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Le vere femministe ammazzano i vampiri

A volte capita che un autore uomo costruisca dei personaggi femminili d’acciaio. Non capita spesso, ma quando accade è difficile dimenticarsene.

Un paio di ore fa, MTV ha trasmesso l’ultimo episodio dell’ultima stagione di Buffy l’ammazzavampiri; pur non essendomi ancora ripresa dalla prima visione del medesimo episodio (risalente ormai a una decina d’anni fa), ho deciso di verificare se in veste di donna (ahah) adulta (ahahah) lo avrei guardato con occhi diversi, e con il sorrisetto di chi ritiene la sé adolescente un po’ sciocchina.

Col cavolo. Ho quasi pianto.

Comunque, la giovane e atletica Sarah Michelle Gellar mi ha fatto ripensare alla seconda metà degli anni Novanta, quando le ragazzine dei Paesi occidentali (e ricchi) si convinsero di essere imbattibili, speciali, unite in una sorellanza universale che le Spice Girls (o più probabilmente il loro manager, Simon Fuller) definivano Girl Power.

Mia madre aveva in casa l’imponente libro di Simone de Beauvoir Il secondo sesso, sulla cui copertina spiccava il simbolo del femminile in rosa antico. Cercai di leggerlo, poi tornai ai balletti delle Spice Girls ma mi convinsi che questa Simone doveva essere una gran tosta, per i suoi tempi.

Proprio in quel contesto, il film del 1992 Buffy l’ammazzavampiri venne adattato dal suo creatore Joss Whedon per il piccolo schermo: la prima stagione andò in onda negli Stati Uniti nel 1997, l’ultima si concluse nel 2003. Tra i personaggi della serie, spiccano diverse figure femminili che compiono percorsi particolari che quasi sempre le rendono autoconsapevoli, forti, indipendenti: l’imbranata Willow diventerà una strega, poi una strega cattivissima, infine addirittura una dea passando dall’amore per un licantropo a quello per un’altra strega (amore lesbo negli anni Novanta in una serie per teenager, non so se mi spiego); la stessa Buffy nel corso degli anni diventa sempre più tosta, nonostante le continue mazzate (fisiche ed emotive) che le vengono inflitte. Il mio personaggio preferito era Faith, la cacciatrice attivatasi a seguito di una delle varie morti di Buffy, perché era davvero una badass e passava leggiadra da uno schieramento all’altro come ci si cambierebbe i calzini; eppure, anche il suo ruolo era davvero ben costruito, infatti dopo essersi fatta abbindolare dal preside (che, come molti già sapranno, non era un semplice impiegato), lo sfancula per combattere al fianco della protagonista e rischiare la vita più e più volte.

L’ultima puntata poi, al di là del trauma emotivo che provoca (povero, piccolo Spike), veicola un messaggio davvero potente: Buffy decide di far sì che non ci sia più una sola cacciatrice per generazione, ma che ogni ragazza lo diventi in potenza: dividendo i suoi poteri con tutte (tutte!) le fanciulle del mondo, non solo riesce a richiudere la bocca dell’inferno che sfiga vuole si trovasse sotto la sua scuola, ma a risvegliare una nuova consapevolezza nelle ragazze.

Così la ragazza speciale, la predestinata che ha passato anni a sfrantecare di calci vampiri e demoni vari (quasi sempre maschi, naturalmente), quella che ha rinunciato al suo Unico Vero Amore senza fare troppe storie e che ha intrattenuto allegre liasons di letto con il suo nemico più acerrimo, sceglie di dividere ciò che ha con tutte. E di lasciare morire l’uomo che sostiene di amare (Non è vero. Ma grazie per averlo detto è una delle battute più spezzacuore della storia) perché il piano venga portato a termine, e i demoni tornino all’inferno.

C’è poi tutta la questione dell’esorcismo degli orrendi anni del liceo, con l’atto liberatorio di far sprofondare scuola e cittadina intera in una voragine senza fondo, e il non prendersi sul serio (la conversazione sui centri commerciali è magistrale). Insomma, Whedon è un fottuto genio e chi vi dirà il contrario è uno spudorato maschilista: vogliamo poi parlare del colpo da maestro di identificare il cattivo delle prime stagioni con Billy Idol? (e a proposito della questione “duro dal cuore tenero” e “cattivo che diventa buono”, direi che gli autori delle vicende dei fratelli Salvatore hanno vagamente preso spunto dal triangolo tra Buffy, Angel e Spike).

Poi noi ragazzine siamo cresciute, alcune hanno pensato che piuttosto che fare affidamento sulle proprie capacità fosse più facile sostenere gli esami universitari (s)vestite succintamente, altre hanno pensato che fosse più facile affidarsi ad un maschietto che si prendesse cura di tutto, altre ancora piangono davanti a un telefilm e lo scrivono su internet, invece di studiare visto che sono andate in biblioteca a piedi.

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2 thoughts on “Le vere femministe ammazzano i vampiri

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