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Considerazioni sparse: “Ho un lavoro! Scrivo un blog!”

Mi disconnetto per qualche giorno e sul web esplode l’ennesima vajassata tra semisconosciuti (youtubers, twitstars, blogstars e compagnia danzante), così che mi trovo costretta a fare un veloce riepilogo per capire cosa sia successo.

Ho tempo da perdere, che posso fare.

Tralasciando le noiosissime motivazioni della lite e i toni da telenovela sudamericana degli anni Ottanta – tra le quali ricordo con affetto Manuela perché la guardava assiduamente la mia nonnina, mi sono trovata a cercare di fare il punto sulla concezione di “lavoro” completamente sfasata che a volte è propria di alcuni di queste “star del web”.

Non sto per lanciarmi in una crociata contro i cazzeggiatori della blogosfera o di YouTube perché ne faccio parte a pieno titolo, tuttavia alcuni di loro sono riusciti a distorcere la realtà tramutando senza motivazioni apparenti l’attività – appunto – di cazzeggio in fantomatico lavoro. Intendiamoci, c’è chi dal web è passato a media differenti come la televisione (ne avevamo già parlato qui) con risultati più o meno scadenti, ma che nella realtà concreta delle cose li rende conduttori televisivi o radiofonici, scrittori nel caso abbiano pubblicato qualcosa tramite case editrici e via discorrendo.

La qualità dei prodotti finiti è sovente scarsa per permettere all’editore/produttore di turno di cavalcare la moda del momento avendo a disposizione mezzi decisamente meno veloci delle piattaforme internet, siano essi studi televisivi o apparati dell’editoria, ma credo che nei fatti nessuno potrebbe andare da una truccatrice che ha scritto un libro sugli ombretti con i brillantini a dirle che non è una scrittrice.

Le si potrà contestare il contenuto e magari anche la forma, ma di fatto un libro l’ha scritto.

A lato di questi fenomeni da baraccone esiste tutto un sottobosco di wannabe che arrancano in modo più o meno esplicito tentando di solleticare l’interesse dell’industria produttiva non internettiana (e dunque non-pro bono); al loro interno vi è un’altra sottocategoria che ritiene che un qualsiasi contenuto autoprodotto (come potrebbe esserlo questo accumulo di irrilevanti considerazioni che avete davanti) li renda dei professionisti in quell’ambito, come se scrivere venti righe su un blog o registrare dieci minuti di video su YouTube facesse di loro degli autori, degli scrittori, dei registi o chissà che altro.

Fa sorridere e anche un po’ sghignazzare vedere virtuali code da pavone aprirsi sulle pagine dei blog e dei social networks mentre la webstar di turno millanta posizioni professionali inesistenti per poi accettare di buon grado qualsiasi (o quasi) occasione di visibilità, aderendo fedelmente alle linee richieste anche quando in netto contrasto con le convinzioni espresse ‘sul posto di lavoro’, ossia su internet.

Intendiamoci, ci sono fior di giornalisti e critici che lavorano esclusivamente sul web collaborando con testate prestigiose, ma dall’altra parte sembra che ormai la democrazia della rete abbia determinato la possibilità di ritenersi professionisti quando l’unica attività in cui ci si adopera è sproloquiare su blog più o meno improbabili, lanciare importantissimi progetti che inevitabilmente si schiantano sugli scogli dell’indifferenza generale e autofinanziarsi pubblicazioni o prodotti video che nessun editore o produttore avrebbe mai accettato di finanziare, e un motivo ci sarà pure.

Insomma, alla luce di tutto ciò ho deciso di prendere in mano la mia vita e di trovarmi un lavoro: scriverò un libro-inchiesta sulla lobby che non vuole che James Van Der Beek diventi famoso, e su quella che spinge Jonathan Rhys-Meyers verso l’autodistruzione perché è (era) troppo affascinante e avrebbe portato via i ruoli migliori ai suoi colleghi.

Magari mi inviteranno a presentarlo a Mistero.

Per concludere, a mo’ di monito vorrei presentarvi il prototipo della webstar fallita: celebre fin dal concepimento, frutto dell’amore tra il padre di David e la madre di Kelly e bipolare: Erin Silver!

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Eccola affranta, seduta sul divano di casa di qualcun altro.

E pensare che al liceo scriveva un blog per sfottere i compagni di scuola!

Pensare che si era autoprodotta un film (a tinte hard) che le era fruttato un internamento in ospedale psichiatrico!

Pensare che aveva anche fatto la stagista su un set! (O quella era Serena Van Der Woodsen? Forse entrambe)

Eppure eccola, occupata a far nulla, o meglio a vagare per L.A. con un furgone-ristorante tentando di convincere i passanti a raccontare le proprio noiosissime storie a favor di camera.

Perché ehi, lei è una documentarista.

Osservate e riflettete sulla povera Silver, prototipo della webstar senza arte né parte che nonostante faccia parte di un prodotto davvero inclassificabile, esemplifica quanto ho scritto in questo post dilungandomi fin troppo.

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