Art for Art's Sake, cinema

Di critici cinematografici, pescatori di Bocca d’Arno, chupiti d’amaro ed altri orrori

Leggendo uno degli ultimi post di Coccinema mi è tornato alla memoria un momento degno di essere cancellato per sempre dalle memorie dei miei (interminabili) anni universitari.

Pioveva, faceva freddo, era tardi ed io volevo andare a mensa a sfondarmi di pasta alla zingara (qualunque cosa essa sia), di bocconcini al vino bianco o di stracchino conservato fuori frigo. Purtroppo però necessitavo di porre una piccola, veloce, innocua domanda ad una persona che il destino volle impegnata in un’altra conversazione.

Mi armai di pazienza, aprii il mio ombrellino a fiori Ikea Family ed attesi.

Dopo interminabili minuti durante i quali una notevole quantità di pioggia trovò un ambiente ospitale nei miei bellissimi ma affatto impermeabili stivali, mi avvicinai timidamente per cercare di capire se la conversazione tra il mio agognato interlocutore ed il suo compare sarebbe durata abbastanza da far trasferire i pescatori da Bocca d’Arno alle mie calzature.

Bene, quello a cui assistetti fu una spassionata lode di Holy Motors, della straordinarietà dell’idea, dell’intrigante soluzione estetico-narrativa e via di altri commenti che dopo quasi un decennio passato a studiare cinema trovo ancora valevoli di una risata nel migliore dei casi, e di un esasperata pernacchia nel peggiore.

Il tutto si concluse con la noncurante ammissione del fautore di tali lodi appassionate, il quale (dopo almeno quindici – QUINDICI! – minuti di monologo) forte del supporto di una specie di cheerleader accorsa per annuire con foga alle sue dichiarazioni, ammise infine di non aver ancora visto il film.

A quel punto però io avevo raggiunto la bottega pakistana più vicina e mi ero già consolata con un paio di amari, ma questa è un’altra storia.

La morale ovviamente è: meglio fidarsi dei blogger che di un tizio con la voce snob e non andate a vedere il film che se chi ancora non l’ha guardato ne tesse le lodi, dev’esserci necessariamente l’inganno.

N.B. Nonostante la mia naturale avversione a Nonciclopedia, trovo che questa frase spieghi molti interrogativi tra quelli che mi sono sovvenuti nell’assistere a tale scena:

“Le prove per la classe di lettere sono invece una strana roba da fumati. Si passa dalla “influenza della poetica di Aginulfo da Roncobilaccio sul personaggio di Mickey Mouse” alle domande di storia dell’arte che sono tutte del tipo “Cos’è l’arte?”, “Perché esiste l’arte?”, “Perché dopo essermi fatto il bidet non dovrei asciugarmi con un Picasso?”.”

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