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Lontano dagli occhi, vicino al cuore: sopravvivere a un autunno non italiano

Quando di là, sull’altro blog che scrivo tentando di non lasciarmi andare al flusso di coscienza come faccio qui, ho stilato un elenco raccontando com’è stato il primo rientro in Patria, ho dimenticato un elemento che mi sta lentamente uccidendo.

L’autunno.

Due giorni a Torino e il mio fragile corpicino sabaudo si è convinto – e giustamente, dico io – che la stagione dei crop top, dei sandali e delle code di cavallo anti-afa fossero terminati.

Non che fossi scontenta, a me l’autunno piace assai e anche il cappottino che ho prontamente acquistato durante una passeggiata in compagnia al mercato di Piazza Benefica (sì, sono stata abbastanza infida da dirottare una passeggiata familiare al mercato. E da comprare dal banco in cui si trovano solo prodotti con le etichette tagliate).

Bene, il ritorno di qua dall’Adriatico in total black, con le Superga e il suddetto cappotto (che è color… polvere? Crusca d’avena? Cielo su Mirafiori? Capelli di Angela Lansbury post-Signora in Giallo? Bof) è stato sì d’effetto, ma molto poco consono alle condizioni del luogo.

Insomma, le temperature sono tali da farmi uscire con i sandali e da aver steso sulle unghie un estivo e assai infantile smalto bianco con qualche glitter, ma le mie membra sanno che altrove è autunno, e si comportano di conseguenza: letargo, mal di testa, riposini a cazzo mentre che ne so, sto leggendo un romanzo di Fred Vargas e io non dormo MAI mentre leggo Fred Vargas.

E ancor più grave, niente defilé in giro per Tirana con il cappotto color topo sbiadito e lo smalto color – vino? Sangue arterioso? Uva nera? Prugne? Dio, che fatica i colori. Cinque anni di istituto d’arte ed eccoci qui.

Mi sto quindi sfondando con una cura ricostituente fai-da-te (o DIY, che dir si voglia) che comprende:

pastiglie effervescenti dai sapori improbabili per integrare le vitamine e i minerali;

litri e litri di tè di ogni gusto e aroma, ma soprattutto quelli con altissimo contenuto di teina;

frutta di stagione, che non so come mai ma tutti dicono faccia un gran bene;

Camionate di pastiglie di ginseng e vagonate di quelle di magnesio.

Ora, se non verrò colta da un’overdose di Vitamina C o non mi si ossideranno le membra per i troppi minerali, credo che a breve tornerò a sproloquiare di film & serie tv: che Tirana lo voglia o meno, l’autunno è arrivato e finalmente gli schermi (dei pc) sono caldi e colmi di nuove proposte.

Che tra le altre cose, Sky sta per trasmettere True Detective, e se qualche folle non l’avesse ancora guardato e fosse abbastanza ricco da avere Sky, LO GUARDI IMMEDIATAMENTE. Per gli altri, quelli che come me dipendono da NowVideo e VideoPremium, sono disponibile a condividere i link. Ma che lo si faccia prima dell’inizio della seconda stagione, vi raccomando amici miei.

Se invece avete rimedi e consigli per non soccombere alla narcolessia mentre fuori ci sono 30°, siate i benvenuti.

To be continued.

Letargo permettendo.

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2 thoughts on “Lontano dagli occhi, vicino al cuore: sopravvivere a un autunno non italiano

  1. ..e nulla, mi sono imbattuta nel tuo blog per caso e ho già prontamente linkato questo e nuovo website al mio: troppo, troppo meravigliosamente *addictive*, i tuoi post!
    Mi emoziono puntualmente quando ritrovo scorci anche della *mia* Torino su altri blog, e qui i ritratti sono pennellate di colori saturi e leggerezza!
    Complimenti sinceri ed ovviamente un grande In bocca al lupo! per la tua avventura oltre-Adriatico:-)
    Una QuasiTorinese

    • Grazie mille! La nostra Torino mi manca molto, ma per non fare la provincialotta mantengo un’apparenza di sabaudo distacco.
      Salvo poi ingozzarmi di giandujotti nottetempo 🙂

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