cinema, Considerazioni sparse, Libri, musica

Brevi(ssime) considerazioni su Il Grande Gatsby

Va beh che l’avete già visto praticamente tutti e praticamente tutti ne hanno parlato o scritto, io come al solito arrivo un po’ in ritardo perché ho passato l’ultima settimana ad alternare giornate letargiche ad altre in cui mi sono svegliata alle 7:30 per studiare senza apparenti motivi, insomma a fare grossomodo ciò che ho fatto nel corso degli ultimi due anni e mezzo.

Ciononostante, nel caso ci fosse qualcuno che ancora non è andato al cinema, qualche purista dell’adattamento che a priori storce il naso e boicotta o varie ed eventuali, ecco le mie personali considerazioni sul ‘caso cinematografico dell’anno’, Il grande Gatsby.

Nota: procederò per punti perché non ho le forze di articolare un discorso coerente.

  • Comincio dalle questioni di fedeltà dell’adattamento: nell’approcciarsi a questo film, bisogna tener conto che Luhrmann è Luhrmann. Mi spiego: non ci si può aspettare che uno dei cineasti contemporanei più kitsch e caciaroni si ponga particolari problemi di aderenza storica, storcere il naso per i brani rap è come guardare un film di Lynch aspettandosi di capire tutto. 
  • La narrazione è ben costruita, prima e seconda parte si contrappongono in modo bilanciato, il percorso compiuto dai personaggi è coerente così come la loro evoluzione. Certo partendo da quel testo letterario era difficile scazzare completamente il copione, ma non impossibile.
  • A prescindere dall’ambientazione (soprattutto da quella della prima parte) che riempie occhi e cervello di colori, suoni, luci e movimenti sincopati che sono poi la cifra stilistica del regista, il film porta una critica alla società americana pre-Grande Depressione, evidenziandone gli eccessi e l’intrinseca ipocrisia del sogno americano: non solo l’uomo ‘fatto da sé’ per raggiungere la propria posizione si è affidato alle amorevoli cure della mafia, ma sarà proprio lui a crollare mentre i ‘vecchi ricchi’ resteranno inevitabilmente illesi (almeno per qualche anno ancora); inoltre, l’ambientazione di diverse scene al termine delle grandiose feste in casa Gatsby enfatizza proprio quella depressione post-party (perdonatemi), il senso di vuoto e di scorrere del tempo.
  • Tornando al regista, è interessante notare che a parte l’attrazione per racconti molto simili (lui ama lei, lei ama lui, qualcuno/qualcosa si mette in mezzo e il loro sogno d’amore non si realizzerà mai), i suoi personaggi sono portatori di sentimenti semplici ma assoluti e devastanti, che almeno in due casi (Gatsby e Moulin Rouge) affidano alla parola scritta i ricordi del passato da un presente triste e inappagante; infine, l’identificazione del regista del villain in un personaggio con i baffi mi ha fatto sorridere e chiedermi quale orrenda persona baffuta debba aver segnato così profondamente la sua vita (parlo di Tebaldo, del conte pretendente di Satine e del marito di Daisy).
  • Alcuni giorni fa, un collega cinefilo (con lode) mi preannunciò che avrei certamente trovato ironicamente straordinaria la prima inquadratura del volto di Gatsby, e beh aveva perfettamente ragione perché pur avendo una potenza visiva fortissima, il suo essere simulacro dei divi del cinema americano classico la rende più leggera; tra l’altro, le inquadrature di schiena del protagonista mi hanno ricordato un po’ un certo divo in un certo film, ad evidenziare l’omaggio del regista ai grandi maestri del cinema.
  • Ho deciso di non guardare il film in 3D a causa dei problemi di vista che mi impediscono di apprezzare a pieno tale tecnologia (una volta su due non ne percepisco gli effetti), ma fortunatamente questo è un film che al contrario di altri, funziona benissimo anche con la fruizione tradizionale grazie al già lodato impianto narrativo.
  • La protagonista femminile, Carey Mulligan, non mi piace particolarmente anche se è fondamentalmente colpa del personaggio che interpreta in Wall Street 2, ma in questo caso non mi è dispiaciuta affatto.
  • Abiti e accessori sono firmati Miu Miu e Prada, e sebbene io sia un po’ per principio a favore della figura del costumista tradizionale, non si può negare che le due maison abbiano fatto un lavoro eccelso.
  • L’alternarsi delle stagioni come ‘commento’ agli eventi della storia non è particolarmente originale, ma funziona.
  • Temo che in fase di doppiaggio ci sia stata una sorta di misunderstanding: infatti, il personaggio di Tobey Maguire sostiene di fronte all’analista che lo ha appena classificato come alcolizzato di essersi ubriacato “solo due volte”, mentre credo (ma potrei sbagliare) che il dialogo originale si riferisse al periodo antecedente all’estate in questione, altrimenti non si spiegherebbe la diagnosi del medico. Shame on you, doppiaggio italiano!

Concludo con un paio di immagini, anche se ormai ne avrete le tasche piene visto che da mesi le locandine del film campeggiano un po’ ovunque.

il-grande-gatsby_cover

il-grande-gatsby

the-great-gatsby-img06-96530_0x410Un’ultima cosa, i consigli per gli acquisti: se vi siete fatti affascinare dai Roaring Twenties, andate a recuperare le stagioni di Boardwalk Empire; l’atmosfera è meno esplosiva e sicuramente più aderente alla realtà dell’epoca, gli attori sono straordinari (fatevi furbi e guardatelo in originale) ed esteticamente è una gioia per gli occhi.

Annunci
Standard

One thought on “Brevi(ssime) considerazioni su Il Grande Gatsby

  1. Pingback: Improbabili giustificazioni alla passione per lo streaming | Macchiato con Zucchero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...