Considerazioni sparse, Pisa, teledipendenza

Drammi post-adolescenziali: c’è vita dopo la Casa dello Studente?

Giornata di acquisti verdi – dentifricio, shampoo, rasoi, pomata; poi di improbabile commozione per il pensionamento della portinaia che evidentemente è sintomo della mia imminente partenza da questi luoghi piovosi,

e a questo proposito:

mai avrei pensato che lo sguardo verso il dopo sarebbe stato così traumatico, l’esperienza della casa dello studente modifica la percezione della realtà in modi che non avrei mai potuto immaginare;

chi mi sfamerà se non la mensa?

dove troverò acqua calda ventiquattro ore al giorno, una macchinetta del caffè in corridoio e la vista su un edificio inflazionato ma oggettivamente splendido?

Come potrò dimenticare le chiavi fuori dalla porta dopo essere entrata e poi cercarle disperata in ogni dove temendo di non riuscire a scendere per tempo a salutare la portinaia pensionanda?

Chi mi aprirà la porta quando scenderò nel locale lavanderia lasciando invece le chiavi sul letto?

Avrò di nuovo un locale lavanderia, o anche solo un’asciugatrice?

Sono riuscita a rendere con sufficiente chiarezza il senso di precarietà che in questi giorni mi assale, e che a breve probabilmente assalirà anche il mio ritorno nel mondo del lavoro?

Domande senza risposta, aggravate dall’assenza di uno (o più) uova di Pasqua che avrebbero allietato le mie giornate, ma al cui bisogno ho prontamente sopperito con LA merenda, ossia panino integrale con ricotta di pecora e marmellata di more, accompagnato da un bicchiere di latte.

Sono gonfia ma soddisfatta. E pronta anzi prontissima, dopo l’oculata decisione di abbandonare quel mostro di noia che è Bates Motel ed aver scatenato la fangirl che dorme in me con l’ultimo episodio di The Vampire Diaries, a darmi a passatempi ugualmente rilassanti ma un po’ più utili, come la visione di Les Revenants, sia mai che rispolvero un po’ il francese.

E a dimostrare la mia buona fede, sottolineo che non ho idea di cosa tratti e che lo faccio (quasi) esclusivamente per la lingua, certa che diverrò verde (come i miei acquisti odierni) d’invidia di fronte alle delicate ed eteree sembianze delle giovani d’oltralpe.

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Considerazioni sparse

Considerazioni sparse: YouTube come ufficio di collocamento

Ultimamente mi sono fatta una cultura in materia di youtubers, questa bizzarra fauna che popola la nota piattaforma video di Google.

Premetto che l’ho fatto senza alcun fine sociologico o antropologico, ma solo per un’innata propensione al cazzeggio.

Ho trovato che la maggior parte degli youtubers “””professionisti”””, se di professionismo di può parlare, sovente mancano di quella raffinatezza (non parlo di contenuti, che molto spesso sono quasi inesistenti) che renderebbe le continue, incessanti marchette un po’ meno fastidiose.

Se ad esempio consideriamo le autodefinitesi “guru del make up”, nel contesto italiano ho notato che le più amate dagli utenti sono quelle non bravissime (a volte neanche bravine) ma simpatiche, tipo ragazza della porta accanto che tra una passata di cipria ed un ombretto glitterato verde bosco racconta i fatti propri; questo fenomeno non è casuale, serve a stimolare l’empatia del pubblico che vedrà il personaggio come una sorta di amica (per verificare quanto sto scrivendo, basta scorrere velocemente i commenti che compaiono sotto i video) così che ogni traguardo raggiunto della beniamina sembrerà un po’ merito delle followers.

Che poi i traguardi in questione siano direttamente proporzionali alla notorietà su YouTube e non al talento è evidente dalle collaborazioni tra le youtubers e le aziende cosmetiche; vi faccio un esempio banale e recente:

la make up guru realizza un video con cui dice di voler “portare” il suo pubblico nel backstage di un grande evento. Il giro virtuale consiste in una manciata di secondi di inquadrature random, seguite da un tutorial durante il quale la youtuber trucca una modella utilizzando solo i prodotti di una particolare casa cosmetica; da sottolineare che la modella NON parteciperà all’evento truccata in quel modo.

Risultato: la casa cosmetica raggiunge il bacino di utenza della youtuber, il cui accesso a quel particolare evento non è dipeso dalla propria bravura ma proprio dal suo status di youtuber.

E questo è l’esempio meno deprimente: la maggior parte dei video realizzati da questa categoria sono sfacciatissime marchette (loro le chiamano video review) di questo o quel prodotto di bellezza, mentre mi sono accorta che alcune truccatrici più brave e creative ma con un atteggiamento meno confidenziale/sciocchino restano nell’ombra o vengono tacciate di antipatia.

Un altro ambito che ha risvegliato il mio interesse è quello che riguarda la cultura, ossia quei video che contengono recensioni, analisi o commenti su prodotti cinematografici, musicali, letterari o artistici in genere.

In questo caso l’omologazione è minore, alcuni video sono davvero interessanti e adatti al medium, riescono a raggiungere anche lo spettatore che non sa molto dell’argomento senza risultare noiosi o eccessivamente di nicchia.

Anche qui però il ‘rischio marchetta’ è dietro l’angolo, così se da una parte alcuni di loro riescono ad affrancarsi dal mezzo inserendosi più o meno adeguatamente in altri contesti (radio, televisione), altri non hanno l’intuito di capire quando vengono usati, e che determinate collaborazioni frustreranno l’opinione di chi li segue su internet in quanto ipocrite o in contrasto con gli sproloqui sulla meritocrazia e sul “fare ognuno il mestiere che gli compete” di chi vi partecipa.

Mi è sembrato che in generale l’apertura a 360° del mezzo (chiunque può iscriversi a YouTube e caricare video) oltre a determinare un’ovvia proliferazione di casi umani ed incompetenti che manco da Maria De Filippi sia molto più leggibile ed analizzabile di Facebook o di Twitter:

è lo youtuber a decidere se lasciare o meno la possibilità di commentare il video, e mi è sembrato che spesso il blocco dei commenti sia stato conseguente ad un numero troppo alto di critiche,

sovente il confronto diretto non avviene, e lo youtuber preferisce registrare (e NON girare, termine che usano spesso a sproposito anche i ‘grandi esperti di cinema’) ulteriori video in cui si lamenta delle critiche,

l’atteggiamento di difesa tenuto da molti di loro davanti a critiche o commenti non positivi rende chiaro l’obiettivo principale, ovvero ottenere una visibilità ed un consenso tali da far sì che aziende o compagnie si accorgano di loro; insomma vedono il medium come una sorta di trampolino di lancio che però, lo ripeto, ha ben poco a che fare con la bravura o il merito e più con una questione di immagine.

Si ringraziano la pagina Facebook Youtuber che bannano ad ogni critica per gli spunti e il post odierno della Spora per avermi chiarito ulteriormente le idee.

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Considerazioni sparse, teledipendenza

Considerazioni sparse: quanto gli autori ci prendono per fessi

Questa brutta abitudine di The Mentalist di proporre una puntata completamente irrilevante inserendo a caso un paio di riferimenti a Red John sta diventando fastidiosa.

Non c’è bisogno di sottolineare che uno dei due riferimenti deve trovarsi all’inizio dell’episodio, che sennò il pubblico cambia canale e va a vedere Tradimenti e segreti su RaiPremium (o come si chiama).

Capisco che agli sceneggiatori serva un po’ di tempo per tessere le fila di una trama orizzontale che dura da quattro stagioni e che non accenna a dipanarsi, però come on, dude!

Non mi si può tentare con un assaggio di Red John all’inizio, per poi risolvere tutto alla solita maniera dopo una quarantina di minuti di noia.

Ormai è chiaro, quando l’episodio concerne davvero il nostro inizia necessariamente con un recap.

Niente recap, niente Red John. Teniamolo a mente per le prossime settimane, così da non sprecare 40 minuti a sbadigliare davanti all’interessantissimo omicidio di un’attrice di musical.

Una bella immagine rilassante. Buona notte! (pic)

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musica, Pisa

(Brutte) foto di un fine settimana di festa

A parte il mio rifiuto ad uscire durante il temporale poiché convinta che il maltempo avrebbe impedito lo spettacolo pirotecnico, scelta peraltro sbeffeggiata da un’amica che si chiedeva se per caso temessi di sciogliermi sotto la pioggia,

un paio di passeggiate tra un temporale e l’altro le ho fatte, e con il mio fedele cellulare ho scattato delle brutte foto di alcuni degli eventi dei giorni scorsi e ho deciso di condividerle senza alcun apparente motivo; la maggior parte riguardano la manifestazione Pisa in Fiore, solo un paio si riferiscono alle rievocazioni storiche del Capodanno Pisano.

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Purtroppo, il concerto di Edoardo Bennato previsto per ieri sera è stato cancellato (da quanto mi dicono, non è la prima volta che il cantautore dà forfait all’ultimo momento) e me ne sono dispiaciuta perché in virtù del soprannome affibbiatomi da colui che sono solita chiamare Capitano, avrei tanto voluto ascoltare dal vivo la “mia” canzone.

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Seppur che siam studenti, le lauree le inventiamo (e pure le dichiarazioni ISEE)

Giorni fa ho avuto un interessante scambio di vedute con una delle portinaie della Casa dello Studente in cui abito, che sosteneva che i sintomi dell’impossibilità dell’Italia di cambiare prendendo direzioni virtuose sono evidenti appunto nel contesto del diritto allo studio universitario.

Al di là delle considerazioni riguardo gli studenti che fanno entrare di nascosto gli ospiti (peccatuccio veniale, concorderete), la signora rivolgeva il proprio astio agli studenti che arrivano da famiglie evidentemente benestanti e che tuttavia usufruiscono del servizio alloggio, della borsa di studio, della mensa e dell’esenzione dal pagamento delle tasse.

A parte la strafottenza dei borsisti che si presentano un giorno sì è l’altro pure con le buste di Pinko o di Liu Jo (o come l’ha chiamata la signora, Giulò), mi sono tornate in mente alcune persone

tipo la fashion blogger che abitava nel mio corridoio (che era anche il suo set preferito per i post di outfit) e mostrava i suoi acquisti oserei dire compulsivi (make up, abiti, accessori) alla blogosfera – acquisti che non arrivavano dal banco del mercato tutto un euro, per capirci,

o l’altra (questa non abita dalle mie parti, la conosco solo attraverso internet) che ammise candidamente di aver inserito nel CV una laurea inesistente per trovare lavoro all’estero (e lo fece ben prima del buon Giannino, vedi come il web precorre i tempi!).

Insomma, conclusioni: se la portinaia ha ragione e guardando noi studenti si può intuire il futuro del Paese,

poveri noi (e poveri voi).

Post Scriptum

Non siamo tutti così, fortunatamente ci sono persone corrette e la gran parte dei beneficiari del diritto allo studio non sono ladri o furbetti; ciò che continua a lasciarmi perplessa è la sfacciataggine di chi invece lo è e ne fa vanto.

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Art for Art's Sake, musica, Torino

Fine settimana torinese: let’s musical!

E dopo i consigli per il fine settimana per i pisani (nel senso più ampio del termine), bilanciamo con uno per i torinesi che sono tanto belli e se lo meritano.

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Sono bravi(ssimi), belli belli in modo assurdo e lo spettacolo è inedito, tutte ottime ragioni per passare la domenica sera in loro compagnia.

Intanto io attendo le risposte alle domande che ho inviato via mail  al direttore artistico mille giorni fa accompagnandole alla seguente elegantissima richiesta:

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Insomma vi consiglio di recarvi al teatro Astra (in alternativa, per i più tradizionalisti c’è il musical su Don Bosco pubblicizzato poco più in basso sul quotidiano).

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Art for Art's Sake, Pisa

Ma se lunedì è il 2014 vuol dire che ho già vent—- anni?

Forse non tutti sapete che la settimana prossima, qui a Pisa inizierà il 2014.

Già.

Fino al 1749, ai pisani importava assai del calendario gregoriano e preferivano adottarne uno tutto loro il cui capodanno cadeva il 25 marzo, giorno in cui a mezzogiorno in punto un raggio di sole penetra nel duomo da una finestra e va ad illuminare un uovo di marmo posto accanto al pergamo di Giovanni Pisano.

L’uovo.

Naturalmente, tale lieta ricorrenza è occasione di delirio diffuso tra le strade del centro: il tedio sonnacchioso che vi si respira abitualmente lascia posto ad una versione espansa di quanto avviene solitamente il sabato in piazza delle Vettovaglie.

Il programma completo è disponibile qui, da domani inizierà anche la manifestazione Pisa in fiore e tutti speriamo che non sia bagnata dalla pioggia, anche perché se avessimo voluto abitare a Londra o a Dublino l’avremmo fatto, invece di optare per il mite e soleggiato (ah ah ah!) centro Italia.

Che se tutti gli americani che sognano romantici casolari tra le colline toscane fossero qui in questi giorni, o meglio in questi mesi, cambierebbero idea e comprerebbero una roulotte in Arizona lasciandoci qui con la muffa che tra un po’ comparirà sui nostri cappotti e sugli stivali.

Consiglio spassionato: non uscite vestiti con gli abiti buoni per alcun motivo. Non siamo ai livelli della Luminara, ma sottolineo versione espansa, Vettovaglie, sabato. If you know what I mean.

Evviva.

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