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Dimmi che borsa porti e ti dirò che lavoro fai

Contro ogni previsione, nell’ultimo anno mi sono trasformata in una workaholic, una da sagra della pagnotta. Non so come sia potuto accadere, considerando che credo di non aver mai perso l’atteggiamento critico-sarcastico riguardo quello che stavo facendo, ma è accaduto e non ho alcuna intenzione di approfondire i come e i perché, almeno non ora.

Infatti, questo post non nasce come la seconda puntata delle Micidiali Minchiate che ho commesso sul lavoro, dove con minchiate intendo scelte sbagliate, errori di valutazione, mancanza di prontezza e simili: no, questo post vorrebbe essere da una parte una sorta di tutorial per le giovincelle che si avventurano nel magico mondo della televisione – e non come corteggiatrici di Uomini & Donne, per loro sono certa ci siano blog appositi con tutorial dedicati. Quello che faremo oggi, miei cari, è mettere a punto un kit di sopravvivenza dedicato alle aspiranti redattrici, assistenti di produzione, segretarie di produzione, assistenti di studio, assistenti alla post produzione, logger e quant’altro.

Decine di tentativi fallimentari, lordosi, spalle asimmetriche hanno determinato la messa a punto della borsa perfetta, quella che permette di sopravvivere sia che si passi la giornata seduta al pc che si debba correre tra riprese in esterna e in studio.

La prima regola che ho dovuto adottare è quella delle mini size, che sarebbero delle versioni mignon di prodotti altrimenti più ingombranti. Nello specifico mi sono dotata di mini size di deodorante, crema mani, dentifricio & spazzolino da denti, salviette intime, spazzola per capelli e di un balsamo spray per capelli secchi che ho amorevolmente autoprodotto mescolando ingredienti a caso e poi travasando il risultato in un barattolino travel size di Tiger. Incredibile a dirsi, fa il suo dovere.

La storia del formato mignon non mi è riuscita particolarmente bene con l’agenda, che è un tomo a coperta rigida color lillà già pesante di suo, figurarsi dopo aver iniziato a riempirla di fogli sparsi. Sospetto che le agendine piccine picciò tipo quelle Kaos siano più maneggevoli.

Il secondo lampo di genio riguarda la necessità, soprattutto per quando si lavora in più di una location, di avere una t-shirt di ricambio. La soluzione è stata una vasta collezione di magliette di cotone grigie, adattabili a (quasi) tutto, arrotolate a mo’ di salamelle e infilate in un sacchetto perché non si stropiccino troppo. Idem per le giacchette e i cardigan: scegliere capi poco ingombranti, poco pesanti, difficilmente stropicciabili e di colori neutri.

Il punto successivo è una questione di vera sopravvivenza: barrette energetiche, snack ai cereali, mandarini, qualsiasi cibo facilmente trasportabile e conservabile in borsa. Ho passato momenti molto bui in cui ritrovare in borsa una barretta mi ha fatta sentire come Gollum con l’anello.

Infine, da blasfema del make up ho imparato un paio di cosette: avere sempre il correttore in borsa (poche storie, facendo questa vita nessuno si salva dalle occhiaie)*, il burro cacao e il rossetto che si decide di indossare al mattino. Perché niente è più deprimente che guardarsi allo specchio e dover cercare di stendere sulle labbra i rimasugli del mattino.

Insomma, minimalismo e formato mini sono stati i miei compagni di viaggio per lunghi giorni e lunghe notti, e ancora oggi mi stupisco di poter uscire di casa per andare in ufficio con una borsa che ha sì il formato di un A4, ma con lo spessore (e le sembianze) di una busta da lettere.

*Il mio preferito in assoluto è l’ormai introvabile Instant Age Rewind di Maybelline, una bomba.

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4 thoughts on “Dimmi che borsa porti e ti dirò che lavoro fai

  1. Oggi primo giorno di lavoro. Non sono proprio in TV ma lavoro nei sotterranei di un ospedale. Le mie colleghe hanno ridacchiato quando ho tirato fuori il mio mini beauty case per andare a lavarmi i denti. Ed è brutto da dire ma in Australia non hanno salviette intime. O meglio, le hanno di una marca e a caro prezzo.

    Barbs

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