teledipendenza

Se da tre giorni ho l’impressione che sia domenica

Sono sul letto ad attendere il download dell’ultima puntata di The Vampire Diaries.

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Indosso un pigiama di pile con le coccinelle e sto facendo merenda con pane raffermo ripieno di pomodoro, mozzarella e SENAPE.
Dovrei vergognarmi?
Si.
Mi vergogno?
Hell no.

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Considerazioni sparse, musica

Confessioni (di una povera adolescente traumatizzata)

Ho saggiamente deciso di continuare a rimandare la stesura dello psicologicamente devastante post “star che amavo in gioventù il cui ricordo mi causa notevole imbarazzo” per concentrarmi su una specie di malato sequel di questo post.

La necessaria premessa è che fin dalla pre-adolescenza, la mia amatissima serpe in seno best friend evah era solita molestarmi psicologicamente con improbabili somiglianze riscontrate tra me e celebrità random dell’epoca.

Peccato che tali celebrità fossero sempre, e ripeto sempre, uomini.

L’infausto inizio (cit.) fu una frase buttata lì come per caso:

Hai gli stessi denti di Howie dei Backstreet Boys (che, per chi non lo ricordasse, era lo pseudo latinoamericano con la faccia da babbeo. Un complimentone, insomma).

Eccolo qui, con tutto lo splendore della sua dentatura.

Alcuni mesi dopo, la stessa meravigliosa fanciulla decise che sì, forse forse qualcosa dei denti di Howie c’era, ma in effetti a ben guardare c’era un altro cantante la cui arcata dentaria era straordinariamente simile alla mia. E guarda un po’, avevamo anche gli stessi occhi (e sopracciglia, ma almeno questo reatò implicito. Grazie Martina).

Robbie Williams Wallpaper @ go4celebrity.com

 

Oh, non sapete che fatica trovare una foto in cui si vedessero i denti (belli, tra l’altro).

Comunque. Pensare che ero convintissima di somigliare a Geri Halliwell.

Uguale proprio.

Ripensandoci oggi che il buon YouTube mi ha proposto la visione di un vecchio video del buon ex Take That (gruppo che graziaddio ho avuto la fortuna di risparmiarmi, dato che intorno ai dieci anni i miei gusti musicali si limitavano a quello che mio padre suonava alla chitarra), ho realizzato che se per caso potessi scegliere di essere un’altra persona per diciamo… una settimana, sceglierei Robbie.

Robbie all’epoca di Escapology. Che forse voi non lo sapete e storcete in naso nel leggere queste frasi, ma Escapology è un album figo (ed anche Robbie all’epoca lo era).

Con tante canzoni fighe, alcune delle quali (direi quasi tutte) hanno anche dei testi notevoli.

(Dopo queste ultime righe, direi che ogni possibilità di diventare una critica musicale è svanita. Meno male che non è mai stato un mio obiettivo).

Qualche esempio:

1. Monsoon

Pezzo sulle leggiadre donzelle che si lanciano tra le braccia (lenzuola) dell’aitante Robbie sperando di diventare famose sui celeberrimi rotocalchi britannici

 

2. Me and My Monkey

Messicani, droga, pistole ed un sacco di altre cose kitsch. Quasi un film di Tarantino senza immagini.

 

3. Love Somebody Nan’s Song

Bellissime, profonde, struggente la prima e dolcissima la seconda. Perché un badass può anche avere un cuore (sciogliamoci tutti insieme).

 

(Non trovo una versione del secondo pezzo che non sia accompagnato da improbabili traduzioni o da immagini di persone care defunte, quindi se vi va cercatevela da soli che qui c’è già abbastanza trash senza aggiungere altro cattivo gusto).

Dunque sì, potessi scegliere sarei Robbie in quegli anni. Ciò non toglie che avrei molto gradito ricevere notizia di somiglianze con persone appartenenti quantomeno al mio stesso genere, ma tant’è.

Alcuni anni fa Martina mi confessò di aver riflettuto sulla possibilità di andare insieme a me al concerto del bellimbusto di cui sopra in occasione del mio compleanno.

Non potete immaginare la delusione nel sapere che l’idea era stata accantonata. Dunque vi sfido a confessare: qual è la somiglianza mai confessata? Le vostre orecchie ricordano quelle di Berlusconi? Il vostro naso quello di Ashlee Simpson pre-rinoplastica?

Confessate. Ricchi premi in palio.

 

 

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cinema, Torino

Monday Movies post-festività

Con le vacanze natalizie finalmente terminate, il rientro To-Pi incredibilmente (!) in ritardo e l’eterna indecisione se fare o meno la domanda di laurea, ho guardato pochi film, preferendo riguardare parte della mia amata collezione di dvd che per ovvi motivi è rimasta tra le mura domestiche di quella parte della mia famiglia d’origine che a giorni alterni tollera la mia presenza.

Senza voler riproporre il post risalente al Natale 2011 relativo ai film che amo guardare durante le feste invernali, mi limiterò a compilare una retrospettiva parziale di quelli che ho scelto in modo assolutamente casuale nel corso del mese passato.

Evita (Parker 1996)

Il mio sempreverde per qualsiasi occasione. Visto la prima volta alla tenera età di dodici anni nel corso di una lezione di storia la cui docente era nota ai più per l’assoluta mancanza di attitudine all’insegnamento ed a qualsiasi altra attività che non fosse andare in palestra, blaterare di mestruazioni, sopperire alla necessità di preparare le lezioni di geografia sull’America Latina mostrandoci le foto della sua vacanza in Brasile e farsi rubare la borsa al McDonald’s, la quale sosteneva che la visione di tale capolavoro ci avrebbe aiutati a comprendere oscuri e nebulosi risvolti della storia sociale del Sud America. D’altronde, era il medesimo genio che ci fece guardare Forrest Gump durante le sue ore di lezione. Tre volte in un anno. Ad ogni modo, nel mio immaginario cinematografico trash ben poco supera la sfacciataggine con cui una Madonna quarantenne interpreta una Eva di quindici anni, caccia Andrea Corr dal letto di uno splendido e vagamente mummificato Juan Peron (Jonathan Pryce) e sfancula l’élite inglese aizzando i cosiddetti descamisados. Per non parlare del buon Banderas versione pre-discorsi con gli animali per la Mulino Bianco, vestito da proletario argentino e dotato di quell’accento così figo da rendere sexy anche il noiosissimo brano-cerniera The Lady’s Got Potential.

 

Una serie di sfortunati eventi (Silberling 2004)

Penso che potrei rivedere questo film una volta al giorno senza trovarlo mai noioso, così come potrei rileggere la saga letteraria da cui è tratto ininterrottamente fino alla fine dei miei giorni. Ovviamente gli amanti dei romanzi di Lemony Snicket storceranno il naso di fronte alle incongruenze tipiche di ogni adattamento (l’ho fatto anche io), salvo poi soccombere di fronte ai tre bravissimi giovani protagonisti, dei comprimari (Meryl Streep è una zia Josephine incredibile e divertentissima) e soprattutto ad un Jim Carrey straordinario. Per non parlare delle ambientazioni, dei costumi e di tutto l’apparato scenografico che concretizza quanto immaginato leggendo i libri.

 

Apocalypse Now (Coppola 1979)

Ho costretto Madre e Sorellina a guardare questo capolavoro; loro avrebbero probabilmente preferito cavarsi gli occhi con un chiodo arrugginito data la leggerezza dell’argomento, infatti Madre si è rifugiata nelle sue stanze mentre Sorellina è stata costretta a sorbirselo quasi per intero, dato che si stava occupando dei miei capelli. Porella. Non credo sia necessario riassumerne la trama o compilare una noiosa lista di tutti gli aspetti innovativi sul piano visivo, narrativo ecc, così come non credo necessario puntualizzare che i due membri della mia famiglia precedentemente citati hanno accolto con un sospiro di sollievo il mio prematuro ritorno sulle sponde dell’Arno.

 

 

 

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