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Wake me up quando mi passerà la letargia

Saranno le giornate più corte, le temperature più basse, l’aumento di cose da fare e di luoghi in cui andare, o forse l’innata letargia che è forse tipica di chi in autunno c’è nato, sta di fatto che le energie mi hanno abbandonata e anche dopo quelle notti in cui riesco a dormire più di otto ore, sono una larva che si trascina indossando fin d’ora gli stivaletti invernali, neanche abitassi in un anfratto alpino.

A malapena resto sveglia quando dovrei, quasi mi addormento sull’autobus nonostante la guida estremamente sportiva degli autisti, se non esco in pigiama o in ciabatte è un miracolo.

Stamattina ho persino fatto colazione con muesli e acqua, ma a mia discolpa ho reso il pastone un po’ meno disgustoso con farina di cocco e polvere di cacao amaro.

Insomma, a mettere insieme le idee per il post sui libri non ce la faccio. Sarà l’ansia da prestazione che mi coglie quando mi avvicino alla letteratura con fini divulgativi, ma proprio non ce la fo.

Magari diventerà un post di consigli per i regali di Natale, ammesso che qualche amico di chi mi legge ami leggere tomi leggeri e piacevoli come un’emicrania da sinusite.

Intanto trascorro i pochi momenti liberi di veglia bevendo tè anni Novanta come quello alla rosa canina che ho portato dal Kosovo, facendomi tingere i capelli di biondo violino (miseramente sparito dopo un paio di lavaggi), creando improbabili decorazioni autunnali per la casa (ossia barattoli in vetro riempiti di pigne dorate, rose secche e fili di lucine al Led di Tiger) e guardando le serie tv dell’adolescenza, come Buffy e Will & Grace.

Se solo potessi evitare di uscire di casa per andare in ufficio e trascorrere effettivamente le mie giornate in pigiama e ciabatte, allora sì che sarebbe un autunno degno di nota.

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#CoseBelle, da Torino a Tirana, diy, SunDIY

Prendere a martellate le noci: un progetto per la domenica

Cercare l’equilibrio: una costante più o meno evidente nelle più o meno placide esistenze di tutti.

Quando poi lo si trova, la costante diventa riuscire a mantenerlo. Meglio farlo attraverso i piccoli gesti quotidiani, ché i colpi di testa potrebbero essere un tantino controproducenti.

Negli ultimi 11 anni della mia vita, l’equilibrio emotivo e spirituale si è spesso rispecchiato in quello intestinale (che bellezza iniziare la settimana con tali soavi argomenti, nevvero?) e insomma, ultimamente e come ogni primavera il mio abbuffarmi di formaggio tendeva a creare disturbi.

Purtroppo, il latte con i cereali è una delle colazioni che preferisco. A dirla tutta, a volte sogno di inzuppare i Weetabix nella tazza fino a creare una pappetta dall’aspetto disgustoso come facevo da bambina.

Chissà se li producono ancora, i Weetabix.

La mia assenza da queste pagine è stata parallela a quelli che chiamo i SunDIY, i progetti fai da te della domenica: aiutano a liberare la mente e, per dirla con alcune femministe che mi è capitato di ascoltare su YouTube, determinano una riacquisizione di potere.

Ho piantato dei fiori in bulbo, ho preparato un deodorante che sa di ciambellone all’arancia, con l’ausilio del meraviglioso apriscatole Tupperware (30 euro di felicità) ho trasformato delle lattine di passata in portapenne e ieri ho preparato il latte di noci.

Riacquisizione del potere ed equilibrio intestinale, che magnifica coppia. Soprattutto se unito al risparmio netto sull’acquisto di latte vegetale nella grande distribuzione: da queste parti soia o muerte, a prezzi francamente troppo alti.

Su internet avevo trovato diverse ricette per il latte di mandorle, ma una busta di Tezenis colma di noci giaceva da mesi in uno degli armadietti della cucina ed ho quindi deciso di utilizzare quelle.

La cosa più importante sono gli attrezzi: non avendo uno schiaccianoci, ho scoperto che un martello da carpentiere è efficace e utile a sublimare l’aggressività. Raccogliere frammenti di gusci in giro per la stanza non è il massimo della vita, ma ne vale la pena.

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Una volta sgusciata la frutta, l’ho infilata in un sacchetto salvafreschezza per poi frantumarla delicatamente con l’ausilio dell’attrezzo di cui sopra; sottolineo delicatamente perché troppo vigore potrebbe far esplodere il sacchetto o far fuoriuscire gli oli dalle noci.

Bene, a questo punto ho mescolato la poltiglia ottenuta con un po’ d’acqua e un cucchiaino di miele biologico (volendo il miele si può evitare, ma le noci tendono ad essere amarognole quindi un ingrediente dolce serve a bilanciare il sapore) e ho versato tutto nell’estrattore.
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Credo che un frullatore classico o a immersione siano più indicati, ma io ho rotto il mio cercando di frullare mele e fiocchi d’avena.

Utilizzando l’estrattore la polpa della noci verrà scaraventata nell’apposito contenitore o in giro per la cucina se ci si è dimenticati di fissarlo adeguatamente all’elettrodomestico, mentre il latte colerà allegro e già filtrato.

Io ho comunque aggiunto al composto quella parte di polpa che non era volata sui divani, ma se si preferisce si può infilare il composto in una garza di cotone e poi in un colino e filtrarlo.

Il risultato è sorprendentemente buono, ma essendo fresco il latte non dura più di tre giorni: meglio non sforare o l’intestino tornerà a ballare la Macarena ad ogni ora del giorno e della notte.

Ora, so che nell’ultimo post si parlava di scrub a base di gusci di noci, ma confesso di non avercela fatta. Un progetto potenzialmente fallimentare alla settimana è più che sufficiente, non sfiderei oltre la fortuna.

Un’ultima cosa: al posto del miele, vanno bene anche un paio di datteri o dello sciroppo d’agave.

 

 

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