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Les adieux à la reine: Marie Antoinette senza le All Star

Francia. luglio 1789. La vita di corte a Versailles procede normalmente nonostante le voci di palazzo parlino di rivolte a Parigi, e dell’assedio della Bastiglia; Sidonie Labord, lettrice personale di Marie Antoinette per la quale ha un’infatuazione, si muove tra la servitù e la nobiltà carpendo informazioni sul crescente fermento popolare e tentando di proteggere e sostenere la regina nonostante l’ormai inevitabile sfaldamento dell’ordine costituito.

Il film di Benoit Jacquot Les Adieux à La Reine, tratto dal romanzo di Chantal Thomas e presentato in apertura al Festival del Cinema di Berlino del 2012, rappresenta un ordine sociale in disfacimento, i cui echi si avvicinano sempre più velocemente alla realtà riparata ed apparentemente inviolabile della reggia, penetrando attraverso le crepe e disfacendolo attraverso la paura che assale i nobili cortigiani.

La narrazione si snoda lungo un lasso temporale di appena quattro giorni, dalla presa della Bastiglia alla fuga che la regina (interpretata da un’eccellente Diane Kruger) organizza per l’amata Gabrielle de Polignac sacrificando la giovane Sidonie e pretendendo che ella sia grata dell’opportunità concessa.

La regina di Jacquot ha poco a che spartire con l’icona pop di Sofia Coppola, il volto maturo e la recitazione contenuta della Kruger oscurano le mossette leziose di Kirsten Dunst e la consapevolezza di quanto le avviene attorno fanno emergere un nuovo ritratto regale, lontano da quello dell’adolescente viziata comunemente associato all’ultima regina di Francia.

I costumi e le scenografie concorrono alla costruzione di un mondo sul punto di crollare irrimediabilmente e rafforzano il senso di ineluttabile disfatta politica e personale: nella splendida sequenza dell’addio all’amata Gabrielle, la regina indossa un abito nei toni del panna e dell’oro mentre l’altra spicca in un verde chiaro estremamente brillante, espressione cromatica dell’ultima speranza della sovrana di non collassare insieme al proprio regno; quando la donna esce dalle camere regali, il senso di perdita incolmabile si fa immagine con l’inquadratura di Marie Antoinette sola nella stanza, l’abito ed i capelli confusi con i colori degli stucchi alle pareti a simboleggiare l’imprescindibile legame tra la donna ed il proprio ruolo pubblico, nonché l’impossibilità di salvarsi.

L’addio a Gabrielle è anticipato da un’altra inquadratura molto ben costruita, accompagnata da uno zoom molto veloce sul volto della sovrana che si toglie la parrucca incipriata e si pulisce il viso dal trucco che la fa sembrare una bambola, gesto che sottintende l’abbandono della donna del proprio ruolo di sovrana: infatti, l’atto seguente sarà ordinare alla giovane lettrice di fungere da esca per salvare la propria amata, un gesto non esattamente regale.

L’abito verde torna proprio quando Sidonie, finalmente disillusa e capace di comprendere l’assurdità delle norme caratteristiche dei poteri assolutistici, si fa spogliare dei propri abiti e rivestire di quelli della contessa di Polignac fissando inerte l’amata sovrana ed incarnando visivamente il ruolo dei sottoposti alla classe dominante, simile a quello di burattini senza volontà.

Il vano tentativo della corte di conservare le vestigia di un ordine sociale ormai in via di dissoluzione è splendidamente suggerito dalla sequenza precedente l’annuncio del re di rifiutare la fuga verso Metz, durante la quale tutti i presenti nel salone della reggia interrompono le febbrili discussioni sull’ormai imminente arrivo del popolo a Versailles per scapicollarsi dall’altro lato della stanza allo scopo di accogliere la coppia regnante secondo l’etichetta del tempo; proprio quegli stessi nobili fuggiranno nottetempo da corte tentando di sfuggire all’ira popolare, si suicideranno nelle proprie stanze o resteranno inerti ad attendere l’ormai imminente disfacimento del proprio mondo.

Il film si chiude con l’inaspettata salvezza dei conti di Polignac in abiti da servi e di Sidonie, nonostante la donna di cui ha preso il posto figuri nella lista dei nobili di cui il popolo chiede a gran voce la decapitazione; mentre la carrozza si allontana verso il territorio svizzero, la voce fuori campo di Sidonie si presenta allo spettatore ed afferma mestamente che da quel momento in poi, ella sarà nessuno.

Pur non amando particolarmente i film in costume, ho molto gradito l’equilibrio tra ciò che viene raccontato dalle voci dei personaggi e quanto è invece suggerito dalle immagini: pur non mostrando mai il popolo in rivolta e facendolo dunque vivere attraverso i racconti dei cortigiani e dei loro servi, l’imminente fine della monarchia si annuncia con inquadrature sempre più frequenti dello smantellamento del palazzo, della preparazione dei bagagli regali e dell’atmosfera progressivamente più caotica.

Infine, un complimento per la scena del colloquio tra Marie Antoinette e Louis XVI, il quale pur durando pochi minuti riesce a riscattare almeno in parte l’immagine della coppia, mostrandoli profondamente consci di quanto stia avvenendo intorno a loro e regalando al sovrano una nuova dignità con la decisione di recarsi a Parigi per incontrare il nuovo sindaco.

L’addio che Sidonie dà alla sua regina è l’addio ad un’immagine tragicamente infranta dalla brutale epifania di essere un essere umano inferiore, sacrificabile, presa di coscienza che allontana dallo spettatore ogni traccia di empatia verso la sovrana: in questo il film riesce brillantemente nell’avvicinare il pubblico alla figura di Marie Antoinette, per poi fargli mutare opinione alla fine, mostrando la concezione assolutistica del potere in tutta la sua ingiustizia attraverso gli occhi lucidi di una ragazzina alle prese con un’infatuazione che potrebbe determinarne la morte, e che invece rivela l’ormai inarrestabile decomposizione morale della sovrana.

I cortigiani attendono l’annuncio del sovrano (pic)

Marie Antoinette e Gabrielle lasciano il salone (pic)

I colori di Diane Krueger determinano in più occasioni un appiattimento visivo che la fa “sparire” all’interno delle sale di Versailles, suggerendo il destino comune del regno di Francia e della sua regina (pic)

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