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Riutilizzare oggetti inutili: bevande acquistate solo per il packaging

Come moltissime fanciulle della mia generazione, l’influenza del visual marketing sugli acquisti che scelgo o meno di fare è enorme, tanto che a volte credo di meritare una lobotomia come quella che i feroci servizi segreti fecero alla mia quasi omonima Anne in From Hell.

La mia salvezza da acquisti perfettamente inutili e perfettamente stupidi è il terrore che gli zuccheri raffinati uccidano le mie cellule cerebrali e che, come già confessato altrove,  petrolati e siliconi mi trasformino in un rettile.

A volte però neanche il sacro terrore del progresso e della modernità mi salva da scelte improbabili, effettuate su basi puramente estetiche e che non tengono considerazione alcuna del contenuto.

Questo è, in breve, ciò che è accaduto quando al Big Market hanno messo in offerta a 140 leke (1 euro) gli Arizona Tea. Sì, proprio quelli che da EXKi, a cui importa moltissimo della “qualità delle materie prime”, vendono a più di 3 euro.

Ad ogni modo, letta l’etichetta e realizzato che questi carinissimi e pucciosissimi Arizona Tea contengono più zucchero della Coca Cola, non resisto alle bottiglie tanto graziose e colorate e ne acquisto una per tipo, dicendomi che saranno dei soprammobili per la cucina.

Il loro destino è stato quindi di ammuffire su un ripiano, accanto a barattoli di spezie varie (alcune delle quali mi sono tutt’oggi estranee: a cosa serve in cucina l’acido citrico?) finché la mia ossessione per tè, tisane e infusi non è potuta riesplodere in tutta la sua magnificenza grazie a queste prime giornate d’autunno.

Per farla breve, ho rovesciato l’orrendo e puzzolente contenuto delle bottiglie tanto carine nel lavandino (credo abbiano fatto un lavoro di sturatura non indifferente), le ho lavate e rilavate finché ogni traccia non è scomparsa e vualà, le ho trasformate in contenitori take away per il mio tè mattutino; l’inverno scorso utilizzavo normalissime bottiglie di plastica per l’acqua da 0,5 lt, invece ora la mia scrivania in ufficio sarà tanto caruccia e instagrammabile.

Perché in questa società fatta di contraddizioni e di nonsense, il consumismo becero e l’attenzione paranoica a ciò che si ingurgita possono convivere in pace e serenità. Sulla mia scrivania.

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Le tre bottiglie incriminate e la mia amata collezione di infusi si incontrano sul tessuto carminio del divano. Do it for the Insta.

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