teledipendenza

Eravamo quattro amici al bar (sul primo episodio di Men At Work)

Ieri sera, tra un pezzo di Shakira in spanglish e un cocktail da 7 euro (Sette. Euro. A Pisa), mi è stato fatto un appunto riguardo l’elevato numero di post a tematiche un po’ troppo femminili; credo ci si riferisse in particolare a quello sui cosmetici fatti in casa per studentesse senza soldi, evidentemente inutile all’altra metà del cielo.

Ad ogni modo, ho deciso di rimediare immediatamente spendendo venti minuti per la visione dell’episodio pilota di Men At Work, serie tv della TBS incentrata su quattro amici che dividono anche lo spazio professionale, essendo tutti impiegati nella redazione di una rivista.

L’episodio inizia con la rottura tra uno dei quattro, Milo (Danny Masterson) con la fidanzata Lisa (la biondina che in Rat Race tentava di uccidere il fidanzato fedifrago pilotando un aeroplano); Milo racconta ai tre colleghi quanto è avvenuto e questi decidono che il modo migliore per aiutarlo a superare la rottura è uscire a cercare nuove donne.

La sera stessa i tre uomini (il quarto, fidanzato con la figlia del capo, resta a casa a sperimentare il dirty sex talk salvo mandare tutto all’aria in una sequenza copiata pari pari da Scary Movie) si recano in un bar per rimorchiare;

uno di loro si rivela un vero tombeur de femmes e si fa sgridare per aver avuto un rapporto sessuale con la domestica di un altro di loro, il quale salva l’attore di un film su un “mago innamorato che viaggia nel tempo durante le superiori” e riesce così a farsi concedere un’intervista.

La mattina dopo, i quattro si ritrovano in una tavola calda per raccontarsi gli eventi della notte precedente.

Sì, da quest’ultima frase parrebbe un Sex & the City al maschile, purtroppo però pecca in umorismo (e le continue risate registrate sono fastidiosissime) e nell’approccio alle donne che si inseriscono solo in qualità di fidanzate/potenziali amanti/ex dal cuore di ghiaccio come fossero un contorno poco più che superfluo;

la necessità di mettere in piedi un teatrino tra il giornalista affascinante e la domestica straniera è qualcosa di stravisto e abbastanza irritante, così come lo è il lungo, lunghissimo dialogo intorno alla parola bang riferita appunto alla ragazza.

Inoltre, a dispetto del titolo della serie l’unica occasione in cui uno dei quattro lavora è nel corso dell’intervista fallita e poi recuperata con l’attore, mentre nel resto dell’episodio i quattro colleghi vengono mostrati mentre chiacchierano, escono, rimorchiano, bevono caffè e vanno a giocare a pallacanestro.

E la battuta sull’essere gay ha smesso di essere divertente nel 1723.

Gli unici passaggi che mi hanno fatto (quasi) sorridere sono stati la battuta sulla tonalità di pelle whorange (l’arancio marroncino da centro abbronzante, stile Jersey Shore) e la presenza di Danny Masterson, che però privato del sarcasmo del suo personaggio in That 70’s Show risulta un po’ noiosetto.

In conclusione, mi è piaciuto?

No.

Però, in virtù del fatto che decine di uomini hanno detestato Sex and the City per il suo essere femminocentrico e per il modo in cui risultavano la maggior parte dei personaggi maschili, è giusto chiedermi:

Se fossi un uomo, mi sarebbe piaciuto?

Beh, . Non metto in dubbio che alcuni commenti un po’ misogini stimolino il sorriso perfido da cavernicolo in molti rappresentanti del genere maschile, tuttavia mi piace pensare che in generale gli uomini abbiano un senso dell’umorismo giusto un po’ più raffinato di questo.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...