cinema, Film, Pausa caffè, Uncategorized

Consigli cinematografici: Il Falsario

caff

Dietro gradito consiglio di un ex collega cinefilo, lo scorso fine settimana ho guardato Il falsario – Operazione Bernhard, film del 2007 diretto da Stefan Ruzowitzky e vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, che racconta di un’operazione ordita dai nazisti volta a produrre valuta estera.

A creare materialmente le banconote, un gruppo di deportati legati al mondo dell’arte o della contraffazione.

È un film di produzione tedesca, gli attori – e soprattutto il protagonista – sono molto bravi e a fine visione ho pensato che se proprio abbiamo voglia di guardare un film sulla Shoah, è meglio affidarsi alle produzioni europee: ci sono più sfumature, i personaggi sono più umani e l’ossessione hollywoodiana per l’idea classica dell’eroe è lontana anni luce.

Ché se Spielberg avesse messo le mani sul soggetto, ne avrebbe tratto un fiume di lacrime e che posso dire, di Schindler’s List ce n’è uno e seppur splendido, basta e avanza.

 

Annunci
Standard
#CoseBelle, Art for Art's Sake, cinema, Film, Pausa caffè, Uncategorized

Pausa Caffè per il dopo pranzo

caff

La Pausa Caffè di oggi dura un po’ più del dovuto, è più una pausa pranzo ed ecco perché sono le 13 e non le 11.

I cinefili sanno benissimo chi sia Maya Deren, cineasta, teorica, ballerina che riveste un ruolo molto importante nell’ambito del cinema sperimentale americano.

Era una donna curiosa, attenta, di quelle artiste incapaci di crogiolarsi nella gloria e infatti a un certo punto se ne andò ad Haiti a fare ricerca etnografica sul voodoo.

Come se non bastasse, era – ma questa è un’opinione personale – un’icona di stile, di quelle effortless che tante fanciulle guardano con ammirazione.

Questo è il suo film che preferisco ed anche il suo primo lavoro, Meshes Of The Afternoon, del 1943. La protagonista è la stessa Maya.

P.S. Le musiche non sono quelle originali. Mi pento e mi dolgo per questa inesattezza, ma su YouTube non ho trovato altro e in ogni caso le trovo molto belle.

 

Standard
Pausa caffè, Uncategorized

Piccole palline di plastica

Posto che non credo che qualcuno sia interessato allo stato di disagio che mi ha portata ad iniziare una maratona di Fringe che probabilmente non finirò mai, questa settimana salto i Monday Moods e passo direttamente alla Pausa caffè, ché tanto è lunedì mattina e ne abbiamo bisogno.

caff

Mi rendo conto che questa Pausa caffè sarà indirizzata ad uno specifico gruppo di persone, quindi onde evitare di far perdere tempo a chi non è parte del target in questione lo dico subito: parliamo di scrub, che non è il telefilm che guardavamo tutti su MTV ma un prodotto di benessere & bellezza che fondamentalmente tira via uno strato di pelle.

Via, chi si è già addormentato è autorizzato ad andare in cortile a fumare, gli altri tutti in classe che l’argomento è delicato.

Alcuni giorni fa mi sono imbattuta in un video di Ela Gale, youtuber inglese di cui amo i video perché sono tutorial di cosmetici fatti in casa, freschi e naturali.

La mia totale incapacità di mettere in pratica i suoi insegnamenti non mi fa desistere, un giorno anche io saprò farmi mascara, eyeliner e rossetto in casa. Siamo molto fiduciosi.

Nell’ultimo video, Ela parla di microbeads, ossia di quelle piccolissime palline di plastica che all’interno di molti scrub hanno, appunto, un’azione esfoliante; tali minuscole sferette sintetiche non sono idrosolubili, pertanto tendono ad accumularsi in giro per il globo insieme al resto dei rifiuti plastici.

I nomi sotto i quali sono indicate negli INCI sono microbeads, polypropylene, polyethylene. Dopo aver visto il video, ho controllato lo scrub viso acquistato una settimana fa e ho intonato inni sacri quando al secondo posto nella lista ingredienti ho trovato polyethylene.

Vi lascio al video di Ela, che dopo aver spiegato perché sarebbe meglio evitare i prodotti con queste piccole palline si cimenta in uno scrub a base di gusci di noce: cosa che probabilmente non faremo mai, ma noi che siamo donne paura non abbiamo e le aziende che propongono cosmetici ecobio certificati sono ormai moltissime, non abbiamo bisogno di nutrire i pesci con i microbeads della nostra Nivea.

 

 

Standard
Pausa caffè, Uncategorized

Pausa caffè: serie tv – The Brink

caff

Dopo aver fatto coming out circa l’intensa vita sociale che sto conducendo (il termosifone elettrico manda i suoi saluti), posso raccontare più libera di Cary Grant nel finale di Susanna! delle scoperte internettiane del periodo.

Oggi tocca a The Brink, serie tv con protagonisti Jack Black e Tim Robbins, ambientata tra le strade di Islamabad in rivolta per un colpo di stato e la Casa Bianca.

Jack Black è un impiegato dell’ambasciata statunitense in Pakistan la cui principale mansione è procurare prostitute al segretario di stato, Tim Robbins. Quando la rivolta esplode per le strade di Islamabad, il faccendiere si troverà a dover gestire una crisi internazionale senza averne alcuna competenza.

Completano il quadro due aviatori militari appassionati di farmaci dagli effetti stupefacenti, un neodittatore clinicamente sociopatico, il presidente degli Stati Uniti (ispanico!) e il suo entourage, più un corollario di personaggi tanto assurdi da sembrare veri.

La serie fa della satira politica il suo punto cardine, ma sono i bravissimi attori che vi recitano la vera ciliegina sulla torta. Mi è parso, ma potrei sbagliare, che i brani dei titoli di coda di ogni episodio facciano tutti riferimento al Vietnam e che creino quindi una sorta di parallelo tra la disastrosa politica estera americana in tema di Medio Oriente e il disastro umano e militare nel Sud-Est asiatico.

Purtroppo la serie non è stata rinnovata per una seconda stagione, ma i dieci episodi della prima valgono la visione.

Standard
cinema, Considerazioni sparse, Film, Pausa caffè, teledipendenza, Uncategorized

Pausa caffè 2: la costruzione televisiva di un mostro

Dato che sul Giorno della Memoria mi espressi già alcuni anni orsono, ritento l’esercizio di sintesi iniziato la scorsa settimana: siore e siori, la pausa caffè.caff

Chi segue la pagina Facebook del blog (questa) e ieri sera intorno a mezzanotte stava cazzeggiando online l’avrà già letto, comunque mi ripeto: il 24 Dicembre, dopo circa tre ore di blackout domestico, ho celebrato la nascita del bambiniello in compagnia di Liam Neeson e Ben Kingsley, ossia guardando Schindler’s List.

Va da sé che quando ieri sul sito de Il Fatto Quotidiano ho letto dell’imminente uscita di The Eichmann Show, ho iniziato a saltellare come una capretta, con buona pace del mio povero collega.

Metacinema! Metatelevisione! Erano i termini che saltellavano qua e là nella mia testa.

Metanfetamina? Era la domanda che probabilmente si poneva il mio collega nel medesimo istante.

Insomma, questo è il trailer. C’è Martin Freeman di The Office UK, c’è Anthony LaPaglia, la produzione è BBC 2, l’argomento è interessante, sul sito della rete c’è il making of (grazie al quale sarò improduttiva fino all’ora di pranzo e perderò il lavoro).

Standard