Considerazioni sparse, teledipendenza

I racconti dell’appartamento 49

Essere una fuori sede borsista rappresenta forse il punto più vicino alla pace dei sensi per una cagasotto fifona come me: in residenza universitaria non si è mai soli, anche se queste giornate di fine luglio suggerirebbero l’opposto; c’è (quasi) sempre una portinaia, un’amica, uno studente a caso e le paranoie su eventuali intrusioni di maniaci psicopatici armati di asce arrugginite stanno praticamente a zero.

In più la residenza è in centro, quindi non importa a che ora si torna a casa, a pochi metri ci sarà sempre un numero imprecisato di suonatori di bongo pronti a deliziare le calde notti estive con i loro ritmi travolgenti e a far fuggire (per la disperazione) eventuali malintenzionati.

Altre emozionanti avventure che si possono vivere in luoghi come quello in cui mi trovo sono la presenza di un locale lavanderia che tanto ricorda quelli di Big Bang Theory e simili, salvo per l’esiguo numero di lavatrici ed asciugatrici presenti; l’evento più interessante capitatomi in quel luogo è probabilmente l’emozionante inserimento surrettizio di un paio di Superga bianche nella lavatrice, gesto proibito dal regolamento per motivi a me sconosciuti. Per la serie, I fought the law. Una vera fuorilegge.

Il tocco finale è la visione compulsiva di tutta la serie di Don’t trust the bitch in apartment 23 seguita da True Blood, che tanto ho finito gli esami (ho finito gli esami!) quindi ho allegramente sfanculato il tanto caro senso di colpa, e mi son lasciata andare al cazzeggio più estremo.

Oppure, ci si può trovare sabato sera a casa senza generi alimentari di sorta, ed ovviare la necessità di cenare con la raffinata preparazione di una fetta di pane semi congelata ricoperta di sale (io sta cosa del pane toscano non la capirò mai) accompagnata da un bicchiere di Turà delle Venezie. Alta classe. (Giuro che è vero, e che la sera in questione è naturalmente quella in corso).

Ancora, avere le amiche nello stesso edificio può comportare passeggiate per i corridoi armata di computer, epilatori elettrici, ferri da stiro, piastre per capelli ed altri oggetti di uso quasi quotidiano. O ritrovarsi alla porta un’amica che ti chiede di farle la ceretta alle braccia, o che incurante dell’evidenza (sei in accappatoio e sgocciolante, dunque eri chiaramente in doccia) si siede sul tuo letto per raccontarti del suo dopo sbronza.

L’unico aspetto negativo è la chiusura estiva, perché sono assolutamente convinta che dimenticherò qualcosa di fondamentale in stanza e mi maledirò fino al primo di settembre.

Ah, e anche la presenza dell’aula studio nello stesso corridoio della mia camera, perché fin troppo spesso la fatidica frase “vado a stendermi dieci minuti e torno” si è trasformata in ore ed ore di sonno ininterrotto.

Ma che mi frega, ho finito gli esami!

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