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Wake me up quando mi passerà la letargia

Saranno le giornate più corte, le temperature più basse, l’aumento di cose da fare e di luoghi in cui andare, o forse l’innata letargia che è forse tipica di chi in autunno c’è nato, sta di fatto che le energie mi hanno abbandonata e anche dopo quelle notti in cui riesco a dormire più di otto ore, sono una larva che si trascina indossando fin d’ora gli stivaletti invernali, neanche abitassi in un anfratto alpino.

A malapena resto sveglia quando dovrei, quasi mi addormento sull’autobus nonostante la guida estremamente sportiva degli autisti, se non esco in pigiama o in ciabatte è un miracolo.

Stamattina ho persino fatto colazione con muesli e acqua, ma a mia discolpa ho reso il pastone un po’ meno disgustoso con farina di cocco e polvere di cacao amaro.

Insomma, a mettere insieme le idee per il post sui libri non ce la faccio. Sarà l’ansia da prestazione che mi coglie quando mi avvicino alla letteratura con fini divulgativi, ma proprio non ce la fo.

Magari diventerà un post di consigli per i regali di Natale, ammesso che qualche amico di chi mi legge ami leggere tomi leggeri e piacevoli come un’emicrania da sinusite.

Intanto trascorro i pochi momenti liberi di veglia bevendo tè anni Novanta come quello alla rosa canina che ho portato dal Kosovo, facendomi tingere i capelli di biondo violino (miseramente sparito dopo un paio di lavaggi), creando improbabili decorazioni autunnali per la casa (ossia barattoli in vetro riempiti di pigne dorate, rose secche e fili di lucine al Led di Tiger) e guardando le serie tv dell’adolescenza, come Buffy e Will & Grace.

Se solo potessi evitare di uscire di casa per andare in ufficio e trascorrere effettivamente le mie giornate in pigiama e ciabatte, allora sì che sarebbe un autunno degno di nota.

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cinema, Film, Foto, Libri

I film per l’infanzia: fate pensieri felici

Non so se i bambini di oggi associno, come accadeva a molti di noi, il Natale al film Disney dell’anno. O ai film Disney, perché i nostri astuti genitori sapevano che piazzarci sul divano e far partire una videocassetta – possibilmente registrata da Tele+ – con un cartone animato Made in Walt equivaleva a guadagnarsi un paio d’ore di relax.

Se non di più, perché le videocassette avevano un nastro particolarmente lungo e si riusciva a registrare ben due film su un unico supporto.

Però anche oggi, trentenni o poco più, molti di noi hanno il film Disney preferito:nel mio caso, e lasciamo da parte le speculazioni psicanalitiche in merito, Peter Pan.

Il problema di una mente ossessivo-compulsiva come la mia risiede appunto nell’ossessione che a volte mi coglie per certi oggetti o prodotti, soprattutto se adiuvata da una folta schiera di amici e parenti illuminati per i quali regalare un cuscino peloso di Tinkerbell ad una trentenne è perfettamente normale.

Qui sopra: il cuscino in questione e una tazza da mezzo litro a tema.

La genesi del personaggio di J.M Barrie, oltre ad essere stata malamente raccontata in Finding Neverland, per ora la lascerò da parte; tanto lo sappiamo tutti che la vena sotterranea di crudeltà e morte che sovente serpeggia nelle fiabe e nei libri per bambini viene bellamente ignorata da mamma Disney, che preferisce finali pucciosi conditi da messaggi subliminali che neanche le linee 144.

A mio parere, la bellezza di Peter Pan risiede, tra le altre cose, nel suo essere eterno e allo stesso tempo “relegato” a un certo periodo: noi lettori lo conosciamo solo in relazione alle avventure del trio Darling, ma l’essenza stessa del suo personaggio lo rende aperto a qualsiasi avventura, precedente e futura.

Lo sa bene Steven Spielberg, che ha dato alle avventure di Wendy & co. un sequel che è un cult, Hook (1991); lo sanno anche Joe Wright e Jason Fuchs, regista e sceneggiatore di Pan, uscito in Italia un mese fa e arrivato nel mio salotto ieri sera.

Pan è un prequel che sceglie una versione molto diversa dalle indicazioni date da Barrie circa le origini del ragazzo che non cresce, che qui passa i primi 12 anni in orfanotrofio, arriva all’Isola che non c’è per fare il minatore e fa amicizia con personaggi particolari che torneranno, eccome se torneranno, nella versione classica che tutti conosciamo.

Sebbene si perda parecchio il senso profondo di Peter Pan, il film è molto gradevole, la grafica è spettacolare e i dialoghi, improntati su un tipo di umorismo molto inglese, rendono alcuni personaggi particolarmente brillanti.

La battuta finale, per dire, è esilarante, sebbene il terzo atto del film non mi sia piaciuto molto.

Anche i pirati che cantano Smells like teen spirit con i bambini-minatori sono notevoli.

Insomma, è un film che guarderei volentieri con i miei cuginetti e nipoti la sera di Natale, ma in versione trilogia insieme alla versione Disney e a quella di Spielberg.

Però visto che di orfani si parla, e che mentre una trentenne si emoziona davanti a un film per bambini c’è chi manco una casa per ripararsi, io la butto lì: affanculo i regali di Natale, meglio una donazione ad un’associazione seria e affidabile che si occupa di bambini in difficoltà.

Così per dire, poi se preferite regalare le vasche da bagno plasticose Sephora va bene uguale.

 

 

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Foto, Instagram

#InstaWeek: in Grecia cresce l’erba e anche le anatre dormono*

Una settimana colma di impegni e decisioni da prendere in cui il tempo per il blog viene miseramente assorbito da impegni molto importanti, come riguardare l’intera prima stagione di Dexter in due giorni.

Ma niente mi ha impedito di continuare a riempire il mio profilo Instagram di foto brutte, quindi senza ulteriori indugi immergiamoci in una settimana di, appunto, foto brutte.

Ho aggiornato l’immagine del profilo del blog, ché sebbene io non riesca a liberarmi della relazione affatto salutare con caos e disordine, un minimo di coerenza – quantomeno visiva – male non fa. O meglio, iniziamo da questo e forse poco a poco anche il resto troverà magicamente un posto nell’universo.

La frutta di stagione fa bene.

Soprattutto se le campagne circostanti la città offrono grandi, enormi quantità di melograni giganteschi e cachi dolcissimi.

shega3


shega

shega2

Se poi fossi riuscita a evitare di distruggere il mixer tentando di frullare il tutto con una manciata di fiocchi d’avena, non sarebbe stato male.

fruit

Figlia mia, rifatti il guardaroba.

Magari con maglie che non creino un effetto camouflage con i mobili dell’ufficio,

beige

evitando di indossare i calzettoni con gli anfibi e i collant come fosse il 1999,

anfibi

realizzando che su un outfit total black con annessa catenina misticheggiante, il rossetto nero forse è leggermente eccessivo,
black

ed evitando di ascoltare Bon Jovi mentre mi vesto, così da scongiurare l’effetto cowboy in vacanza.

denim

*Quei rari momenti di grazia (cit.)

Sistemarsi le sopracciglia in pausa pranzo,

office

rientrare a casa e sfondarsi di tè alla banana e frollini,

tea

O scovare foto scattate in estate nel Giardino Lamarmora, un piccolo gioiello verde nel cuore del centro di Torino.

torino

Infine, ma di questo non ho una foto perché un po’ di senso della vergogna ancora mi è rimasto, ecco l’ultimo dei miei acquisti falliti.

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