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Monday Movies: se un thriller ti fa pensare ad Al Bano c’è qualcosa che non va

Prima di commentare brevemente il film di Michael Greenspan uscito quest’anno, vorrei riportare il testo del messaggio che ho inviato alla mia amica durante la visione (stavamo anche intrattenendo un’avvincente sfida a Ruzzle), così vi fate un’idea sul tenore del commento sottostante:

Sto guardando il film più merdoso del mondo e ti dico solo che una battuta mi ha fatto pensare ad Al Bano!

Siamo tutti d’accordo che un thriller che faccia pensare all’usignolo di Cellino San Marco non possa in alcun modo essere una pietra miliare nel suo genere? Bene, allora procediamo.

La trama: una studentessa scompare e le coinquiline affittano la sua stanza ad una ragazza in fuga da un padre violento; una delle altre due (della terza non interessa a nessuno, tanto va in vacanza col ragazzo ad inizio film e torna alla fine) ha un ex fidanzato violento, sospettato di essere coinvolto nella sparizione dell’amica, che la nuova inquilina uccide con un’ascia. Peccato che poi quest’ultima chieda alla nuova amica di far fuori suo padre.

Eventuali punti di interesse: una delle due protagoniste è Katie Cassidy, nota per vestirsi incredibilmente male nella nuova versione di Melrose Place e per essere il personaggio meno noioso in millemila stagioni di Gossip Girl; l’altra somiglia occasionalmente a Chuckie la bambola assassina.

Ciao, sono una carota.
(pic)

Devo ammettere che in un primo momento mi ero quasi convinta di avere a che fare con un buon film, soprattutto a causa dell’apparente approccio critico al genere maschile come perpetratore di violenza immotivata ed irrazionale contrapposto ad un femminino forte ed autosufficiente; persino le scene lesbo sembravano avere una motivazione che esulava dal voyeurismo fine a se stesso (malsana idea nata dall’assenza di corpi nudi nelle scene in questione), purtroppo però tutto si risolve in un pasticcio che nelle ambientazioni ricorda il di gran lunga migliore Scream, nella costruzione di un nucleo familiare disfunzionale e perverso richiama vagamente l’orrenda famiglia di Non aprite quella porta e nel personaggio del padre mi ha fatto tornare alla mente Les amants criminels mancando tuttavia di tutti gli spunti brillanti che avrebbero potuto derivare da quei film.

Grazie al cielo uno dei due antagonisti risparmia a tutti noi il classico monologo-del-moribondo, purtroppo però la figlia psicopatica con l’antipatica tendenza a voler uccidere chi l’ha messa al mondo fa in tempo a sparare la puttanata  frase del secolo che ci riporta ad Al Bano citato in apertura, infatti precedentemente nel chiedere all’amica di ricambiare il favore uccidendole il padre le aveva detto

Che cazzo Amanda tu sei libera!

Per non farci mancare niente, nessuno dei ‘cattivi’ risulta credibile ed è un peccato, perché il personaggio del padre offriva ottimi spunti; nota di demerito all’ex fidanzato violento: assolutamente bidimensionale, inutile, stupido e privo di motivazioni.

Se almeno la ragazza scomparsa fosse rimasta tale, o quantomeno fosse stata trovata morta, forse la fine si sarebbe salvata e si sarebbe potuta trarre un qualche (ah! ah! ah!) riferimento morale o qualche bestialità del genere.

Nota di demerito ai costumi, che va bene le ambientazioni à la Scream, ma non è che ogni film con studentesse inseguite da pazzi assassini deve necessariamente ricordare gli anni Novanta.

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