Considerazioni sparse

Considerazioni sparse: YouTube come ufficio di collocamento

Ultimamente mi sono fatta una cultura in materia di youtubers, questa bizzarra fauna che popola la nota piattaforma video di Google.

Premetto che l’ho fatto senza alcun fine sociologico o antropologico, ma solo per un’innata propensione al cazzeggio.

Ho trovato che la maggior parte degli youtubers “””professionisti”””, se di professionismo di può parlare, sovente mancano di quella raffinatezza (non parlo di contenuti, che molto spesso sono quasi inesistenti) che renderebbe le continue, incessanti marchette un po’ meno fastidiose.

Se ad esempio consideriamo le autodefinitesi “guru del make up”, nel contesto italiano ho notato che le più amate dagli utenti sono quelle non bravissime (a volte neanche bravine) ma simpatiche, tipo ragazza della porta accanto che tra una passata di cipria ed un ombretto glitterato verde bosco racconta i fatti propri; questo fenomeno non è casuale, serve a stimolare l’empatia del pubblico che vedrà il personaggio come una sorta di amica (per verificare quanto sto scrivendo, basta scorrere velocemente i commenti che compaiono sotto i video) così che ogni traguardo raggiunto della beniamina sembrerà un po’ merito delle followers.

Che poi i traguardi in questione siano direttamente proporzionali alla notorietà su YouTube e non al talento è evidente dalle collaborazioni tra le youtubers e le aziende cosmetiche; vi faccio un esempio banale e recente:

la make up guru realizza un video con cui dice di voler “portare” il suo pubblico nel backstage di un grande evento. Il giro virtuale consiste in una manciata di secondi di inquadrature random, seguite da un tutorial durante il quale la youtuber trucca una modella utilizzando solo i prodotti di una particolare casa cosmetica; da sottolineare che la modella NON parteciperà all’evento truccata in quel modo.

Risultato: la casa cosmetica raggiunge il bacino di utenza della youtuber, il cui accesso a quel particolare evento non è dipeso dalla propria bravura ma proprio dal suo status di youtuber.

E questo è l’esempio meno deprimente: la maggior parte dei video realizzati da questa categoria sono sfacciatissime marchette (loro le chiamano video review) di questo o quel prodotto di bellezza, mentre mi sono accorta che alcune truccatrici più brave e creative ma con un atteggiamento meno confidenziale/sciocchino restano nell’ombra o vengono tacciate di antipatia.

Un altro ambito che ha risvegliato il mio interesse è quello che riguarda la cultura, ossia quei video che contengono recensioni, analisi o commenti su prodotti cinematografici, musicali, letterari o artistici in genere.

In questo caso l’omologazione è minore, alcuni video sono davvero interessanti e adatti al medium, riescono a raggiungere anche lo spettatore che non sa molto dell’argomento senza risultare noiosi o eccessivamente di nicchia.

Anche qui però il ‘rischio marchetta’ è dietro l’angolo, così se da una parte alcuni di loro riescono ad affrancarsi dal mezzo inserendosi più o meno adeguatamente in altri contesti (radio, televisione), altri non hanno l’intuito di capire quando vengono usati, e che determinate collaborazioni frustreranno l’opinione di chi li segue su internet in quanto ipocrite o in contrasto con gli sproloqui sulla meritocrazia e sul “fare ognuno il mestiere che gli compete” di chi vi partecipa.

Mi è sembrato che in generale l’apertura a 360° del mezzo (chiunque può iscriversi a YouTube e caricare video) oltre a determinare un’ovvia proliferazione di casi umani ed incompetenti che manco da Maria De Filippi sia molto più leggibile ed analizzabile di Facebook o di Twitter:

è lo youtuber a decidere se lasciare o meno la possibilità di commentare il video, e mi è sembrato che spesso il blocco dei commenti sia stato conseguente ad un numero troppo alto di critiche,

sovente il confronto diretto non avviene, e lo youtuber preferisce registrare (e NON girare, termine che usano spesso a sproposito anche i ‘grandi esperti di cinema’) ulteriori video in cui si lamenta delle critiche,

l’atteggiamento di difesa tenuto da molti di loro davanti a critiche o commenti non positivi rende chiaro l’obiettivo principale, ovvero ottenere una visibilità ed un consenso tali da far sì che aziende o compagnie si accorgano di loro; insomma vedono il medium come una sorta di trampolino di lancio che però, lo ripeto, ha ben poco a che fare con la bravura o il merito e più con una questione di immagine.

Si ringraziano la pagina Facebook Youtuber che bannano ad ogni critica per gli spunti e il post odierno della Spora per avermi chiarito ulteriormente le idee.

Annunci
Standard

One thought on “Considerazioni sparse: YouTube come ufficio di collocamento

  1. There are so many other sites online selling products.

    You know the value of a dollar and how to earn one (a dollar).
    You will be immediately removed from the Ad – Sense program if they detect that you
    are clicking multiple advertisements, or if you are
    encouraging people to click advertisements.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...