cinema

I dolori della giovane studentessa di cinema (ovvero quando dovetti guardare Breaking Dawn)

Sto seguendo questo corso di inglese che somiglia più alle lezioni tra precettore e giovani rampolli della nobiltà seicentesca: due sole studentesse a frequentare, docente madrelingua che ci fa sedere davanti alla cattedra e ci dà i compiti da una lezione all’altra.

Sfortunatamente per la mia compagna di corso, ho delle lacune grammaticali non indifferenti perché a quanto pare, è evidente che ho imparato l’inglese principalmente dai film.

Ne consegue che spesso, i compiti a casa consistono in esercizi grammaticali. Che non sto a dire quanto ho impiegato a capire la regola dei tre condizionali, ed anche ora non è che sia proprio sicura di averla chiara.

Questa settimana, dopo un after di tre ore e mezza (8.30-12, stavo per avere le convulsioni), ci è stata assegnata la stesura di una recensione di film. Contenta come una Pasquetta, volevo scrivere di quel film a cui ho accennato ieri: mi serve per la tesi, a conti fatti avrei dimezzato il lavoro totale.

E invece.

Invece la consegna era un attimino più specifica: recensione di un film di successo che non ti è piaciuto. Senza sbirciare su internet, quindi in linea di massima un film recente.

Avendo già massacrato J.Edgar nel corso di una lezione precedente, ho avuto qualche difficoltà a scegliere: il film che avrei voluto recensire non ha avuto (alcun) successo, quindi eliminato in partenza.

Poi, la rivelazione. Ho deciso di farmi del male, e di farmene tanto.

Così dopo pranzo mi sono seduta sul letto, la copertina a stampa tartan sulle gambe, gli occhiali sul naso, pronta a sprecare un paio d’ore e alla possibilità di avere crisi convulsive. Forse avrei dovuto procurarmi della vodka.

‘nsomma, ho appena visto la prima metà di Breaking Dawn. Gente, io non so come ma credo che al mondo non ci siano abbastanza parole dispregiative per descrivere quel film.

Che va bene tutto, va bene sfanculare tutta la tradizione culturale in fatto di vampiri, va bene mettergli le lenti a contatto gialle e farli luccicare invece che bruciare alla luce solare, va bene renderli dei fighetti upper-class deprivandoli del fascino decadente di più illustri predecessori. Ma miseriaccia ladra, i personaggi rasentano l’irrilevanza più assoluta.

Bravo Drà, copriti gli occhi che è meglio (pic)

Le prime sequenze suggeriscono che gli stati d’animo di Bella oscillino tra l’ansia e la felicità, ciò che arriva allo spettatore è noia: la fanciulla sembra perennemente tediata, sfido chiunque a sostenere che l’espressione che assume durante la camminata lungo la navata esprima altro a parte “Fanculo, che cazzo ci faccio qui?”.

Da parte sua, Edduccio (cit.) continua ad avere quei contorni un po’ paterni che lo rendono leggermente… come dire, viscido? (Ora le fan di Ròbbe Pèttiso mi lapideranno), però sono solo arrivata a metà visione, quindi magari (seh, magari) non sarà così fino alla fine.

Devo ammettere però che la sequenza del primo sogno di Bella è gradevole, con un buon uso delle cromie e con inquadrature decenti. Peccato si tratti – appunto – di una sequenza onirica brevissima che presto lascia spazio ad una fotografia pressoché irrilevante (escludendo l’uso del rosso lungo le sequenze brasiliane, che non è affatto male).

Approposito del Brasile, ma… Edward non luccicava al sole? No? Ricordo male io?

Dov'è finito il luccichio?! (pic)

E già che ci siamo, ma i lupacchiotti devono per forza indossare camicie di flanella a fantasia tartan che neanche Dawson Leery nei suoi giorni peggiori?

Ad ogni modo, metto da parte ogni preconcetto e finisco di guardarlo con la mente aperta.

Magari prima vado a comprare una bottiglia di vino dall’indiano.

To be continued…

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