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Di altri primi episodi: Hannibal

Non so quale sia stato il vostro approccio al personaggio di Hannibal Lecter, se sia avvenuto durante l’infanzia o in età adulta, se egli abbia il volto di Anthony Hopkins o di Brian Cox, se abbiate visto il prequel con il nostro cannibale preferito ancora bambino.

Ricordo di aver visto Il silenzio degli innocenti intorno ai dodici anni, e di essermi convinta che gli psicopatici prediligessero le donne in sovrappeso come ‘Buffalo Bill’ e che avrei dovuto fare il possibile per non diventare una preda facile. Le foto che mi ritraggono intorno ai 18 anni sono la prova che quella convinzione non divenne mai un trauma come invece accadde con Seven.

In un modo o nell’altro, quasi tutti conosciamo le prodezze dello psichiatra cannibale, e questa è indubbiamente un’ottima ragione per trarre profitti producendo una serie tv incentrata sulle vicende del nostro. O almeno dev’essere quello che hanno pensato alla NBC.

Devo confessare che non ero particolarmente avvezza all’idea di procedere con la visione, vuoi per la cocente e recente delusione di Bates Motel con conseguente sfiducia nei confronti di queste migrazioni transmediali dall’aura un po’ troppo pop, vuoi perché negli ultimi giorni ha fatto caldo e i serial killer si addicono particolarmente ai mesi invernali, ma alla fine ho ceduto e mi trovo ad ammettere che ne è valsa la pena.

I motivi sono diversi, e vanno dall’introduzione del personaggio principale a narrazione avanzata (stratagemma che “cita” il film del 1991) all’accuratezza compositiva delle inquadrature che trasforma alcune sequenze in una specie di dialoghi teatrali all’uso dei colori, in particolare (ovviamente) del rosso che compare sovente nelle scenografie, ma ammettiamolo: l’aspetto più affascinante è la costruzione visiva dei processi mentali del personaggio di Will Graham, il cui lavoro con l’FBI consiste nello sfruttare l’empatia che suo malgrado può sviluppare con i peggio psicopatici; cadaveri volanti incornati da cervi, macchie ematiche che si staccano dalle pareti e scompaiono nei corpi da cui provengono, identificazione assoluta con l’omicida.

E poi c’è Mads Mikkelsen che ricorda l’Hannibal di Hopkins per fascino e senso di inquietudine, il che non guasta.

Augurandomi che non si riveli una delusione come il giovane Norman Bates, consiglio la visione di questo primo episodio perché è comunque un bel thriller psicologico.

Ah, c’è anche una citazione di Shining. Per fortuna, quando vivevo in una stanza dal bagno rosso non ho mai riguardato quel film.

E sì, c’è anche Morpheus che fa il figo.

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