Considerazioni sparse, musica, Pisa, Torino, what I call love

Aggiornamenti casuali dal tedio pomeridiano

Il silenzio degli ultimi giorni è da imputarsi all’influenza che ha ben pensato di palesarsi il 30 di aprile (alle carissime amiche che me l’hanno passata prometto tremenda vendetta),

al perdurare di correzioni su correzioni di quelle 200 pagine che dovrò discutere a breve e di cui ricordo ben poco (figuraccia mode: ON),

all’imminente trasferta lombarda per un’altra tappa del tour della Birra Ceca, questa volta a bordo di tre comodi regionali che arrancheranno su e giù per gli Appennini in barba a quel dannato Frecciargento o come si chiama che tra Firenze e Bologna mi ha solo fatto vedere gallerie e facce schifate dal profumo sublime della mia insalatina alla feta fresca,

ad uno stato comatoso della materia grigia che a malapena mi ha lasciato le forze di guardare The Mentalist (niente Red John anche stavolta, mettiamoci l’anima in pace, ma l’episodio non era pessimo)

e ad altre motivazioni random che nascondono cumuli* di apatia, di caldo e di sonno, quest’ultimo incentivato dalla saggia decisione di dormire con l’hennè in testa sporcando le lenzuola appena cambiate e procurandomi deliziosi e ricorrenti dolori cervicali.

Che altro dire, Pisa in questa stagione è particolarmente bella, il cielo si specchia nell’Arno celando quel colore marroncino che lo caratterizza nelle giornate uggiose, ma anche la breve sosta nella mia Torino la scorsa settimana non è stata male, con il tempo abbastanza sereno da permettermi una full immersion di mercati da cui sono riemersa con un completino camicetta di seta granata + gonna nera al ginocchio per la modica cifra di 5 euro. Tutto cartellinato, ma risalente a qualche collezione del Paleozoico.

Che dite, urge un vademecum per l’acquisto low cost a Torino? Devo condividere i segreti accumulati dopo intere mattinate passate a rovistare tra i banchi di tutti i mercati di Torino Ovest? Se i “sì ti prego fallo immediatamente” supereranno i “whatever…”, magari mi armerò di pazienza e lo scriverò.

Ed ecco un po’ di mood primaverile pisano, tra acquazzoni improvvisi e giornate quasi estive.

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Ed ecco invece un piccolo assaggio di primavera sabauda, antitetica a Pisa ma ugualmente affascinante.

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*è mai possibile che questa parola ogni volta mi riporta in mente il brano degli 883? Ma sto bene?

 

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