cinema

Monday Movies quasi fuori tempo massimo

Forse potrei addirittura riuscire a finire e pubblicare questo post prima che sia martedì, che Tuesday Movies non suona particolarmente bene.

Avendo abbondantemente condiviso le notizie irrilevanti della settimana nel post precedente, inizio subito con i film.

Ah no, ho dimenticato di scrivere che venerdì notte, dopo aver finito la serata sulle panchine davanti casa in condizioni abbastanza orribili, sono stata svegliata da un vicino che esprimeva la sua gioia per l’atto sessuale in corso con urla un tantino inappropriate per le 4 del mattino. Notizie di una rilevanza quasi commovente, lo so.

Resurrection Man (Evans 1998)

Volevo scriverne da settimane, ma non sono riuscita a dedicargli un post esclusivo quindi lo inserisco qui. Tratto dall’omonimo romanzo di Eoin McNamee, narra (riadattandola e cambiando i nomi) la storia degli Shankill Butchers, la gang nordirlandese che negli anni Settanta terrorizzò le aree cattoliche di Belfast rapendo, torturando ed uccidendo decine di persone (spesso non appartenenti ad alcun gruppo paramilitare nazionalista). I personaggi principali sono Victor Kelly (Stuart Townsend), il giovane, affascinante psicopatico a capo del gruppo, e Ryan (James Nesbitt), giornalista alcolista che occasionalmente picchia la moglie e sviluppa un interesse quasi ossessivo per i delitti dei Resurrection Men. Purtroppo, a mio avviso il film risulta debole sia nella costruzione dei personaggi che nella linea narrativa: se in principio Victor esercita una fascinazione quasi perversa sullo spettatore, andando avanti con la narrazione tende a somigliare ad una brutta parodia di Tony Montana con le lenti a contatto a simulare l’assuefazione da cocaina (giuro); dal canto suo, Ryan non permette l’identificazione dello spettatore rimanendo in una zona grigia e largamente noiosa. Sul versante della storia, il contesto nordirlandese tende a restare sullo sfondo e la tensione che si prova lungo la sequenza del primo rapimento diventa noia quando ripetuta più volte. D’altronde, l’opinione del regista in merito alle scorribande della banda è evidente fin dall’inizio del film, quando una scritta contestualizza la storia definendo i gruppi paramilitari “gangster”. L’unica sequenza d’impatto risulta l’omicidio all’interno del club lealista, oltremodo disturbante per efferatezza e crudezza.

 

Tarnation (Caouette 2003)

Prodotto oltremodo singolare (se non unico), è l’insieme dei video in super8 girati dallo stesso Caouette fin dall’infanzia. Attraverso un montaggio quasi sperimentale, le immagini narrano la storia della famiglia del regista: la madre internata in ospedali psichiatrici fin dall’infanzia, gli insoliti nonni, il padre assente ritrovato in età adulta. Prodotto da John Cameron Mitchell (Hedwig and the Angry Inch, Shortbus) e da Gus Van Sant, a mio avviso è un piccolo capolavoro sia nell’ambito della filmografia queer che del cinema sperimentale, in quanto riesce a narrare episodi oltremodo duri senza compatimento, né giudizi di valore. Caouette ricostruisce la sua infanzia, l’adolescenza e la prima parte della sua vita adulta senza scadere nell’autocompatimento, né nell’autocompiacimento. Le prime sequenze potrebbero risultare ostiche a chi tende a privilegiare i film narrativi classici, ma una volta immersi nelle immagini, sarà quasi impossibile staccarsi dallo schermo. (A meno che non abbiate una madre dittatrice che vi reclama con estrema urgenza per assolvere compiti oltremodo superflui).

 

Nostalghia (Tarkovskij 1983)

Sì va beh, col cavolo che scrivo di questo film anche qui. Almeno fino al giorno in cui avrò il voto per la relazione verbalizzato sul libretto.

 

 

 

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