Considerazioni sparse, Pisa, Torino

Torino vs. Pisa parte I: l’abbigliamento delle poco-più-che-ventenni

L’aspetto della vita pisana da fuori sede che fin dal principio mi ha turbata notevolmente è stato l’enorme, inconcepibile (per me) differenza tra il look delle ragazze che liete passeggiano sui lungarni e quello del loro corrispettivo torinese.

Mi spiego: se in un qualsiasi pomeriggio di primavera vi trovate a fare due passi in Borgo Stretto, a prendere un gelato in piazza Garibaldi o a fare aperitivo in piazza della Pera e fate attenzione alle poco-più-che-ventenni che vi circondano, notate un tripudio di colori, fiori di ogni forma, camicette leggerissime nei toni pastello, ballerine colorate e sciarpe arcobaleno, lunghe chiome o tagli corti ma colorati.

Ora vediamo cosa si può incontrare nel capoluogo piemontese, nelle medesime condizioni ambientali: siamo in via Garibaldi o al Quadrilatero, magari in piazza Castello a oziare davanti a Palazzo Madama o a spendere 7/8 euro per un aperitivo in piazza Vittorio; ci guardiamo intorno e ciò che vediamo è NERO. Con un po’ di grigio e rari sprazzi fucsia. Giacchette di pelle o tessuto tecnico, stivali di produzione tedesca da 300 euro anche d’estate, cappottini strutturati e privi di fronzoli stile FRAV, caschetti liscissimi con frangette corte che fanno sembrare i bambini de Il villaggio dei dannati, borse ricavate da copertoni di autoarticolati e vendute per cifre impressionanti, bigiotteria ricavata da forchette. Tutto. Nero.

 

Nero, grigio, Trippen e niente fronzoli: sembra così sabauda!

 

Il problema, o meglio il mio problema, si è posto in seguito all’ambientamento della sottoscritta in terra pisana: dopo i primi timidi tentativi di abbinare t-shirt vagamente colorate alle decine di pantaloni neri, dopo l’abbandono degli stivali da motociclista e dello smalto-nero-pure-a-ferragosto, il mio esiguo guardaroba ha iniziato ad arricchirsi di capi improponibili sulle rive del Po: pantaloncini bianchi (bianchi! Capite?!), gonne a fiori o color corallo, golfini rosa cipria o giallo senape e persino un improbabile abitino con una stampa di fragole, ciliegie, banane e ananas.

Poi è arrivato il momento di tornare a casa per le vacanze, e istintivamente ho riesumato i capi da funeral party e li ho distrattamente lanciati nel trolley (che comunque è inspiegabilmente color limone); era il 30 luglio, non si poteva stare senza occhiali da sole neanche in casa e la mia valigia conteneva solo.oggetti.neri. Con qualche concessione al grigio e (addirittura!) al rosso.

Dietro pressioni esterne di chi esterrefatto non capiva come la ragazza con l’abito macedonia stesse impacchettando quegli indumenti, ho azzardato un po’ di verde e di azzurro. Usati pochissimo e dopo infiniti tentennamenti, naturalmente. 

E solo di giorno, che l’aperitivo/pre serata/serata torinesi sono necessariamente desaturati.

Credo sia il clima a determinare questa profonda differenza, insieme allo snobismo radical chic di certi ambienti torinesi e alle sfumature dei tramonti pisani, che fanno venir voglia di abbinare i colori come neanche i clown.

Il radical chic-intellettualoide-artistoide a Torino è nero e risente dell’anima post-industriale della città, quello pisano è più hippy e farebbe volentieri la vendemmia sui colli pisani, se solo non avesse da preparare quel terribile esame di filosofia del pensiero post-moderno per settembre.

Naturalmente, sto generalizzando. Ho amiche di pura razza piemontese che non disdegnano il rosa o i fiorellini, così come ci sono fanciulle a Pisa che non stonerebbero in un locale finto underground del centro torinese. Diciamo che in generale, quelle che ho elencato sono le caratteristiche peculiari della fauna presa in esame, poi c’è chi segue lo stesso stile dai 14 anni e non cambierà mai e chi si fa una frangetta troppo corta ma poi capisce che sta male al 90% della popolazione mondiale e preferisce optare per dei boccoli à la Candy Candy, e noi vogliamo bene a tutti loro.

Soprattutto a chi non si fa la frangetta troppo corta.

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One thought on “Torino vs. Pisa parte I: l’abbigliamento delle poco-più-che-ventenni

  1. Pingback: La ragazza con gli stivali | Macchiato con Zucchero

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