teledipendenza, what I call love

B**chy dresscode dell’appartamento 23: Chloe

A parte il rapporto tra film e storia e la sceneggiatura, ciò che più mi affascina nel cinema sono i costumi, il modo in cui definiscono un personaggio e l’invidia verso chi ha un professionista ad occuparsi del modo in cui appare al pubblico.

Lo so che quest’ultima motivazione è abbastanza priva di senso ed inapplicabile alla vita quotidiana, ma tant’è.

Il dolore per la perdita di uno dei miei passatempi preferiti, la visione di Don’t Trust the Bitch in Apartment 23, è in parte dovuto all’apporto geniale dato dalla costumista Leah Katznelson, una che è stata assistente costumista sul set di Romance and Cigarettes e già solo per questo è da amare, al personaggio di Chloe (Krysten Ritter), di fronte alla quale la noiosa June scompare miseramente.

In un’intervista rilasciata a InStyle.com l’attrice racconta del processo creativo che coinvolge(va) sia lei che la Katznelson nella definizione dello stile del personaggio, e il gran numero di siti di fashion e lifestyle che hanno dedicato articoli a questo argomento conferma l’ottima riuscita di questo connubio tra costumista e attrice.

Il guardaroba di Chloe è un trionfo di nero e rosso con aggiunte di stampe animalier (il leopardato regna sovrano) e di occasionali incursioni di blu elettrico, le linee vanno dalle reminiscenze punk-rock all’emulazione di icone di stile del passato fino all’introduzione di stampe autocelebrative in chiave ironica, come il maglioncino rosso con la scritta trés cool.

Gli indumenti scelti non solo si sposano a perfezione con i colori dell’attrice, ma rafforzano le caratteristiche del personaggio diventando contraltare dei toni caldi e delle forme sbarazzine spesso riservati alla controparte buona della bitch, la biondina del Midwest June.

Le rare apparizioni di tonalità differenti dalla palette cromatica di base rafforzano il messaggio da veicolare attraverso il racconto, ad esempio in un episodio Chloe tenta di sedurre due ragazzi fingendosi prima un’amante della natura e poi un’appassionata di pesci rossi, salvo poi uccidere pianta e pesce bagnando la prima con l’acqua del secondo; in quel caso, una giacca ed una borsa verdi destabilizzano lo spettatore, non abituato a tali cromie nel guardaroba del personaggio che però metabolizza l’insieme come un travestimento nel momento in cui realizza che Chloe sta utilizzando quei capi per fingersi ciò che non è. Anche se il materiale di cui è fatta la giacca, la pelle, è già indizio che l’amore per piante ed animali del personaggio non è esattamente genuino.

Le calzature sono sempre dotate di tacchi a spillo vertiginosi che slanciano ulteriormente la figura alta e snella dell’attrice regalandole quell’allure da femme fatale che viene enfatizzata dalle labbra scarlatte.

Personalmente, trovo che il capo più bello che le abbiano mai fatto indossare sul set sia un abito di tessuto trasparente con inserti di paillettes color bronzo, una tonalità che pur non appartenendo a quelle solitamente associate al guardaroba del personaggio rappresenta splendidamente l’immagine da diva-socialite-bitch.

 

Insomma, al di là dei contenuti (che sono comunque notevoli), questa serie vale la visione anche solo per sbavare sul guardaroba della Ritter.

E per James Van Der Beek che interpreta se stesso, ovviamente.

 

 

 

 

Annunci
Standard

One thought on “B**chy dresscode dell’appartamento 23: Chloe

  1. Pingback: I coinquilini secondo la tivù | Macchiato con Zucchero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...