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Il glorioso esame di maturità della classe del 2004

Maturità, t’avessi preso prima…

Ah no, quella era la laurea triennale.

Provo sempre molta tenerezza nei confronti dei maturandi, delle loro comprensibili ansie e nel timore di fare il passo falso che vanificherà le fatiche di un anno.

Mi fa anche sorridere leggere o sentire le rassicurazioni dei già maturati, i

ma alla fine è una cavolata

è solo una formalità

e ricordare quanto queste frasi mi innervosissero all’epoca, perché pensavo di avere ogni diritto di essere nervosa e preoccupata, e che era assolutamente giusto che fosse così.

Gli ultimi tre anni delle superiori sono stati abbastanza… movimentati, ecco: liti continue, squadracce di ragazze in lotta tra loro e il nostro unico compagno a tentare di non soccombere in quel caos così tipicamente femminile.

I professori temevano che in sede di esami ci saremmo – per usare un eufemismo – scannati. La nostra seconda prova durava tre giorni, tutti passati in un laboratorio di legatoria e restauro intorno a un tavolone, impegnati nella progettazione di un’edizione ex novo di un volume ottocentesco dedicato a un artista rinascimentale, con relativa ipotesi di restauro.

Porelli i miei docenti, capisco i timori di dover controllare diciotto (diciannove?) adolescenti in cattività, impegnati a litigarsi squadre e righelli, acquerelli e tempere. In una stanza ricolma di bisturi e acidi, tra le altre cose.

Invece, ricordo che io e l’Unico Compagno Maschio passammo due giorni a rilassarci dopo le fatiche delle prime due prove, fumando sigarette in bagno (vietato uscire dall’edificio!) e intrattenendo amabili conversazioni con le nostre compagne, che erano appena più stressate di noi. L’ultimo giorno ‘decidemmo’ di metterci al lavoro, e in sei ore tutti consegnammo i nostri (probabilmente inclassificabili) progetti. Tutti elaborati in un clima di sostegno reciproco e di collaborazione assolutamente imprevedibili.

Fu bello, ci trovammo uniti e felici di condividere quel momento che reputavamo così importante e arrivammo agli orali colmi di paure ma anche di solidarietà.

Se ancora oggi ricordo così bene dei dettagli insignificanti, se preferisco quelle memorie a quelle acquisite durante l’esame di laurea triennale anche se più distanti nel tempo, è perché non è vero che l’esame di maturità è una cavolata, o una formalità.

E non è vero che ci si può giocare l’anno scolastico: il giorno della prima prova scrissi un tema, la professoressa di inglese lesse la ‘brutta’ e mi disse ch non era granché, così ne scrissi un altro che a mio parere era ancora più osceno, ma che mi valse comunque 15 punti, probabilmente anche per via della media dei voti di lettere.

All’orale mi presentai indossando un abito verde mela e un cappello a tesa larga di tela fiorata, ma nessuno si sognò di prendere il mio outfit come una provocazione, o una mancanza di rispetto.

Però io avevo la commissione interna e i maturandi di oggi invece no, quindi – in effetti – poveri loro.

Ora, se qualche ex compagno di classe leggesse queste righe e si rendesse conto di avere dei ricordi orrendi della maturità, lo pregherei di tenere tali considerazioni per sé e di non rovinarmi l’illusione di amicizia, fratellanza e amore che mi rallegra questo pomeriggio di inizio estate.

Gli altri sarebbero invece i benvenuti, se decidessero di condividere le loro memorie con me. Anche se capisco che nove anni sono tanti, e che magari sono l’unica disadattata che ancora ripensa a quei giorni con nostalgia.

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5 thoughts on “Il glorioso esame di maturità della classe del 2004

  1. Chiara ha detto:

    Porca pupazza… già 9 anni da quei fatidici giorni!
    Mercoledì con l’inizio degli esami ci ho pensato anche io alla matura…
    I miei ricordi?
    La faccia di Agnese il giorno del tema che, quando è stata estratta la lettera Z (per decidere l’ordine per andare al patibolo all’orale) è passata in un solo secondo dalle risate (nervose) alle lacrime.
    Nella terza prova aver passato il compito di matematica a Elisa e aver dimenticato il “fattore progettazione” nella domanda di storia dell’arte su Morris.
    Che l’Unico Compagno Maschio, la sera prima del mio esame orale è venuto a casa e mi ha aiutato a ripassare nonostante fosse libero di cazzeggiare visto che era già passato.
    Infine la prof. Rizza che mi ha teso un tranello (anzi due e uno pure sul programma di terza) ma solo perchè sapeva che io sapevo.
    Bei ricordi, a volte pernso che rivivrei volentieri quei tre anni, ma poi ci penso e… chi me lo fa fare?!?

    E per tornare ancora un po’ più in dietro (solo per te): colonna traiana (e ho detto tutto!)

  2. Noemi ha detto:

    Anna… non sei l’unica nostalgica ma forse è un pensiero condiviso di noi, continue adolescenti.. 😉
    Mi ha fatto sorridere molto quello che hai scritto, mi hai ricordato dei momenti che avevo quasi dimenticato (per esempio il tema del libro ottocentesco della prova in laboratorio!).
    Però, ricordo quante di voi erano dietro di me a farmi sostegno morale durante la mia prova orale perché ero talmente agitata che avevo una paura immensa di farmi figure balbettando come un idiota.. Ma voi eravate lì e io non ho quasi balbettato.
    Ricordo che all’esame orale di Elisa mi si è rotto il reggiseno.. ahah! Ma non mi sono mossa di lì e ho girato per tutto il giorno senza (notare che faceva caldissimo e avevo una cannottierina minuscola) e ricordo il momento del pianto sulle scale tra me, Elisa e Lucia mentre il resto del Passoni usciva urlante di gioia per la fine dell’anno scolastico..
    Conservo ogni vostra cartolina, ogni vostro bigliettino e pensieri sul diario. In particolare le tue letterine Anna e la nostra foto insieme stile Mouline Rouge…

    (perdonami, commento uguale sia qui che su facebook)
    Ti voglio bene Anna!

    Noemi

  3. Pingback: Gli anni Novanta, la moda, le betulle e le irritazioni da ortiche. | Macchiato con Zucchero

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