cinema, Considerazioni sparse, teledipendenza

Bentornati al Bates Motel (prime impressioni)

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Trovandomi in un periodo di profondissime riflessioni riguardo gli alberghi (meglio non approfondire, è qualcosa che ha a che fare con gli 883 e gli Eagles) ed essendo una grande amante del capolavoro di Hitchcock, è stato naturale ed ovvio (e buono e giusto) guardare il pilot di Bates Motel, la serie tv prequel delle vicende che quasi tutti conosciamo.

Opinioni sparse in merito:

  • La madre sembra il personaggio migliore finora, la morbosità nei confronti del figlio emerge col contagocce e questo mi pare molto buono
  • Lo stupro è da brividi, la costruzione della sequenza da applausi. Stavo per piangere e vomitare insieme
  • Interessante la scelta di far arrivare Norman & Norma al motel appena prima della costruzione della nuova strada, elemento molto importante nel film di Hitchcock
  • Pollice verso per i nomi di madre e figlio. Allusione troppo forzata in contrasto con i sottili riferimenti Norman/Marion del film
  • Non sono sicura che l’ambientazione contemporanea sia un pregio. Telefoni cellulari, internet e simili potrebbero diventare un pasticcio poco credibile, MA
  • Applausi per il modo in cui scopriamo di trovarci in età contemporanea, a diversi minuti dall’inizio ed attraverso delle inquadrature costruite davvero molto bene
  • L’attore che interpreta Norman (Freddie Highmore) è molto bravo nell’adesione ad alcuni degli aspetti tipici del Norman/Anthony Perkins
  • I richiami al film sono abbastanza diluiti e raramente grossolani: la sequenza dell’occultamento del cadavere nel lago è decisamente la più riuscita in tal senso
  • Non so sinceramente che pensare delle allusioni ad una sorta di storia oscura del motel precedente all’arrivo dei Bates, ma al primo impatto ho storto un po’ il naso

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Per il resto, staremo a vedere. In generale non mi è dispiaciuto, ma temo che a parlare sia più che altro il fascino perverso esercitato dalla visione di casa Bates, e la pulsione voyeristica verso gli aspetti quotidiani delle vite degli assassini seriali (e non): anche se nella vita reale la trovo una pratica disgustosa, in ambito cinematografico sono senza difese.

Prossimo episodio: 25 marzo, emittente A&E, titolo “Nice town you picked, Norma…”

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Hai 90 minuti da perdere e non ti piace il calcio? Guarda anche tu The Girl!

Data la mattinata carica di stress e di potenziali fallimenti per il momento non ancora documentati, considerato il pomeriggio trascorso tappata in casa ad alternare brevi penniche a visioni semiattente di episodi di serie tv che ormai si reggono sulla forza comica di un personaggio su quattro (sì Misfits, ce l’ho con te. Parafrasando la mai dimenticata Kelly, Wot da foohk iz that?!), le occupazioni previste per le ore serali erano prevalentemente frivole e potenzialmente rilassanti.

Quelle attività che per non schifare i non appartenenti all’esclusivo Club del Gentil Sesso, solitamente indichiamo con un fumoso cose da donne, sperando che così facendo costoro ci immaginino intente ad arricciarci morbide ciocche luminose, spalmarci creme contenute in raffinati contenitori, comporre sonetti leziosi, esercitarci al pianoforte.

Il problema di fondo è che costoro, soprattutto quelli dotati di sorelle, grazie all’evoluzione dei costumi sociali sanno perfettamente a cosa ci riferiamo con la fatidica frase, e ci visualizzano nitidamente nell’atto di strappare qualunque pelo non sia sito nell’area della testa bestemmiando come neanche Marilyn Manson ai tempi d’oro (ricordate il Goddamn che inseriva un po’ a caso, quando non sapeva bene come riempire una strofa? Ecco), a sollevare nubi di fumo dall’odore chimico mentre ci bruciamo i capelli con la piastra e via discorrendo.

Ho divagato. Tutta questa premessa per introdurre l’argomento che volevo trattare, ossia il film The Girl di Julian Jarrold (chi?), sorta di docu-drama dedicato al rapporto tra Alfred Hitchcock e Tippi Hedren prodotto da BBC e HBO. So che la retrospettiva con cui ho raccontato la mia giornata parrebbe del tutto fuori luogo e parzialmente lo è, però volevo sottolineare come fossi in uno stato d’apatia tale che avrei potuto riguardare tutto Sabrina Vita da Strega* senza battere ciglio, e probabilmente senza neanche domandarmi come potessero utilizzare un gatto di peluche così tremendamente finto.

Invece, il fato ha voluto che mi imbattessi in un prodotto talmente inclassificabile da mettere in difficoltà perfino la mia apatia.

Non sono ancora riuscita a terminare la visione, non so se ostacolata dal viso di Sienna Miller che dopo Factory Girl pare aver preso gusto ad interpretare pseudo muse di grandi artisti dimenticando forse di iscriversi ad un corso di recitazione tra uno e l’altro, se dall’imbarazzante e macchiettistico Toby Jones (ma in questo caso, è altamente probabile che il risultato non sia da imputare all’attore) o dalla stereotipizzazione dei ruoli fin dal principio della narrazione.

Potente ed indiscusso genio del cinema insidia innocente, delicata ed incorruttibile biondina di provincia? Bitch, please. Ribadisco che mancando ancora alcuni lunghissimi minuti perché io finisca di guardare il film, potrebbe accadere che io cambi repentinamente idea e decida di aver assistito ad un capolavoro della cinematografia contemporanea, per quanto tale possibilità mi sembri improbabile. Gli unici aggettivi che posso usare per descriverlo sono pruriginoso, partigiano, superficiale.

Mi sento però in dovere di ammettere che il mio giudizio potrebbe essere leggermente influenzato dall’ammirazione reverenziale che nutro nei confronti del regista inglese; giusto per capirci, quando ho dovuto scegliere i libri da portare con me da Torino a Pisa, questi due sono finiti nella prima scatola del trasloco:

L’unico elemento che mi ha dissuaso da chiudere VLC, cancellare il file ed andare in cattedrale a fare fioretto chiedendo a San Ranieri di non farmi mai più scegliere film tanto inutili è la possibilità di soddisfare parzialmente quella curiosità che avvolge generalmente (almeno, per quanto mi riguarda è così) il processo produttivo di un film. Se poi il film è Gli Uccelli, che lo scrivo a fare.

Respiro profondamente, pubblico il post e… no, non posso farcela. Finisco di guardarlo domani.

 

*A proposito di Sabrina, ho recentemente letto un post a lei dedicato che mi sento di consigliare caldamente. Eccolo.

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