cinema, Considerazioni sparse, Torino

Tragici destini: lo studente del DAMS

“Perché hai fatto il DAMS?”

“Da piccola dicevo che da grande avrei fatto l’albero”

“Attitudini creative, quindi?”

“No, percezione sbagliata della realtà”

 

Che poi, dovreste vedere le espressioni degli interlocutori quando affermi (confessi?) di aver fatto il DAMS. Credo il problema sia insito nella parola, nel significato culturale che nasconde e che mi permetto di riassumere così

DAMS = CAZZEGGIO

Ma non il cazzeggio comunemente associato ai corsi di laurea in filosofia o lettere, qui si intende una forma estrema che sembra quasi necessitare impegno. Non è il semplice atto di far niente, è il praticarlo stoicamente come se ne andasse del destino dell’umanità.

Non importa che il tuo rendimento sia una media del trenta e lode, non importa che tu frequenti corsi di storia della musica dalle 18 alle 20 il lunedì, martedì e mercoledì (true story non mia: andai alla prima lezione e mi convinsi che avrei dato l’esame da non frequentante, cosa che feci brillantemente quattro anni e mezzo più tardi).

Che soddisfazione aver superato tali patimenti, quanto sollievo nel frequentare un corso di laurea che è sostanzialmente una versione diversa del DAMS ma che si chiama in un altro modo (per capirci, le differenze sono tipo quelle tra Negroni e Negroni Sbagliato), nonostante l’acronimo ricordi vagamente una pericolosa epidemia (o era una pandemia?) di alcuni anni fa.

Lieto fine per gli sventurati che hanno dovuto subire questo tipo di mobbing universitario: coraggio, confido che verrà un giorno in cui un italiano ritirerà la Palma d’Oro o l’Oscar affermando orgogliosamente nel discorso di ringraziamento:

IO HO FATTO IL DAMS.

Dissolvenza a nero, titoli di coda, fine.

Ora smettete di ridere e tornate alla semiotica, all’estetica, all’analisi sociologica della sequenza finale di Eyes Wide Shut o alle teorie bislacche di qualche cineasta con evidenti disturbi dell’attenzione. E come amava ripetere il relatore che mi seguì per la tesi triennale,

Ci rivedremo all’inferno*.

*dei cazzeggiatori, suppongo.

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