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Delusioni animate: La bottega dei suicidi (Leconte 2012)

Lo so, è stata anche colpa mia. Il cinema animato francese mi aveva dato talmente tante soddisfazioni da farmi decidere a cuor leggero di guardare quest’ennesimo prodotto made in France (e in Belgio e in Canada).

Pessima idea. La faccio breve? La bottega dei suicidi è un filmetto noioso, niente di troppo bello né di troppo brutto. O meglio, lo spunto è geniale, peccato per lo sviluppo.

In una metropoli grigia e claustrofobica, il tasso di suicidi aumenta esponenzialmente a causa della “crisi”: buon inizio.

Una sola famiglia prospera grazie appunto alla ‘bottega dei suicidi’, un magazzino che ricorda un po’ un negozio di caramelle o di giocattoli ma in cui si può trovare tutto l’occorrente per togliersi la vita: bene così.

La signora Tuvache, proprietaria del negozio insieme al marito, dà alla luce un bambino inspiegabilmente allegro: va beh dai, sì.

Crescendo, il bambino decide di ostacolare l’impresa di famiglia impedendo agli aspiranti suicidi di togliersi la vita: mmmh…

Il bambino riesce nell’impresa, convincendo infine la famiglia a tramutare la bottega dei suicidi in una creperie: OH HELL NO!

Se aggiungiamo anche il numero incredibilmente alto di canzoni presenti, vien voglia di suicidarsi davvero. Magari poi in francese sono anche gradevoli, ma il doppiaggio italiano è (ma va?) terribile in tal senso. Che poi solitamente i francesi son tanto bravi a suggerire il procedere dell’azione attraverso le immagini, invece in questo caso anche gli spunti più brillanti cadono nelle fastidiose canzonette.

Gli spunti brillanti nello specifico sono: i nomi dei protagonisti ispirati a suicidi famosi (Mishima, Marilyn, Vincent, Alan), la splendida scena della danza del ventre che pare un elogio alle donne in carne e la crudezza con cui la macchina da presa inquadra i suicidi: di passaggio, attraverso carrellate o piani sequenza che desacralizzano il gesto estremo ricalcando fedelmente l’indifferenza così tipica del nostro tempo.

Peccato che la sola scena in cui i personaggi cantano all’interno di un’inquadratura decorata con fiori colorati oscuri ogni buon presupposto, che il padre/gestore della bottega sia troppo Gomez Addams, che l’inno alla vita finale risulti davvero artefatto e faccia storcere il naso per il mancato approfondimento della componente sociale.

‘nsomma, il mio (autorevolissimo) giudizio è pfff. Ma forse solo per l’esaltazione che mi assale se penso che tra due settimane esce nelle sale The Great Gatsby.

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2 thoughts on “Delusioni animate: La bottega dei suicidi (Leconte 2012)

  1. Ludovica ha detto:

    hai proprio ragione Giulia! i presupposti erano ottimi ma poi lo sviluppo lascia disappointed! l’ho visto in francese all alliance francaise du singapour e in originale e’ decisamente meglio!http://www.institutfrancais.sg/singapore/416/?lang=en, altri titoli come “Le tableau” e “Couleur de peau: Miel” meritavano. un beso e congratulazioni per il Gran Traguardo Accademico! cheers. ludovica

    • Grazie Ludo, mi serviva qualche titolo di film, da moltissimo non ho tempo per ‘andarmeli a cercare’ e penso che inizierò con questi! Grazie per le congratulazioni & see you sooner or later! xxx

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