ha interpretato) e la sua interazione col bravissimo Mastrandrea non stona. I personaggi secondari sono estremamente riusciti, così come l’interazione con la tentacolare città notturna (resa con una splendida fotografia virata al blu).

 

Novecento (Bertolucci 1976)

Posto che se non avessi studiato storia del cinema, probabilmente mi sarei data alla storia contemporanea, e che dunque non avverto particolari difficoltà nella visione di cinque ore di film che copre un arco temporale di quarantacinque anni a partire dagli albori del secolo breve, mi chiedo come possa Bertolucci aver realizzato magistralmente l’Atto I, ed aver quasi completamente scazzato il II. Mi spiego: il film segue le vicende di Alfredo ed Olmo, nati lo stesso giorno e nello stesso luogo ma in famiglie di classi opposte (Alfredo è figlio di “padroni”, Olmo di contadini); sullo sfondo della loro amicizia scorre la Storia, che a volte invade il proscenio della narrazione determinando separazioni e riavvicinamenti tra i due protagonisti (interpretati dagli allora giovanissimi Robert De Niro e Gérard Depardieu). Il legame tra loro risulta tuttavia forte abbastanza da sopravvivere alle differenze sociali, a due guerre ed alla barbarie fascista, quest’ultima sublimata nel personaggio di Attila (Donald Sutherland). Mentre nell’Atto I Storia e microstoria interagiscono fluidamente, nell’Atto II esse sembrano in continua contrapposizione: questo stridio culmina nella sequenza (a mio parere, stucchevole ed inutile) del monologo di Olmo durante il processo ad Alfredo: la musica popolare che lo accompagna, l’orribile e prolungato sguardo in macchina e le battute stesse la rendono simile ad un comizio elettorale (il peggiore a cui si possa pensare) denso di luoghi comuni, o ad una lezione liceale di storia.

 

 

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2 thoughts on “Monday Movies

  1. Credo sinceramente che Novecento sia il film più bello e riuscito di Bertolucci… Anche io adoro i film a sfondo storico che durano 5.000 ore (vedi i capolavori di David Lean…), solo che invece credo che mi sarei data all’antropologia, se non mi fossi buttata in questo malato e decadente mondo cinematografico… 😀

  2. Pingback: Comicità all’italiana (che non fa ridere) | Macchiato con Zucchero

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