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Cinematografia di casa nostra: Pane e burlesque

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Alcuni mesi fa presi la malsana decisione di guardare un film italiano recente, Pane e Burlesque.

Sarà per la firma femminile alla regia, sarà che Amiche da morire mi era piaciuto, complice un pomeriggio libero preparai un tè condito con cannella e miele, mi accomodai nella poltrona che custodisco nella cameretta della blogger e mi immersi nella visione.

Oddio, mi immersi, diciamo che la visione fu intervallata da pause sempre più frequenti e che solo l’idea di poterne scrivere qui mi fece persistere fino ai titoli di coda.

Peccato che fino ad oggi dimenticai di scriverne, o forse per fortuna, perché ripensarci non è una bella esperienza.

Sinossi: la crisi economica ha messo in ginocchio la cittadina di Monopoli, la chiusura della fabbrica di ceramiche locale ha lasciato a casa molti operai e i rapporti familiari risentono della situazione economica.

L’arrivo in città di Mimì la Petite (Sabrina Impacciatore), figlia del defunto proprietario della fabbrica e star un po’ ruspante del burlesque, ridisegna gli equilibri esistenti soprattutto quando coinvolge tre donne del posto in una serie di spettacoli.

La scoperta da parte degli abitanti del paese dell’occupazione segreta delle donne metterà ancora più in crisi i rapporti con i mariti e scatenerà un’ondata di bigottismo apparentemente devastante, salvo contribuire a lanciare alcune delle protagoniste nell’olimpo dorato della televisione.

All’apparenza è un film di rivincita femminile, in cui l’arrivo dell’elemento di rottura in un luogo solo apparentemente stabile contribuisce a ridisegnare la società e il modo di pensare.

Volutamente ruspante e ironico, Pane e burlesque avrebbe potuto essere una commedia carina: peccato che Laura Chiatti sia inadeguata al ruolo di una goffa sartina e che l’affermazione del ruolo femminile come motore anche economico della famiglia sia un po’ all’acqua di rose, per dirne un paio.

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Il personaggio della Impacciatore è invece gradevole nel suo racchiudere le due anime del burlesque, quella seducente e quella ironica e quasi ridicola: le piazzate in dialetto contrapposte alla parlata con accento francese sono forse un po’ trite, ma strappano un sorriso.

Il finale è forse la parte che stona di più, un lieto fine forzato che fosse stato sostituito da una vena un po’ più amara avrebbe potuto risollevare almeno in parte le sorti del film.

Guardate Amiche da morire che è più divertente.

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3 thoughts on “Cinematografia di casa nostra: Pane e burlesque

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