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Universi Paralleli: gli amici d’infanzia (part I)

“Queste “piccole donne”, quanto sono piccole? Voglio dire…sono piccole da far paura?”  (Joey Tribbiani)

Certe amicizie d’infanzia non te le togli più di torno.

Ci puoi provare, puoi anche trasferirti a 400 chilometri di distanza, niente da fare: un se movono.

Sono gli unici ad essere nei tag del blog, che non è che il tag lo si regala così, senza pensarci.

Quando ho conosciuto Martina, voleva farmi dormire sotto la finestra da cui entrava la pioggia. Pioveva da una settimana ed io ero appena guarita dagli orecchioni. Cercare di farmi venire la polmonite a otto anni è sempre un ottimo inizio.

Abitavamo in due paesini adiacenti, ci appiccicammo una all’altra e così rimanemmo fino ai quattordici anni. Finimmo per somigliarci fisicamente, ancora oggi ci prendono per sorelle. Lei è quella figa naturalmente.

Un giorno di circa tredici anni fa, mi confessò di avere una cotta per il mio fidanzatino, uno che mi piaceva da un paio d’anni abbondanti. Le dissi di prenderselo, che se era contenta lei, ero contenta pure io. (Ovviamente sto enfatizzando, mi ero stancata del fanciullo e fui ben contenta di farmi da parte)

Quando mi ricoverarono in ospedale durante le vacanze di Natale del ’99, venne tutti i giorni a trovarmi e a mangiare i miei pasti. Venni dimessa la sera di Capodanno, festeggiammo insieme vestite come delle imbecilli (ovviamente, ci vedevamo molto fighe).

Guardavamo Friends in televisione, sognando una casa condivisa con altri amici. Avevamo già progettato le stanze e lei sa ancora a memoria il “ballo di Joey”.

Si trasferì in città, ci vedemmo sempre meno. Compleanni, qualche serata. Poca roba. Quando riuscivamo ad incontrarci sembrava non fosse passato un giorno, tuttavia sembrava che le strade si fossero separate.

Un giorno qualsiasi di un qualsiasi luglio del 2005, la mia genitrice-dittatrice mi comunicò con fare marziale che ci saremmo a breve trasferite in città. A breve significava due settimane dopo. Improvvisai urla, scenate e minacce.

Attese che concludessi la mia messinscena per dirmi che l’appartamento nuovo era nella via in cui abitava Martina. Lei stava al civico 13, noi saremmo andate al 15.

C’è bisogno di dire che smisi immediatamente di fare piazzate?

Certe mattine autunnali andavamo insieme in università, ed in alcune occasioni ci scoprivamo vestite nello stesso modo. Sembravano tornati i tempi del ti-guardo-e-capisco-a-cosa-pensi, e fu effettivamente così.

Abitare una accanto all’altra voleva dire vedersi almeno una volta al giorno, anche solo per un caffè, una commissione in posta o una sigaretta sotto casa.

Ci furono i cinema, le sbronze nel bar dietro casa o sul suo divano, i matrimoni dei vecchi amici diventati adulti molto prima di noi.

Ci fu un altro ricovero in ospedale, venne a farmi compagnia anche se non c’era cibo da scroccarmi.

Il temporaneo trasferimento a Pisa non ha cambiato nulla, ha solo aggiunto un po’ di nostalgia.

Prima ancora della mia famiglia, quando decido di tornare a Torino avverto lei.

E lei mette una bottiglia di rosso in frigo.

A breve, Amici d’Infanzia episodi 2 e 3: Mickey Blu ed El Masnou

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One thought on “Universi Paralleli: gli amici d’infanzia (part I)

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