cinema, musica

Folk Monday

Archiviati (forse) definitivamente i Monday Movies, ché tanto a nessuno interessa cosa penso di No Surrender – e comunque dovrei capire prima cosa ne penso io, se solo riuscissi a decifrare più della metà delle battute. Amen.

Sono malata in almeno due modi differenti, e quando mi trovo in tali condizioni io non riesco ad essere in alcun modo produttiva ma ascolto musica folk. Sono una ragazza di campagna, che volete farci.

E poverino chi mi siede di fianco.

Enjoy.

 

 

 

 

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Da diverso tempo vorrei scrivere un post come si deve sul cinema come facevo nei primi post, quando mi prendevo tremendamente sul serio e non avevo da scrivere una tesi su un numero di pellicole ridicolmente alto.

Scrivere di nuovo dei film che sto studiando manco a morire, che già li sogno la notte e vorrei che tutte le copie esistenti venissero spedite a calci in culo nel vuoto siderale, soprattutto quelli analizzati – o meglio, decostruiti – dalla critica femminista.

Anche la critica femminista dovrebbe essere spedita nel vuoto siderale.

Ad ogni modo, la mia cultura cinematografica non si è particolarmente arricchita ultimamente. A luglio ho visto In Time, ma l’unica cosa che mi è rimasta impressa è il look favoloso di Amanda Seyfried; il piano per l’autunno era copiarne taglio, colore di capelli e makeup, poi ho desistito perché sfortunatamente, non ho il visino della giovane Amanda. Ah già, anche Cillian Murphy non era male ma su questo argomento non sono obiettiva, quindi non è un elemento a favore.

 

Settembre è iniziato con The Dark Knight Rises, piacevole ma non bellissimo e secondo me, affatto all’altezza dei due precedenti: l’azione è troppo frammentata, la continuità narrativa è debole e Anne Hathaway è la noia travestita da sensualità. Ma da una che riesce ad avere un aspetto irrilevante anche quando indossa Valentino non è che ci si possa aspettare granché.

 

Ho poi iniziato a guardare La Faida, ma la pessima qualità della copia e l’audio fuori sincrono mi hanno fatta desistere; ho comunque intenzione di terminare la visione, e di dedicargli un post a sé perché le premesse sono ottime.

Infine, la scorsa settimana è stato il turno di Elles, il film franco-polacco che indaga la realtà delle giovani che scelgono di prostituirsi. Ho trovato che i personaggi fossero ben costruiti (a parte l’apparente nonsense di sottolineare che una delle ragazze è solo mezza polacca), che l’alternarsi delle scene ambientate a casa della giornalista a quelle delle interviste funzioni bene e che la scelta di adottare luci e colori d’ambiente differenti  seconda del contesto sia stata buona, e non eccessiva. Peccato per le inquadrature traballanti a mio parere del tutto ingiustificate: se nelle sequenze dedicate ai racconti delle giovani prostitute possono richiamare lo stile del reportage giornalistico, quando utilizzate negli spazi domestici non danno forza all’azione, sfavorendo anzi l’immersione dello spettatore (perlomeno, hanno sfavorito la mia). Brava e credibile Juliette Binoche, bellissime e per nulla stereotipate le due coprotagoniste.

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Brevi commenti sui capelli di Amanda Seyfried (e su altri film)

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