Considerazioni sparse

Sopravvivere alla primavera pisana

Ah, la primavera pisana. Puoi andare a prendere il sole in piazza dei Miracoli e ritrovarti sotto la pioggia battente, o uscire con gli stivali da pioggia e ritrovarti nel bel mezzo di una giornata quasi estiva.

Tipo che la mia borsa contiene ombrello, occhiali da sole, maglia pesante e forse dovrei aggiungere un paio di ballerine pieghevoli, che non è carino farsi una giornata intera indossando stivali se ci sono 40 gradi ed un’umidità al 99%. E poi c’è chi stupisce delle dimensioni delle borse femminili.

Il consiglio migliore per i neofiti della vita sulle sponde dell’Arno è solo uno: non fidarti del cielo mattutino. Mai.

Andrebbe ripetuto tipo mantra ogni sera prima di addormentarsi, e scritto sul vetro della finestra per averlo ben chiaro quando si controlla il cielo prima di vestirsi ed uscire. Perché la giornata non corrisponde mai alle premesse mattutine, in particolar modo a quelle visibili tra le 8 e le 9.30. E così non solo ci si sveglia presto, ci si ritrova anche vestiti come degli idioti (nella migliore delle ipotesi) o allegramente rinfrescati dalle cascate che scendono dalle grondaie.

Il livello successivo di difficoltà riguarda i modi più comuni per ripararsi dagli acquazzoni, altrimenti detti ombrelli. Se è vero (e lo è) che quelli pieghevoli sono tremendamente comodi in quanto spariscono facilmente in una qualsiasi borsa a temporale terminato, bisogna ricordare che la gentil pioggia pisana s’accompagna sempre a più o meno intense folate di vento che – ma guarda un po’ – tendono a distruggere impietosamente le fragili strutture degli ombrellini tascabili.

Ci sono gli ombrelli grandi, quelli stile impiegato della City o spiaggia di Tirrenia il 15 di agosto, ma qui si torna al punto di partenza: che te ne fai di un metro e mezzo d’ombrello quando Pisa decide che è ora di far uscire un sole che neanche a Marina di Vecchiano in alta stagione? (è una domanda retorica, prego evitare di elencare luoghi improbabili con commenti dotati di scarsa ironia)

Aggiungiamo un punto di difficoltà? Considerata l’altissima, quasi imbarazzante percentuale di popolazione studiante, non sarà difficile vedere fanciulle nel fiore degli anni impegnate a sorreggere la borsa, una shopper colma di libri, la giacca impermeabile, il pc e l’ombrello. Roba da arrivare a casa più sudate di Jury Chechi alle Olimpiadi di Tokyo.

L’ostacolo definitivo è costituito dai marciapiedi del centro città: le pietre di cui sono composti tendono ad avere una stabilità pari alla situazione economica dell’Eurozona, e a nascondere pozzanghere profonde come pozzi. Provate a mettere un piede su una di esse dopo un temporale, magari mentre indossate indumenti chiari.

I santi del calendario non avranno più segreti.

Poi magari, evitate di dotarvi di un ombrello modello spiaggia argentato all’esterno e raffigurante un cielo notturno con tanto di luna e stelle all’interno. Ma forse è una raccomandazione inutile, forse sono l’unica a possedere una tale meraviglia.

A favore di Pisa, c’è da ammettere che quando il tempo non fa i capricci, la primavera le dona moltissimo.

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