cinema, Considerazioni sparse

Presto in sala: opinioni a caldo su American Sniper

Sinossi: Chris Kyle è un ragazzone texano che sogna di diventare un cowboy e che, dopo gli attacchi all’ambasciata americana in Kenya, si arruola nei Navy SEAL dove emergono le sue doti di cecchino. Durante l’addestramento conosce Taya, che diventerà sua moglie.

Dopo l’11 Settembre, Chris parte per la prima delle quattro missioni in cui avrà il compito di proteggere, dall’alto dei tetti iracheni, i Marines a caccia di guerriglieri di Al-Qaeda.

Nonostante la sua precisione col fucile lo renda presto un eroe, le quattro missioni lo cambieranno profondamente (ma va?) e lo porteranno ad alienarsi sempre di più dalla vita civile, dalla moglie e dai figli.

Partiamo dalla mia passione per i film di guerra, soprattutto per quelli in cui uno dei due eserciti non è “regolare” (Battaglia di Algeri I love you): la storia del Novecento, soprattutto per quanto riguarda le guerre anticoloniali, è il mio pane.

Anzi lo era, prima di trovarmi a scrivere boiate imperiali per il piccolo schermo.

American Sniper (che spero tantissimo venga tradotto in un ruspante Il Cecchino Americano) è un film di questo tipo, peccato che ci venga richiesto di parteggiare per gli stronzi la parte sbagliata.

E questo è un problema, perché a noi il protagonista piace assai ed è anche sorprendentemente bravo, ma ad ogni colpo sparato verso un iracheno il nervoso va alle stelle.

Povero Clint, lui ci prova a farci incazzare con gli iracheni, questi stronzi che non hanno neanche il buon gusto di giocare ad armi pari e invece stanno in abiti civili anche se nascondono AK-47 nel pavimento. Se invece, magari, volessero inviare un araldo con tanto di trombetta per annunciare i nuovi progetti di guerriglia…

Perché se è vero che vengono mostrati personaggi inquietanti e sanguinari (“the butcher” sembra sorto dall’inferno), qua e là si insinua nello spettatore il ragionevole dubbio che non proprio tutti quelli che nascondono armi siano affiliati di Al-Qaeda. Sai com’è, ti invadono illegittimamente il Paese, ci sta che a qualcuno girino un po’ e decida di difendersi da sti mascelloni con l’accento yankee.

Devo però ammettere che questo è uno dei pochi diretti da Eastwood che non mi è dispiaciuto. Ma forse è solo perché per me un Navy SEAL in Iraq non è un eroe, se invece fossi riuscita ad identificarmi col protagonista, probabilmente avrei trovato l’intero film stucchevole.

Apprezzabile il flashback con la scena di caccia al cervo, ma solo se è un omaggio voluto a Cimino e dai, è Eastwood, sarà così di certo.

Voto: 8,5

 

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