30ThingsAboutMe, cinema, Considerazioni sparse, Monday Mood(s), teledipendenza, voyages

Viale (del tramonto) dei ricordi

Poco più di un anno fa, quando il mio futuro professionale mi sembrava vagamente chiaro e la divinità a me nota come fly down, bitch non era ancora sopraggiunta a ricordarmi che la presunzione non porta granché lontano, credevo così tanto nelle mie qualità di analista della fuffa da spingermi a scriverne in luoghi lontani da queste care pagine, ossia su Inchiostro Elettronico.

Rileggendo certe minchiate partorite dal mio poco equilibrato intelletto mi son detta che è bello crederci, essere certi di avere un’opinione autorevole, avere quella che la mia zia americana chiamerebbe self confidence (da leggersi con smaccato accento avellinese).

Molte cose sono cambiate, soprattutto la presunzione di cui sopra. Quando fly down, bitch ha finalmente lasciato queste sponde, la sua collega vivi e lascia vivere ha preso il suo posto e da allora mi accompagna fedele, aiutandomi con pacche sulla spalla e dosi di valeriana ogni qualvolta io ne abbia necessità.

Ultimamente accade sovente, ma per ora i nervi reggono e solo occasionalmente necessito dell’aiuto della divinità-jolly nota come ora mi levo questi orecchini a cerchio dorati e ti strappo le extension, per gli amici Diva del ghetto.

Ma ormai lo so, luglio è un mese in cui me ne capitano di ogni. Da sempre.

Anche The Decemberists sostengono che July never feels so strange, e sarà che metà del mio nome somiglia a quello di questo mese, ma per me i trentun giorni tra giugno e agosto hanno sempre avuto risvolti importanti, imprevedibili, orrendi, ridicoli. A scelta.

Il trucco non è stare immobili e lasciare che tutto, nel bene e nel male, passi.

Luglio necessita di passione, partecipazione, è come un uragano e per sopravvivergli l’unica soluzione è piazzarsi proprio al centro e godersi il viaggio.

Con la giusta compagnia e una buona dose di autoironia, i ricordi di mezza estate saranno quelli più vividi.

P.S. per chi volesse, qui, qui e qui ci sono gli articoli che scrissi per Inchiostro Elettronico. Sempre argomenti seri e di attualità, come vedrete.

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Cartoline di un (inizio) estate

Sarà il lavoro che mi porta in giro quattro giorni a settimana (lasciandomi però liberi i miei amatissimi giorni feriali, ma lo saprete già visto che su Instagram me la tiro alla grande con l’hashtag #yourmondayismysunday), sarà che arriva l’estate e nonostante il conclamato pesaculismo preferisco deambulare per le strade sabaude piuttosto che dal divano al frigo, sta di fatto che ho mandato il blog in vacanza senza neanche programmarlo.

Una specie di last minute RyanAir per Tampere, che lo compri perché costa 30,99 Euro e poi ti ritrovi in un luogo che non sapresti localizzare su un planisfero e chissà perché.

Però anche da Tampere ritengo si possa fare una telefonata a casa ogni tanto, se la si può fare dagli studi Mediaset durante le registrazioni di Chi vuol essere milionario lo si potrà ben fare da lassù, e dunque questa è la mia telefonata a casa per raccontare cosa sto facendo – escludendo ovviamente i dettagli imbarazzanti, che riceveranno un trattamento speciale con post a loro dedicati in futuro – e rassicurare nonni, genitori, zii e conigli nani domestici a cui faccio da zia.

Il contenuto delle mie giornate non lavorative è riassumibile fotograficamente nel seguente modo:

10458721_10152175452372475_6235505559493072123_n 10428491_10152175452252475_6633851584031659148_n

Insomma mi vesto male as usual, ma pare che le fashion blogger abbiano portato in auge le Birkenstock abbinate alla qualunque quindi la mia soluzione di emergenza per riuscire a camminare nonostante un tragico incidente sul lavoro che ha visto coinvolti in mio mignolino destro e un pesantissimo oggetto non fa, pare, così cagare;

poi cerco disperatamente non Susan, ma capi d’abbigliamento e accessori per una festa a tema Navy che avrà luogo tra un paio di settimane, indosso collane imbarazzanti e del tutto inadeguate alle temperature correnti, tento di alleviare la cinghialite che si impossessa dei miei arti inferiori ai primi caldi e cerco ristoro (sempre durante i deambulamenti sabaudi) sedendo su panchine e leggendo un’edizione BUR del 1982 del Beautiful degli anni Cinquanta.

A proposito, piccola chicca per i lettori torinesi che, come me, sono un po’ incazzatelli per il prezzo dei libri: nei mercati di corso Brunelleschi e corso Svizzera ci sono banchi letteralmente coperti di libri di ogni sorta, dalle memorie del lattaio di Borgo Vittoria all’opera omnia di Tolstoj.

Invece per i pisani, se si attraversa il Ponte di Mezzo e si imbocca la prima travera di corso Italia sulla destra per poi svoltare nuovamente nella medesima direzione, ci si trova (quasi) davanti ad una libreria che applica sconti del 50% su quasi tutti gli articoli.

Ci sono persino dei testi presenti in alcuni programmi d’esame (almeno, per il mio corso di laurea ce n’erano a bizzeffe) ad un prezzo decisamente inferiore rispetto alla Feltrinelli che sorge imponente a poche centinaia di metri.

Ho però guardato un film davvero brillante e divertente, Padre Vostro, che è una boccata d’aria fresca in questi tempi di suore che vincono i talent show. Consigliato, non solo agli estimatori della cinematografia balcanica.

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And so that was Christmas

Puntuale come un regionale Torino – La Spezia, ora che l’inverno volge al – ah, ah – termine mi sono accorta di aver accuratamente conservato negli archivi impolverati del cellulare alcune immagini che scattai la prima settimana di gennaio, nell’atrio della gloriosa stazione ferroviaria Torino Porta Nuova.

C’è da sapere che da alcuni anni, lungo tutto il periodo delle feste invernali  il suddetto atrio è adornato dalla presenza di un abete natalizio sul quale i frequentatori più o meno occasionali del luogo sono soliti appendere più o meno serie letterine per Babbo Natale.

Molti utilizzano fogli di recupero, c’è chi scrive sui biglietti ferroviari appena utilizzati, ma c’è anche chi si prodiga in raffinate composizioni artistiche corredate, in alcuni casi, da rappresentazioni grafiche di quanto richiesto.

Un pomeriggio in cui vagavo affranta, infreddolita e in attesa di un’amica, ho scattato alcune fotografie a quelli che mi sono sembrati i biglietti più significativi.

O a quelli che erano ad altezza occhi, ora non ricordo bene.

Son sempre sul pezzo, lo so, probabilmente il giorno dell’omicidio Kennedy io avrei pubblicato qualcosa sulle meraviglie di viaggiare su automobili decappottabili col vento nei capelli.

E quindi signore e signori (come mi piace che questa espressione inizi con il plurale femminile, anche se sospetto che abbia a che fare con questioni di fonetica), ecco il meglio delle letterine scritte dai torinesi e dai viaggiatori di passaggio lo scorso Natale, anzi ecco il meglio delle letterine che sono stata in grado di immortalare.

1. Il Peter Pan chiede qualcosa di improbabile ma divertente, seguendo un po’ un trend di quest’inverno che è stato, appunto e inspiegabilmente, quello dei dinosauri; ci tiene a specificare la sua età perché a livello di grafica, ne converrete, questa letterina avrebbe potuto essere scambiata per una tenera richiesta fatta da un cinquenne.

1621880_10151946134717475_1647432610_n2. L’uomo adulto ma burlone, il compagnone del gruppo, ecco lui lancia un j’accuse (citazione che dovrei risparmiarmi, soprattutto dopo averne attribuito la paternità a Robespierre) al caro Babbo e insieme strizza un po’ l’occhio all’utenza pendolare sposata-da-almeno-quindici-anni che bazzica la stazione.

1661756_10151946139197475_1525286397_n3. La ragazza innamorata non solo chiede un bel fanciullo tutto per sé, ma fornisce precise indicazioni sulle caratteristiche del soggetto e correda il tutto di un’infografica volta a renderne ancora più chiare le fattezze. Mi pare evidente che la fanciulla sia innamorata di qualcuno di molto simile al maschietto descritto nella letterina, ma devo ammettere che quel gran cuore rosso mi ha un po’ sciolta.

1898132_10151946144217475_1178921119_n4. Il/la mio/a preferit*, ossia il paladino (userò il maschile perché è quello che prevede la lingua italiana, e perché tra slash e asterischi tra un po’ questo post sarà peggio di un volantino dei collettivi universitari contro il caffè nero nei distributori automatici, o quelli che sostengono che la dicitura “studenti” dovrebbe essere sostituita appunto da “student*”, così, con una simpatica stellina). Dicevo, il paladino dei diritti civili non si limita ad auspicare un mondo tollerante e aperto, no, costui si spinge oltre per raggiungere vette quasi dadaiste:

1653341_10151946145652475_1508508799_nUlteriori contributi fotografici di questo straordinario affresco della fantasia degli affatto grigi e noiosi torinesi saranno i benvenuti in questa specie di post work in progress. Torinesi, contribuite! Accorrete numerosi! Ricchi premi!

 

 

 

 

 

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Considerazioni sparse, Libri, Torino, voyages

Traumatici rientri e altre storie d’amore

Nella vita ci sono poche certezze, e anche quelle poche non è che siano sempre così solide.

Per fortuna.

Per esempio, io sono convinta che anche se il volere dell’universo mi porterà a vivere – che so, su un’isola del pacifico dove raccoglierò noci di cocco e mi ustionerò il viso, mannaggia ai geni recessivi del rutilismo, ad ogni ritorno nella mia città di origine io verrò qui, dove sono ora.

Nella gloriosa Biblioteca Civica Centrale, a guardare dalle finestre l’edificio in cui ho passato cinque anni  e da cui ad un certo punto mi hanno sbattuta fuori con un diploma di restauratrice che il Signore solo lo sa se mi è mai servito a qualcosa.

A scegliere l’università sbagliata, questo sì.

Ad ogni modo, pur ammettendo la notevole presenza di masochismo insita nel recarsi ogni mattina a piedi da casa mia alla biblioteca (30 minuti abbondanti a respirare le delicate fragranze plumbee di corso Francia), arrivare e bere un caffè della macchinetta che per farmi ancora più male prendo senza zucchero, sedermi in fondo per smanettare sul pc senza che qualcuno possa sbirciare le pagine imbarazzanti che apro ed infine mettermi a leggere online il romanzo su cui ho scritto la tesi, c’è qualche forza a me sconosciuta che ogni mattina mi fa credere che venire qui non sia poi un’idea tanto cattiva.

Allora Forza a Me Sconosciuta, parliamone.

Mi sono svegliata alle 5:30 senza alcun motivo, ho cercato di riaddormentarmi in compagnia di Anna Karenina ma nulla, ho ciondolato per casa bevendo tè amaro finché sono stata abbastanza certa che se fossi entrata nella vasca da bagno non mi sarei addormentata e non sarei quindi affogata,

per quale insano motivo continui a farmi credere che i miei dubbi esistenziali, il latente senso di colpa per il troppo fancazzismo, la stanchezza, avrebbero trovato pace tra queste mura?

Cosa devo espiare, quale peccato originale mi porto dietro?

Per fortuna ci sono gli amici d’infanzia, sempre pronti a raccogliermi con il cucchiaino ogni volta che rientro in città sconvolta e assonnata; mentre uno di loro mi invia sul cellulare cori da stadio reinterpretati e poco lusinghieri, l’altra si prepara (spero) a spegnermi delle sigarette addosso per evitare che io mi addormenti durante i pasti:

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E così mentre attendo con ansia l’ora del pasto, seguo il consiglio di Alex Britti e mi uccido di caffeina.

 

Post Scriptum: nel caso non lo aveste fatto, gentili signori io consiglio vivamente di leggere il romanzo di cui sopra; sebbene io ci abbia messo circa sei mesi a riprenderlo in mano dopo averlo letto, riletto, scomposto e analizzato, Eureka Street va letto. Come si può non leggere un libro che inizia così:

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Tirana Film Fest, -2

Sono molto delusa che nessuno abbia colto il riferimento, nel titolo del post precedente, al film Leningrad Cowboys Go America. Siete dei cinefili peggiori di me, o forse le mie citazioni sono molto meno argute di quanto io immagini.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Comunque

Scrivo dal Fox di Tirana, un bar che se potessi lo caricherei su un cargo e lo trasferirei sotto casa mia: divani, un déhor pazzesco, bella musica, wifi gratis e prese della corrente per attaccare i laptop. Io voglio trasferirmi qui, tanto i divani sono comodi e secondo me ci dormirei bene.

Dopodomani inizierà il TIFF, e per il momento non mi è ben chiaro quale sarà il mio ruolo, ma una botta di vita era quello che mi serviva quindi non vedo l’ora di iniziare a lavorare.

Il lato più che positivo di questo viaggio è che la bella bionda che mi accompagna ha smesso di farmi ascoltare Lana Del Rey in loop.

No dai, il lato più che positivo è che i film festival sono delle esperienze pazzesche se vissuti dall’interno e mi daranno un badge con la foto. Io ho una gran passione per i badge con le foto, soprattutto se – come in questo caso – la foto non te la scattano a caso mentre stai sbadigliando ma puoi sceglierla. Ho cercato di tagliare un’immagine del mio compleanno, ma il maledettamente grande calice di vino che avevo in mano si rifiutava di uscire dall’inquadratura e non mi sembrava particolarmente professionale inviarla così, quindi ha vinto una foto di un paio di Natali fa in cui indosso anche una camicia, vedi che professionalità.

Dimostro quindici anni come in tutte le immagini in cui sorrido, ma ho sorvolato.

A presto per i prossimi aggiornamenti, solo un’ultima cosa: hipster e fighetti che girate le capitali europee spendendo millemila euro a volta, un piccolo consiglio per voi: Tirana. A meno che, come la sottoscritta, non abbiate la pessima abitudine di mangiare come tacchini nonostante l’antipatica tendenza ad assumere le dimensioni di una pesca. E per gli albanesi che mi leggono, non pesca in quel senso.

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Pisa girls go Albania!

Una non ha neanche il tempo di lamentarsi per la propria inattività professionale, che subito arriva una proposta della Madonna (Ciccone) e deve preparare una valigia in trenta secondi e mezzo.

Naturalmente sto scherzando, ho l’adrenalina a mille e non vedo l’ora di partire per il Tirana International Film Festival che si terrà a partire da lunedì a Tirana, appunto.

Il programma delle giornate è denso e pieno di incontri interessanti, non so bene che ruolo ricopriremo io e l’intrepida che parte con me ma dopo l’esperienza al Jameson Dublin International Film Festival, mi aspetto tante cose belle.

Cercherò, nei limiti del possibile, di tenere aggiornato il blog perché i festival sono esperienze straordinarie sia per chi ci lavora che per chi li frequenta come pubblico, e perché sappiamo tutti molto bene che distratta come sono, qualche danno lo farò di certo.

Nell’attesa, mi mangio una tonnellata di pilaf.

See you in Tirana!

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Art for Art's Sake, Libri, Monday Mood(s), musica, voyages

Monday Mood(s) con breve digressione sul fluo

Allora, siete tornati dalle vacanze? Avete finalmente riposto nell’armadio (che si spera porti a Narnia) gli improbabili bikini-fluo-con-frange che, ne sono sicura, hanno spopolato sulle spiagge della Liguria e del Lazio, della Puglia e del Triveneto?

Che poi, il problema serio delle tonalità fluo è il loro essere inadeguati a qualunque sfumatura di incarnato, dalla più pallida (effetto dispensa-sottolineata-con-evidenziatori mode: on) alla più abbronzata: non c’è verso, sono colori brutti.

Ho un’amica che ama molto tali sobrie sfumature, e alla lunga mi sono abituata a vedergliele addosso (the power of love), ma per il resto, spero con tutto il cuore che siano un vezzo estivo senza possibilità di replica.

M’illudo, lo so.

Naturalmente, non avevo alcuna intenzione di occuparmi di tali aulici argomenti. L’idea era invece di riprendere i bistrattati Monday Moods, ché a ben guardare oggi è lunedì, sicché…

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Eccoci qui. Tra parentesi, poi la smetto e arrivo al succo del discorso, continuo a cercare qualche anima buona che ridia un po’ di vita a questa insulsa rubrichetta, quantomeno graficamente: credo che la mia inabilità grafica sia abbastanza evidente, pertanto io la butto lì, hai visto mai che qualche collega del corso di progettazione grafica abbia seguito le lezioni con più interesse.

Partiamo con i libri, cinema e musica li accantoniamo provvisoriamente che poi non ho più nulla da scrivere.

Alcuni giorni fa, come documentato su Instagram, un’oziosa visita al mercato di quartiere si è mutata in una caccia al tesoro, durata una mezz’ora abbondante, per trovare la triade perfetta: infatti, il pezzo di cartone appoggiato sul banco prometteva tre libri per euro cinque.

L’avevo già letto alcuni anni fa, così ho colto l’occasione per ampliare l’incredibilmente vasta parte della mia libreria dedicata agli anni Settanta. Si tratta dell’autobiografia di Alberto Franceschini, co-fondatore con Renato Curcio e Mara Cagol delle Brigate Rosse; è una lettura davvero utile per comprendere lo spirito di un tempo, e oltretutto – anche se non è una bella cosa da esternare – esercita un potere fascinatorio che tiene incollati alle pagine.

Per non rischiare di divertirmi troppo con letture eccessivamente leggere, il libro numero due è stato

Questo volume ripercorre la storia della tragedia del Kosovo attraverso la testimonianza diretta dell’autore, inviato del Corriere della Sera; è molto interessante ed è sicuramente un documento utile per comprendere gli eventi che hanno portato al conflitto e quelli che l’hanno seguito (l’autore si sposta a Belgrado dopo l’inizio dei bombardamenti NATO, consentendo al lettore di avere una visione abbastanza completa dei fatti); peccato che probabilmente il correttore di bozze fosse malato il giorno in cui il volume è andato in stampa, o più verosimilmente la fretta di pubblicarlo mentre la guerra era ancora in corso ha fatto saltare a piè pari alcune fasi di preparazione (ipotesi questa che spiegherebbe l’orrenda sovracoperta che lo decora).

Infine, non sentendomi ancora soddisfatta, per il volume numero tre la scelta è stata la seguente:

mia grandissima colpa, non l’avevo ancora letto.

Nel porgermi la bustina di plastica contenente questi tesori, il venditore ha commentato “ottime scelte, signorina” e sembrava serio, ma temo che in realtà si stesse facendo beffe di me e che compatisse le sorti della mia estate (se solo avesse saputo che questa è stata l’estate della mia laurea, credo che gli avrei fatto una pena tale da spingerlo a regalarmi i libri. Non sono mai scaltra quando ce n’è bisogno).

Insomma, il bottino è stato soddisfacente e ha riempito le mie tristi, infinitamente tristi giornate estive.

E sì, so bene di aver millantato un post con degli utilissimi consigli musicali dedicati ai vacanzieri, ma ho affettuosamente deciso che se avete avuto il tempo di andare in vacanza, avrete pure trovato quello per farvi le playlist per l’occasione.

Ma visto che non sono poi così vendicativa, un piccolo suggerimento lo lascio:

Anzi, due. Quello sopra per i viaggi in macchina, quest’altro per quelli in treno, magari in solitaria.

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