Considerazioni sparse, teledipendenza

Perché godersi il sole quando si può passare il tempo guardando Seattle?

Piccola premessa: non ci credo nemmeno io di aver scritto “ne discuteremo in seguito” riguardo un argomento, e di averlo effettivamente fatto a pochi giorni di distanza. Starò mica diventando affidabile?

Il rapporto tra la sottoscritta e The Killing è stato travagliato e non sempre privo di astio: ho iniziato a guardarlo perché per me i remake sono un po’ un guilty pleasure, mi sono annoiata a morte dopo i primi episodi, ho abbandonato la povera Rosie Larsen a sé stessa e mi sono data ad altre visioni.

rosie

La seconda stagione l’ho lasciata passare come ci si dimentica di riportare i libri in biblioteca (la mia mancata sospensione dal prestito dev’essere, credo, il terzo segreto di Fatima), poi nel periodo in cui avrei dovuto concentrarmi e utilizzare al meglio le mie doti intellettuali ho deciso di cazzeggiare – ne abbiamo già parlato – e visto che avevo tempo da perdere in abbondanza, ho iniziato a guardare la terza stagione.

Senza rivelare il finale, che non si sa mai che qualcuno di voi si faccia incuriosire dai miei sproloqui, scriverò solo che la notizia della chiusura della serie senza una stagione conclusiva è stata un trauma. Di quelli brutti che fanno perdere fiducia nel mondo, nell’umanità e nel buon cuore dei produttori televisivi.

Poi la luce: una quarta stagione, pochi episodi in onda ad agosto (agosto?!) per regalare una degna conclusione alla serie e signori miei, che splendido canto del cigno. Tutto si è chiuso, ogni elemento ha trovato un suo posto e le conseguenze sono state terribili. A tratti, mi è sembrato che a scrivere la storia fosse Rust di True Detective, e questo mi sembra un ottimo motivo per correre a casa a guardare sto benedetto telefilm.

E anche True Detective, se qualche folle non l’ha ancora fatto.

Infine, un plauso a Mireille Enos che è una squinzia niente male ma per fedeltà al personaggio si è fatta riprendere completamente struccata e con maglioni di lana orrendi per ben quattro stagioni. Io solo per questo, un Emmy glielo darei.

Sperando che le vostre gioie quotidiane vadano oltre la visione di una serie tv in cui piove di continuo e ogni cinque minuti qualcuno muore in modo orrendo, e che le nuove stagioni ormai in arrivo delle altre serie tv siano soddisfacenti, ne approfitto per segnalarvi il nuovo profilo Twitter del blog. Perché l’altra pagina era troppo personale, come no.

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