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Monday Mood(s) con breve digressione sul fluo

Allora, siete tornati dalle vacanze? Avete finalmente riposto nell’armadio (che si spera porti a Narnia) gli improbabili bikini-fluo-con-frange che, ne sono sicura, hanno spopolato sulle spiagge della Liguria e del Lazio, della Puglia e del Triveneto?

Che poi, il problema serio delle tonalità fluo è il loro essere inadeguati a qualunque sfumatura di incarnato, dalla più pallida (effetto dispensa-sottolineata-con-evidenziatori mode: on) alla più abbronzata: non c’è verso, sono colori brutti.

Ho un’amica che ama molto tali sobrie sfumature, e alla lunga mi sono abituata a vedergliele addosso (the power of love), ma per il resto, spero con tutto il cuore che siano un vezzo estivo senza possibilità di replica.

M’illudo, lo so.

Naturalmente, non avevo alcuna intenzione di occuparmi di tali aulici argomenti. L’idea era invece di riprendere i bistrattati Monday Moods, ché a ben guardare oggi è lunedì, sicché…

monday moods logo def

Eccoci qui. Tra parentesi, poi la smetto e arrivo al succo del discorso, continuo a cercare qualche anima buona che ridia un po’ di vita a questa insulsa rubrichetta, quantomeno graficamente: credo che la mia inabilità grafica sia abbastanza evidente, pertanto io la butto lì, hai visto mai che qualche collega del corso di progettazione grafica abbia seguito le lezioni con più interesse.

Partiamo con i libri, cinema e musica li accantoniamo provvisoriamente che poi non ho più nulla da scrivere.

Alcuni giorni fa, come documentato su Instagram, un’oziosa visita al mercato di quartiere si è mutata in una caccia al tesoro, durata una mezz’ora abbondante, per trovare la triade perfetta: infatti, il pezzo di cartone appoggiato sul banco prometteva tre libri per euro cinque.

L’avevo già letto alcuni anni fa, così ho colto l’occasione per ampliare l’incredibilmente vasta parte della mia libreria dedicata agli anni Settanta. Si tratta dell’autobiografia di Alberto Franceschini, co-fondatore con Renato Curcio e Mara Cagol delle Brigate Rosse; è una lettura davvero utile per comprendere lo spirito di un tempo, e oltretutto – anche se non è una bella cosa da esternare – esercita un potere fascinatorio che tiene incollati alle pagine.

Per non rischiare di divertirmi troppo con letture eccessivamente leggere, il libro numero due è stato

Questo volume ripercorre la storia della tragedia del Kosovo attraverso la testimonianza diretta dell’autore, inviato del Corriere della Sera; è molto interessante ed è sicuramente un documento utile per comprendere gli eventi che hanno portato al conflitto e quelli che l’hanno seguito (l’autore si sposta a Belgrado dopo l’inizio dei bombardamenti NATO, consentendo al lettore di avere una visione abbastanza completa dei fatti); peccato che probabilmente il correttore di bozze fosse malato il giorno in cui il volume è andato in stampa, o più verosimilmente la fretta di pubblicarlo mentre la guerra era ancora in corso ha fatto saltare a piè pari alcune fasi di preparazione (ipotesi questa che spiegherebbe l’orrenda sovracoperta che lo decora).

Infine, non sentendomi ancora soddisfatta, per il volume numero tre la scelta è stata la seguente:

mia grandissima colpa, non l’avevo ancora letto.

Nel porgermi la bustina di plastica contenente questi tesori, il venditore ha commentato “ottime scelte, signorina” e sembrava serio, ma temo che in realtà si stesse facendo beffe di me e che compatisse le sorti della mia estate (se solo avesse saputo che questa è stata l’estate della mia laurea, credo che gli avrei fatto una pena tale da spingerlo a regalarmi i libri. Non sono mai scaltra quando ce n’è bisogno).

Insomma, il bottino è stato soddisfacente e ha riempito le mie tristi, infinitamente tristi giornate estive.

E sì, so bene di aver millantato un post con degli utilissimi consigli musicali dedicati ai vacanzieri, ma ho affettuosamente deciso che se avete avuto il tempo di andare in vacanza, avrete pure trovato quello per farvi le playlist per l’occasione.

Ma visto che non sono poi così vendicativa, un piccolo suggerimento lo lascio:

Anzi, due. Quello sopra per i viaggi in macchina, quest’altro per quelli in treno, magari in solitaria.

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Considerazioni sparse

Incontri estivi: gli “incaricati Enel” porta a porta e le loro splendide truffe

Li avevo incontrati l’ultima volta un paio di anni fa, a Pisa.

Tizio era entrato in casa esibendo un cartellino di riconoscimento con stampato un nome femminile e chiedendo a gran voce di vedere “l’ultima bolletta”, per potere – a suo dire – rimediare al peccato capitale da noi commesso, non avendo ancora provveduto a “togliere l’imposta statale”.

Giunto nella nostra cucina con al seguito un donnone di nero vestito che sembrava incapace di proferir parola, si è fatto consegnare la fantomatica ultima bolletta.

La donna si guardava intorno, e i suoi sguardi perplessi di fronte all’accozzaglia di mobili, libri, tazze e gatti ci avevano causato attacchi di ridarella contenuti a fatica.

Tizio, un ragazzo evidentemente appena maggiorenne, continuò a lungo a sostenere di essere l’incaricato della compagnia con cui avevamo il contratto per la fornitura dell’elettricità, ma per sua sfortuna né io, né la coinquilina feticista delle tazze eravamo le intestatarie del contratto, quindi lui e la sua silenziosa socia erano stati messi alla porta.

Purtroppo non tornarono più, avrei gradito scambiare qualche parola per chiedergli delucidazioni in merito all’informazione ricevuta telefonando al numero verde della nostra compagnia elettrica, ossia che non avevano idea di cosa stessi parlando e che certo la strana coppia non era alle loro dipendenze.

A seguito di alcuni articoli usciti su diversi quotidiani (uno dei quali scritto dal mio coinquilino, effettivo intestatario del famoso contratto, che aveva fatto una giornata di prova presso l’agenzia che mandava in giro quegli sciamannati).

Invece ieri ho carpito (per non dire deliberatamente origliato) sull’autobus una conversazione tra tre ragazzi molto giovani, due dei quali svolgono il medesimo lavoro di Tizio e del donnone; bene, questi due fanciulli si sono vantati per un abbondante quarto d’ora delle tecniche insegnategli dal loro diretto superiore: frasi che, per loro diretta ammissione, erano un cumulo di cazzate volte a convincere il malcapitato di turno a firmare il fraudolento contratto che, di fatto, fa sì che la gestione dell’energia passi ad un’altra compagnia (non ho ancora capito quale).

Dopo aver allegramente deriso “quelli delle popolari” che sono ignoranti e firmano qualsiasi cosa (e qui devo ammettere che ero pronta a litigare, che i miei nonni hanno vissuto “alle popolari” per quarant’anni, e immaginarli truffati da due tamarri imbecilli mi ha fatto salire il sangue alla testa), hanno raccontato all’amico le meraviglie dei loro guadagni:

40 euro per ogni contratto concluso, versamento del 20% dei guadagni all’agenzia (“che se pensi che a fare l’operaio lasci il 50% in tasse, è un cazzo”), disponibilità e anzi attitudine a raccontare qualsiasi balla pur di portare a casa l’agognata firma.

Se in un primo momento provavo pena per i poveretti che pur di lavorare si prendevano la briga di girare porta a porta senza neanche l’ombra di un rimborso spese, dopo aver sentito quella conversazione ho cominciato a considerare che un ragazzo di indole onesta probabilmente andrà a fare l’operaio, anche se dovrà lasciare “il 50% in tasse”, e che invece i figli di puttana continueranno ad oliare il meccanismo delle truffe, del “ma no signora, siamo dell’Enel” e che saranno, in questo modo, complici di chi li manda in giro con le precise istruzioni di circuire le persone.

E mi sentirò pertanto autorizzata, dovessi incontrarli di nuovo, ad insultarli come solo una che ha bazzicato “le popolari” sa fare.

(e di scappare di corsa una volta terminati gli insulti, che a parole son buona ma a forza fisica pecco un pochino).

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Art for Art's Sake, cinema, Considerazioni sparse, Libri, musica, teledipendenza

Agosto metropolitano: strategie di sopravvivenza

Non c’è bisogno che sia io a dire quando può essere frustrante un’estate trascorsa in città, soprattutto se la città in questione trascina con sé alcune pessime abitudini del proprio passato industriale come la chiusura della metropolitana in orari in cui ancora splende il sole; il mio isolato poi, la cui particolarità è l’immenso cortile interno su cui si affacciano decine di appartamenti, col caldo si trasforma in un brulicante e grottesco insieme di urla, rumori catodici e improbabili esposizioni di nudità varie che farebbe la gioia di qualsiasi voyeur e farebbe sentire il più disinteressato visitatore come James Stewart ne La finestra sul cortile.

Vi faccio almeno un po’ pena, se confesso che il temporale di stamattina mi ha un po’ risollevato l’umore già provato dalla fauna che popola le biblioteche?

Ad ogni modo, nonostante la mia salute psicofisica sia terribilmente minacciata dalla quasi completa eliminazione di sale, zucchero e caffè dalla mia non-proprio-equilibrata dieta, mi sento stranamente generosa e ho quindi deciso di condividere un po’ del mio sapere consigliando ai temerari dell’agosto metropolitano un po’ di musica, di libri e di film che potrebbero alleviarne la tristezza, la noia, la voglia di ammazzarsi di mojito casalinghi 24/7.

Però, visto che l’acquazzone mi ha reso una persona più allegra, ho pensato di mettere a disposizione i miei vasti saperi ormai triennali in tema di viaggi non sempre piacevoli e confortevoli, stilando una playlist di ciò che amo ascoltare durante i tediosi viaggi tra la Toscana e il Piemonte. Questa lista sarà esclusivamente musicale, perché non credo che i vacanzieri (vi odio) avranno il tempo di guardare film e in fatto di libri da spiaggia non sono molto competente, considerando che la mia vacanza nizzarda dello scorso anno è stata accompagnata da Lolita di Nabokov.

Si comincia con i coraggiosi recidivi dell’asfalto arroventato, che – credetemi – ne hanno più bisogno.

Per prima cosa la musica, che per quanto mi riguarda, quest’estate è appropriata per un umore languido e riflessivo (vedi: vegetativo): sto ascoltando sovente l’album One Cell in the Sea di A Fine Frenzy, che ben si adatta alle peregrinazioni mentali di chi non ha molto da fare e i cui amici sono partiti per lidi migliori.

Si prosegue quindi con The Decemberists, che a questa stagione sono particolarmente appropriati se si scelgono Castaways and Cutouts o The King Is Dead (quest’ultimo, particolarmente indicato per le fughe domenicali al fiume o in campagna).

Si conclude quindi con un ascolto più adatto alle ore serali, quando la schiena è diventata un tutt’uno col divano e la vacuità dello sguardo potrebbe far pensare alla povera lobotomizzata di From Hell: e qui vince a mani basse Tori Amos, di cui mi sento di consigliare Strange Little Girls.

Se no c’è sempre Guccini, che nella sua Bologna ci sta sempre tanto bene e potrebbe farci provare moti di tenerezza anche per l’asfalto molle e rovente.

Passando al cinema, consiglio di evitare i film ambientati in luoghi lontani e selvaggi per non incorrere in un crollo psicologico precoce e di darsi invece a generi più tosti attraverso i quali riversare gli sprazzi d’odio per i vacanzieri: da Hitchcock in avanti, tutto va bene (a parte Psycho, forse, per motivazioni che saranno espresse tra un po’). Anche i western potrebbero essere una buona soluzione per convincersi che il sole fa sudare e venire le rughe e la sabbia è fastidiosa, quindi alla fine dei conti siamo noi i più furbi, noi che passiamo l’agosto chiusi in appartamento con le tapparelle abbassate. Infine, i drammoni classici: Via col vento, tutto il ciclo di Angelica e simili sapranno far passare un pomeriggio afoso in un baleno e terranno mente e cuore abbastanza occupati. Niente horror però, che già ci immagino di notte, con il lenzuolo fin sopra i capelli e gli occhi spalancati, senza neanche un’amica a cui chiedere di raggiungerci per la notte (che passeremo inevitabilmente in bianco, a controllare che non ci sia nessuno sulle scale e che nessuno tenti di introdursi in casa dal balcone aperto).

Spostandoci ad un altro media, per quanto riguarda la mia tanto amata serialità televisiva è doveroso citare Dexter (per i neofiti della serie, direi di riprenderlo dalla prima stagione), The Killing (nella Seattle in cui è ambientata piove sempre e i colori sono virati al blu, come in uno splendido anticipo d’inverno) e Skins Pure, una storia in due episodi che pur riprendendo un personaggio della prima stagione, è godibilissimo anche da chi si avvicina a questo prodotto inglese per la prima volta: infatti, regia e fotografia sono straordinarie proprio come agli esordi, le atmosfere sono coinvolgenti e in breve, è un buon modo di passare un paio d’ore.

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Infine, la letteratura. Anche qui, un NO deciso ai best seller carichi di omicidi psicopatici e simili, che lasceremo volentieri ai vacanzieri; fidatevi, ho avuto la malaugurata idea di riprendere a tempo perso alcuni libri di Patricia Cornwell che marcivano sulla libreria e le conseguenze sono state sì tragicomiche, ma non augurabili. In questo caso, gallina vecchia fa buon brodo: ho tutta l’intenzione di rileggere Peyton Place e Ritorno a Peyton Place, ché di guardare Beautiful non ho voglia ma un po’ di gossip vintage non fa male. A chi non conosce questi due romanzi ne consiglio la lettura (magari più alle fanciulle, anche se non necessariamente).

Anche Baricco va bene, che con le sue atmosfere evocative e cristallizzate assorbe la mente e fa dimenticare lo schifo d’estate che stiamo vivendo. Tra le uscite recenti, tre giorni fa ho letto Le colpe dei padri di Alessandro Perissinotto e almeno per noi torinesi è una buona opzione di lettura: coinvolge, è scritto meravigliosamente, pieno di riferimenti alla storia e al cinema e potrebbe far tornare un po’ d’amore per questa città a chi ci sta passando il mese peggiore dell’anno.

Questo è quanto, appena odierò un po’ meno i vacanzieri (e potrò di nuovo abusare del wi-fi delle biblioteche toccherà ai consigli per loro.

https://www.youtube.com/watch?v=APuOeFmCQME

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