Pausa caffè, Uncategorized

Piccole palline di plastica

Posto che non credo che qualcuno sia interessato allo stato di disagio che mi ha portata ad iniziare una maratona di Fringe che probabilmente non finirò mai, questa settimana salto i Monday Moods e passo direttamente alla Pausa caffè, ché tanto è lunedì mattina e ne abbiamo bisogno.

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Mi rendo conto che questa Pausa caffè sarà indirizzata ad uno specifico gruppo di persone, quindi onde evitare di far perdere tempo a chi non è parte del target in questione lo dico subito: parliamo di scrub, che non è il telefilm che guardavamo tutti su MTV ma un prodotto di benessere & bellezza che fondamentalmente tira via uno strato di pelle.

Via, chi si è già addormentato è autorizzato ad andare in cortile a fumare, gli altri tutti in classe che l’argomento è delicato.

Alcuni giorni fa mi sono imbattuta in un video di Ela Gale, youtuber inglese di cui amo i video perché sono tutorial di cosmetici fatti in casa, freschi e naturali.

La mia totale incapacità di mettere in pratica i suoi insegnamenti non mi fa desistere, un giorno anche io saprò farmi mascara, eyeliner e rossetto in casa. Siamo molto fiduciosi.

Nell’ultimo video, Ela parla di microbeads, ossia di quelle piccolissime palline di plastica che all’interno di molti scrub hanno, appunto, un’azione esfoliante; tali minuscole sferette sintetiche non sono idrosolubili, pertanto tendono ad accumularsi in giro per il globo insieme al resto dei rifiuti plastici.

I nomi sotto i quali sono indicate negli INCI sono microbeads, polypropylene, polyethylene. Dopo aver visto il video, ho controllato lo scrub viso acquistato una settimana fa e ho intonato inni sacri quando al secondo posto nella lista ingredienti ho trovato polyethylene.

Vi lascio al video di Ela, che dopo aver spiegato perché sarebbe meglio evitare i prodotti con queste piccole palline si cimenta in uno scrub a base di gusci di noce: cosa che probabilmente non faremo mai, ma noi che siamo donne paura non abbiamo e le aziende che propongono cosmetici ecobio certificati sono ormai moltissime, non abbiamo bisogno di nutrire i pesci con i microbeads della nostra Nivea.

 

 

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Monday Mood(s)

Monday Moods novembrini: cose verdi

Come anticipato dalle infinite liste di film e serie tv a tema, il fine settimana di Halloween è stato un’occasione di riposo casalingo, dove si intende spiaggiarsi sul divano in pigiama e calzettoni per un numero di ore vergognosamente alto.

Ma qualche sprazzo di vitalità c’è stato, quindi senza ulteriori indugi vado ad ammorbare l’internet con una delle poche certezze di queste settimane autunnali.

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Una delle sporadiche occasioni in cui ho messo il naso fuori casa è stato un lungo caffè con un paio di amiche, sorseggiato nella soleggiata cornice di Piazza Skanderbeg. Per l’occasione, ci siamo poi avventurate nelle strade retrostanti all’Opera per raggiungere un luogo in cui prenderei volentieri la residenza, se non avessi appena ricevuto il nuovo permesso di soggiorno che indica un altro luogo come la mia dimora.

Herbal Line Albania è un negozietto che vende prodotti di bellezza e di benessere, la maggior parte dei quali provenienti dall’Asia; dopo aver spulciato per un’abbondante mezz’ora l’INCI ogni singolo prodotto, mi sono prodigata in quello che so far meglio, ossia la mozzona, e approfittando di un’offerta ho acquistato una lattina da 400 ml di olio di cocco, ricevendo in omaggio una boccetta da 30 ml di olio di Tea Tree (foto in basso a destra), per meno di 10 euro.

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Rientrata a casa e colta dal sacro fuoco del benessere naturale, avrei volentieri dedicato il resto della giornata alla cura di pelle e capelli, e così è stato, salvo il particolare del guasto alla pompa dell’acqua che mi ha lasciata all’asciutto per più di ventiquattr’ore, costringendomi a ricongiungermi con le mie radici contadine e quindi a lavarmi in una bacinella.

Credo di aver finalmente compreso perché da queste parti ogni minimarket vende boccioni d’acqua da 5 litri.

Ad ogni modo, il mio fervore per le robbe ecobbio ha potuto trovare sfogo grazie alla presenza sugli scaffali di Rossmann & Lala, supermercato tedesco simile ai vari Acqua & Sapone e Ipersoap, di diverse linee di prodotti fondamentalmente naturali a prezzi davvero molto bassi: la consumista che è in me mi ha fatto acquistare nel corso dei mesi creme, scrub, prodotti struccanti, salviette, shampoo e balsami e bagnoschiuma, convinta che l’assenza di siliconipetrolatiparaffineecc. avrebbe fatto la differenza.

Che posso dire, ognuno ha le sue debolezze e la mia si chiama estratti naturali.

Però insomma, lavaggi nella bacinella a parte, un rituale di bellezza durante un fine settimana di cazzeggio è oltremodo piacevole, così come lo è spendere due soldi per acquistare delle cosine che solo al pensiero di usarle fanno sentire più sane, depurate, idratate e via discorrendo.

Nel frattempo, contro ogni previsione il progetto mangiare meno junk food in orario d’ufficio pare procedere, forse grazie alla vaschetta di plastica viola tanto carina e alla deliziosa frutta autunnale. Oggi il menu prevede biscotti integrali alle prugne, melograno e mandarino.

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Per le precedenti combinazioni, c’è la sempre aggiornata e affatto piena di cazzate pagina Facebook.

Poi, cibo sano e robette bio a parte, tra sabato e domenica sono riuscita a sfornare una parmigiana di melanzane, una torta cioccolato, mele e cannella e una pasta alla Norma quindi insomma, mademoiselle la coerenza colpisce ancora.

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Monday Moods: piccole gioie domestiche

Visto che siamo nella settimana di Halloween ma il post sui film e le serie tv consigliate per un sabato sera giovane e pazzerello l’ho già scritto, i Moday Moods riguarderanno altro.

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Libri.

Sto leggendo, nelle poche serate in cui non mi addormento alle 22 davanti al computer, un libricino che comprai non so quando né dove per una cifra che difficilmente superò i due euro.

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Una storia semplice raccontata con uno stile narrativo delicato e solo in pochissime occasioni leggermente ridondante. Una storia d’amore non d’amore, l’atmosfera un po’ sfocata dei ricordi lontani, il tentativo di non romanzare a posteriori un personaggio, Bruna, che pare fin dall’inizio avvolto da un’atmosfera spettrale.

Frivolezze.

Saremo anche femmine in carriera, ma certi dettagli da donzelle possono far bene all’anima: le routine di bellezza, per quanto possano essere basiche, sono un modo per prenderci cura di noi stesse e SIGNORE IDDIO FERMATEMI, MI STO ESPRIMENDO COME SE STESSI PUBBLICIZZANDO UN PRODOTTO.

Quello che intendo è che avere dei piccoli rituali per la domenica sera può contribuire a non far sentire così tanto la malinconia da lunedì incombente che il beneamato Giacomo L. espresse così bene un paio di secoli fa:

diman (domenica, ndr) tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

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La mia beauty routine della domenica sera è darmi lo smalto sulle unghie sorseggiando secchielli di tè verde aromatizzato con miele e zenzero, magari ascoltando l’album che associo, forse solo perché la terza traccia è intitolata Sunday, alle domeniche placide senza un cazzo da fare.

Visto che in frivolezze c’è finita anche la musica, non ho motivi di dilungarmi oltre. Buona settimana di fine ottobre a voi.

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Beauty, diy

Cose da donne: occhiaie non mi avrete viva

Siamo donne, oltre alle gambe c’è di più, gorgheggiava la cantante col nome più evocativo della storia della musica italiana. E certo, ci sono anche le smagliature, le rughe, la cellulite, il culone, la caviglia da contadina, le doppie punte e le occhiaie.

Almeno, questo è quello che tendo a vedere nello specchio in quelle giornate in cui aprirei le porte a testate e mi prodigherei in un remake di questo video andando in ufficio.

A parte le caviglie da contadina, quelle non le ho e forse potrebbero tornarmi anche utili considerando l’incredibile sproporzione delle mie natiche rispetto al resto del corpo.

Se c’è una caratteristica estetica che mi tormenta e per il cui occultamento investo mensilmente più di quanto dovrei, sperimentando nuovi prodotti e accumulando quelli poco performanti in un cassetto apposito, sono le occhiaie, le malefiche ombre rosso-violacee che mi danno il buongiorno ad ogni sveglia.

Se fino a qualche settimana fa avevo due alleati nella battaglia contro le occhiaie che mi hanno aiutata e supportata, celando al mondo esterno l’esistenza di un contorno occhi degno di Carolina Crescentini, la fine miserrima del contenuto di quelle due boccettine (una Maybelline e l’altra Kiko Cosmetics, perché viva il low cost quando funziona) mi ha spinta a vagare nuovamente tra gli scaffali di profumerie e drugstore alla ricerca di un degno sostituto.

Spesi soldi inutilmente in improbabili “BB Concealer”, ho deciso di affidarmi alla teoria del colore per tentare un DIY che ovviasse alle occhiaie e alla secchezza del contorno occhi, ché presto anche il piccolo e prezioso contenitore che conservo in frigo esalerà l’ultimo respiro.

Considerando la sfumatura violacea delle occhiaie, ho proceduto in questo modo:

massacrato due ombretti giallo canarino che solo gli dèi sanno chi, a parte Cleopatra, può decidere di utilizzare,

scelta una crema viso estremamente nutriente e possibilmente biologica,

ho mischiato attentamente i due ingredienti, aggiungendo una punta di ombretto arancione per bilanciare l’effetto itterizia del composto

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ed ecco il risultato: un pastone color mimosa che ho amorevolmente riposto in una mini jar di Tiger.

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Lasciato riposare il composto per una notte, stamane dopo aver lavato il viso ne ho applicato una piccola quantità intorno agli occhi, lasciandola assorbire mentre facevo una triste colazione a base di tè e una galletta di mais al cioccolato.

Una volta assorbita la parte cremosa (e, si spera, idratante) del composto, ho applicato un po’ di correttore e poi la cipria.

Il risultato non è male, anche se sospetto che al sole la sfumatura giallina si intraveda.

Ma che importa, l’inverno è lungo e il sole non si farà vedere per un po’.

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Ecco il risultato, senza filtro e senza inganno, con luce artificiale da ufficio, senza fondotinta. Direi che per un rimedio fai da te improvvisato, poteva andare peggio. Quantomeno il viola è sparito.

Vi terrò aggiornati circa eventuali reazioni allergiche, esplosione dei bulbi oculari o simili.

Anche per i capelli, mia altra croce, ho elaborato una routine a base di pasticci composti DIY fatti con ingredienti biologici e integratori, perché dopo la brillante decisione di diventare bionda lo scorso gennaio, le mie povere chiome sono secche come il mio contorno occhi. Coming soon su questi schermi, altre spese inutili e pasticci inenarrabili.

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All I want for Christmas is Christmas

Due giorni a Natale, la redazione incredibilmente silenziosa, i giornalisti in volo per l’Italia (li odio), una parte dei colleghi impegnati nella registrazione della puntata di Capodanno, gli altri – hem –  cazzeggiano in modo sfrontato, indecente.

Stipendio in ritardo, neanche il tempo per una seduta dalla parrucchiera che ormai vede più le mie amiche in visita che me, apri/chiudi/apri siti di vendita online, Signore grazie perché la puntata di domani coincide con la Vigilia e nessuno la guarderà, perché stavolta abbiamo scavalcato il concetto di “noia” per approdare a vele spiegate al coma cerebrale.

Poi sole, caldo, nascondermi in regia per non essere cooptata su altri programmi, lo scazzo anche solo all’idea di uscire e raggiungere il bar per un caffè.

Mi regalo confezioni di tè dalle profumazioni improbabili, già che ci sono m’accatto anche una crema viso alla menta che ricorda un po’ quelle per i piedi ma è vegan, è bio e quindi sono convintissima che farà miracoli sul viso, sbaglio il sottotono dell’ennesimo rossetto nude – sei gialla figlia mia, fattene una ragione – mi serve un’agenda ma temo possa essere usata contro di me in tribunale.

Domenica sono stata in montagna e mi sono ammalata, sti anticorpi da montagnina non funzionano a queste altitudini, mi sono sentita molto ragazzetta cagionevole di città e non lo sono, poi a casa ho trovato un bakllava che cuoceva placido in forno e ho pensato che non andare a Torino per le feste può avere dei lati positivi.

Qui si trovano delle Michael Kors e delle Céline false come Giuda ma quasi identiche alle originali, voi amiche che ne riceverete una dalla sottoscritta sappiate che è un tarocco, ma che ve l’ho preso con affetto infinito. Ergo, non pensiate che la paga di una schiava della macchina mediatica sia così alto.

Stasera preparo il vin brulé, il liquore al caffè, i muffin con Nutella e arance e guardo un film che senza motivo alcuno collego al Natale.

Forse il motivo è che sono una brutta persona.

Buone feste a tutti voi!

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Frivolezze tricologiche del giovedì

Chi meglio di una fanciulla può conoscere i tormenti tricologici e la sensazione di benessere che deriva da una seduta dal parrucchiere?

Chi non ha mai avuto la certezza che con una nuova sfumatura sui capelli, ogni aspetto dell’esistenza umana sarebbe andato al suo posto?

E per concludere, quale donna residente in un Paese in cui il costo medio di una piega dalla parrucchiera è al di sotto dei 5 Euro non si farebbe travolgere da ogni capriccio di taglio, forma e colore?

I risultati sono poi abbastanza prevedibili: convertirsi alle tinte chimiche e ai trattamenti che prevedono l’uso di temperature elevate dopo due anni di hennè, asciugature senza phon e prodotti organici è una specie di guerra atomica pilifera.

Ma grazie a consigli e suggerimenti raccattati qua e là tra le amiche e il web, ho messo a punto una maschera per capelli che ha fatto, nel suo piccolo, miracoli.

Presa una noce del mio burro di karitè preferito, l’ho mescolata con mezzo cucchiaino di olio di ricino, un cucchiaino di oleolito di limone (preparato da me medesima, grazie alle indicazioni della mia amichetta Chiara), un cucchiaino di gel di semi di lino e uno di olio di cocco (chi mi legge sull’altro blog sa che anche questi sono homemade).

Spalmato il tutto sui capelli, ho atteso un’oretta prima del lavaggio e ho resistito all’impulso di asciugarmi le folte chiome con l’asciugacapelli.

Torcicollo mattutino a parte, il risultato è oltre le aspettative: capelli morbidi, voluminosi e lucidi.

Provare per credere.

Magari usando prodotti industriali, a meno che non moriate dalla voglia di avere una crisi isterica cercando di staccare il gel dai semi di lino.

Instagram media by annagiuliabi - Oggi su #macchiatoconzucchero parliamo di capelli sfigati. I miei. #blog #blogger #hair beauty

Capelli: prima (con il disgraziatissimo sfondo di una sala montaggio)

E dopo, con un mazzolin di fiori a coprirmi il volto perché mi vergogno assai a mostrarmi.

E dopo, con un mazzolin di fiori a coprirmi il volto perché mi vergogno assai a mostrarmi.

 

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Beauty

Quant’è bella l’estate che si fugge tuttavia: guida di bellezza autunnale per signorine

Da alcuni giorni tento di produrre un post decente e sufficientemente coerente sull’arrivo dell’autunno, le foglie che cadono, i crop top che ringraziando il Signore finiscono nelle ante meno raggiungibili degli armadi senza successo alcuno.

Anche se, a giudicare dalle condizioni in cui ho lasciato l’Italia a fine luglio, forse uno scritto del genere risulterebbe un tantino obsoleto.

Però c’è un aspetto della vita di noi (ah ah ah) giovincelle che con l’autunno si fa più sporadico, e questo aspetto è la DEPILAZIONE e no signore mie, le calze color carne non nascondono i fusti lucidi e scuri che decorano le nostre estremità inferiori e che ci fanno chiedere quale peccato dobbiamo scontare, se sulle gambe abbiamo una foresta rigogliosa e piena di salute e sulla testa abbiamo quattro peli crespi e ingestibili.

Il mio conclamato amore per il fai-da-te cosmetico trova la sua controparte nel pesaculismo che mi contraddistingue come una lettera scarlatta, quindi come credo quasi ogni fanciulla, solitamente alterno dolorose e lunghissime sessioni di cerette casalinghe a non meno dolorose ma più professionali  e meno economiche sedute dall’estetista.

Una routine che mi sono vista costretta ad interrompere quando ho cambiato Paese di residenza, perché la mia estetista sabauda utilizza una delicatissima cera fatta da lei medesima e nonostante i prezzi più che competitivi delle sue colleghe albanesi, vivo nel terrore che una cera un po’ più aggressiva possa estirparmi anche le arterie.

Un giorno di agosto la soluzione si è palesata sotto forma di un espositore Veet.

Cera delicata? Check. A base di zucchero e oli naturali? Check. Prezzo corrispondente a circa 3,50 Euro? Check.

Ed è così che il cassettone della camera da letto ha assunto le sembianze dello studio di un’estetista poraccia, e dopo aver scoperto l’acqua calda che si attacca ai peli ma non alla pelle, e che essendo idrosolubile evita disastri inenarrabili, non ho potuto fare a meno di fare una piccola scorta per l’inverno.

veet

Col mio solito culo, dalla prima confezione mancava la spatolina per l’applicazione, ma ho sopperito con l’utilizzo del manico di un cucchiaino; è vero che mi capita di detestare la spatolina in questione, vuoi perché si mimetizza con il mobilio,

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vuoi perché mi tratta come un’incapace quando provo la temperatura della cera a bagnomaria (seriamente, era necessario quel punto esclamativo? Non bastava un “abbi pazienza splendore”?), ma in linea di massima siamo in rapporti cordiali.

cera

Personalmente ho sostituito le strisce presenti nella confezione con altre ricavate da una vecchia federa, per motivi di risparmio (le lascio in ammollo per mezz’oretta e sono come nuove), e perché fanno molto meno male di quelle “classiche” (anche questo l’ho imparato dall’estetista torinese che mi manca tanto tanto).

Quindi bando alle ciance fanciulle, mettete via i collant color carne* ed estirpatevi gioiose che si sa, tra le foglie gialle sui viali e l’aria fresca del pomeriggio c’è il rischio di trovare un fanciullo moderatamente attraente e cervellodotato proprio in autunno.

*Io li usavo, mea culpa, finché non ho incontrato lei e da allora mai più Vostro Onore.

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