Beauty

Quant’è bella l’estate che si fugge tuttavia: guida di bellezza autunnale per signorine

Da alcuni giorni tento di produrre un post decente e sufficientemente coerente sull’arrivo dell’autunno, le foglie che cadono, i crop top che ringraziando il Signore finiscono nelle ante meno raggiungibili degli armadi senza successo alcuno.

Anche se, a giudicare dalle condizioni in cui ho lasciato l’Italia a fine luglio, forse uno scritto del genere risulterebbe un tantino obsoleto.

Però c’è un aspetto della vita di noi (ah ah ah) giovincelle che con l’autunno si fa più sporadico, e questo aspetto è la DEPILAZIONE e no signore mie, le calze color carne non nascondono i fusti lucidi e scuri che decorano le nostre estremità inferiori e che ci fanno chiedere quale peccato dobbiamo scontare, se sulle gambe abbiamo una foresta rigogliosa e piena di salute e sulla testa abbiamo quattro peli crespi e ingestibili.

Il mio conclamato amore per il fai-da-te cosmetico trova la sua controparte nel pesaculismo che mi contraddistingue come una lettera scarlatta, quindi come credo quasi ogni fanciulla, solitamente alterno dolorose e lunghissime sessioni di cerette casalinghe a non meno dolorose ma più professionali  e meno economiche sedute dall’estetista.

Una routine che mi sono vista costretta ad interrompere quando ho cambiato Paese di residenza, perché la mia estetista sabauda utilizza una delicatissima cera fatta da lei medesima e nonostante i prezzi più che competitivi delle sue colleghe albanesi, vivo nel terrore che una cera un po’ più aggressiva possa estirparmi anche le arterie.

Un giorno di agosto la soluzione si è palesata sotto forma di un espositore Veet.

Cera delicata? Check. A base di zucchero e oli naturali? Check. Prezzo corrispondente a circa 3,50 Euro? Check.

Ed è così che il cassettone della camera da letto ha assunto le sembianze dello studio di un’estetista poraccia, e dopo aver scoperto l’acqua calda che si attacca ai peli ma non alla pelle, e che essendo idrosolubile evita disastri inenarrabili, non ho potuto fare a meno di fare una piccola scorta per l’inverno.

veet

Col mio solito culo, dalla prima confezione mancava la spatolina per l’applicazione, ma ho sopperito con l’utilizzo del manico di un cucchiaino; è vero che mi capita di detestare la spatolina in questione, vuoi perché si mimetizza con il mobilio,

spatola_cera

vuoi perché mi tratta come un’incapace quando provo la temperatura della cera a bagnomaria (seriamente, era necessario quel punto esclamativo? Non bastava un “abbi pazienza splendore”?), ma in linea di massima siamo in rapporti cordiali.

cera

Personalmente ho sostituito le strisce presenti nella confezione con altre ricavate da una vecchia federa, per motivi di risparmio (le lascio in ammollo per mezz’oretta e sono come nuove), e perché fanno molto meno male di quelle “classiche” (anche questo l’ho imparato dall’estetista torinese che mi manca tanto tanto).

Quindi bando alle ciance fanciulle, mettete via i collant color carne* ed estirpatevi gioiose che si sa, tra le foglie gialle sui viali e l’aria fresca del pomeriggio c’è il rischio di trovare un fanciullo moderatamente attraente e cervellodotato proprio in autunno.

*Io li usavo, mea culpa, finché non ho incontrato lei e da allora mai più Vostro Onore.

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Considerazioni sparse, teledipendenza

Perché godersi il sole quando si può passare il tempo guardando Seattle?

Piccola premessa: non ci credo nemmeno io di aver scritto “ne discuteremo in seguito” riguardo un argomento, e di averlo effettivamente fatto a pochi giorni di distanza. Starò mica diventando affidabile?

Il rapporto tra la sottoscritta e The Killing è stato travagliato e non sempre privo di astio: ho iniziato a guardarlo perché per me i remake sono un po’ un guilty pleasure, mi sono annoiata a morte dopo i primi episodi, ho abbandonato la povera Rosie Larsen a sé stessa e mi sono data ad altre visioni.

rosie

La seconda stagione l’ho lasciata passare come ci si dimentica di riportare i libri in biblioteca (la mia mancata sospensione dal prestito dev’essere, credo, il terzo segreto di Fatima), poi nel periodo in cui avrei dovuto concentrarmi e utilizzare al meglio le mie doti intellettuali ho deciso di cazzeggiare – ne abbiamo già parlato – e visto che avevo tempo da perdere in abbondanza, ho iniziato a guardare la terza stagione.

Senza rivelare il finale, che non si sa mai che qualcuno di voi si faccia incuriosire dai miei sproloqui, scriverò solo che la notizia della chiusura della serie senza una stagione conclusiva è stata un trauma. Di quelli brutti che fanno perdere fiducia nel mondo, nell’umanità e nel buon cuore dei produttori televisivi.

Poi la luce: una quarta stagione, pochi episodi in onda ad agosto (agosto?!) per regalare una degna conclusione alla serie e signori miei, che splendido canto del cigno. Tutto si è chiuso, ogni elemento ha trovato un suo posto e le conseguenze sono state terribili. A tratti, mi è sembrato che a scrivere la storia fosse Rust di True Detective, e questo mi sembra un ottimo motivo per correre a casa a guardare sto benedetto telefilm.

E anche True Detective, se qualche folle non l’ha ancora fatto.

Infine, un plauso a Mireille Enos che è una squinzia niente male ma per fedeltà al personaggio si è fatta riprendere completamente struccata e con maglioni di lana orrendi per ben quattro stagioni. Io solo per questo, un Emmy glielo darei.

Sperando che le vostre gioie quotidiane vadano oltre la visione di una serie tv in cui piove di continuo e ogni cinque minuti qualcuno muore in modo orrendo, e che le nuove stagioni ormai in arrivo delle altre serie tv siano soddisfacenti, ne approfitto per segnalarvi il nuovo profilo Twitter del blog. Perché l’altra pagina era troppo personale, come no.

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