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Wake me up quando mi passerà la letargia

Saranno le giornate più corte, le temperature più basse, l’aumento di cose da fare e di luoghi in cui andare, o forse l’innata letargia che è forse tipica di chi in autunno c’è nato, sta di fatto che le energie mi hanno abbandonata e anche dopo quelle notti in cui riesco a dormire più di otto ore, sono una larva che si trascina indossando fin d’ora gli stivaletti invernali, neanche abitassi in un anfratto alpino.

A malapena resto sveglia quando dovrei, quasi mi addormento sull’autobus nonostante la guida estremamente sportiva degli autisti, se non esco in pigiama o in ciabatte è un miracolo.

Stamattina ho persino fatto colazione con muesli e acqua, ma a mia discolpa ho reso il pastone un po’ meno disgustoso con farina di cocco e polvere di cacao amaro.

Insomma, a mettere insieme le idee per il post sui libri non ce la faccio. Sarà l’ansia da prestazione che mi coglie quando mi avvicino alla letteratura con fini divulgativi, ma proprio non ce la fo.

Magari diventerà un post di consigli per i regali di Natale, ammesso che qualche amico di chi mi legge ami leggere tomi leggeri e piacevoli come un’emicrania da sinusite.

Intanto trascorro i pochi momenti liberi di veglia bevendo tè anni Novanta come quello alla rosa canina che ho portato dal Kosovo, facendomi tingere i capelli di biondo violino (miseramente sparito dopo un paio di lavaggi), creando improbabili decorazioni autunnali per la casa (ossia barattoli in vetro riempiti di pigne dorate, rose secche e fili di lucine al Led di Tiger) e guardando le serie tv dell’adolescenza, come Buffy e Will & Grace.

Se solo potessi evitare di uscire di casa per andare in ufficio e trascorrere effettivamente le mie giornate in pigiama e ciabatte, allora sì che sarebbe un autunno degno di nota.

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Art for Art's Sake, cinema, Libri

Libri per ogni stato d’animo, volume 1: schermaglie familiari

Le famiglie allargate possono essere fonte inesauribile di novità e di allegria, ma a volte sono dei covi di serpi.

Quando poi si mischiano affari e affetti, il rischio Guerra dei Roses è dietro l’angolo.

Chiedetelo ad Adán Barrera, uno dei protagonisti de Il potere del cane e del suo sequel, Il cartello.

Trent’anni di guerra con Art Keller, prima alleato e poi acerrimo nemico in una relazione alla Red & Toby Nemiciamici.

Perché Adán Barrera è un pezzo grosso dei narcotrafficanti messicani, mentre Art è un agente dell’antidroga. Insomma, roba che la faida tra Capuleti e Montecchi sembra una schermaglia tra dirimpettai, perché se Art ha alle sue spalle la potenza di fuoco degli Stati Uniti – o almeno è quello che crede, Adán ha con sé un’organizzazione apparentemente invincibile, feroce econnessa a tutti i livelli.

Il problema sorge quando Art Keller, dopo aver stipulato un accordo apparentemente vantaggioso per sradicare la produzione di oppio in Messico, scopre che la sua controparte – Miguel Angel Barrera, lo zio di Adán – l’ha un tantinello usato per raggiungere scopi non troppo nobili.

La reazione di Art è quella che capita a tutti quando uno zio o un cugino ti offrono un lavoro e finisce che non ti pagano, o che ti ritrovi a svolgere mansioni che non erano negli accordi: t’incazzi come una biscia e mediti vendetta.

Peccato che la vendetta in casa Keller-Barrera preveda sparatorie, morti ammazzati, torture e tradimenti.

E se alla fine del primo romanzo, datato 2005, sembra che la guerra personale tra i due protagonisti sia giunta a una conclusione, il secondo (2015) mostra che non è così, e che sulla frontiera tra Stati Uniti e Messico niente è come sembra, a parte la morte.

Attorno ai due antagonisti si muovono cecchini irlandesi, mafiosi italiani appassionati di pesche sciroppate, alte cariche vaticane e personaggi tanto puliti e onesti che ad ogni pagina se ne teme il decesso.

Poi il terremoto che nel 1985 distrusse Città del Messico, le FARC colombiane, degli esuli cubani e la mano lunga dell’Opus Dei.

A onor del vero sono solo a metà de Il cartello, ma in questo romanzo all’equazione si aggiungono giornalisti onesti e poliziotti sporchi come una canna fumaria, il femminicidio di massa di Ciudad Juárez e le elezioni presidenziali messicane, il culto della Santa Muerte e chi più ne ha, più ne metta.

Consigliati a chi è in un momento di rotta con la famiglia, per sublimare con la letteratura la voglia di scatenare una guerra civile per far valere le proprie ragioni.

Tra l’altro, l’anno scorso l’autore, Don Winslow, ha finalmente ceduto i diritti di entrambi i libri e pare che Ridley Scott stia lavorando all’adattamento de Il cartello e che avrebbe richiesto Leonardo Di Caprio come protagonista: certa che non ne faranno una porcata come accadde con un altro romanzo di Winslow, Bobby Z – Il signore della droga, attendo fiduciosa l’inizio della produzione.

 

 

 

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Monday Moods, #freepress edition

Ci proviamo a mantenere viva questa rubrica, che a scriverla ci va poco e finalmente ho realizzato un header che non fa sanguinare i dotti lacrimali?

Ci proviamo.

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Cinema, Serie tv e simili, ossia i miei passatempi preferiti oltre ad applicare e poi rimuovere maschere per il viso peel-off.

Sto riguardando Scrubs dalla prima stagione: per chi non lo conoscesse, è una comedy ambientata in un ospedale, narrata (orrore) dalla voce fuori campo del protagonista, il dottore alle prime armi JD. Voice over a parte, è un piacevole tuffo nel passato, visto che MTV l’ha trasmessa a ripetizione per anni; anzi, credo sia stata proprio questa serie a far intravedere ai capoccioni del network i vantaggi di trasmettere serie tv invece dei video di P.Diddy che anche ammettendo li volessi guardare, potrei comodamente farlo da YouTube.

La visione di Scrubs è iniziata subito dopo aver finito di riguardare la settima stagione di How I Met Your Mother, forse per questo ho notato per la prima volta che le due serie hanno molto, moltissimo in comune. Con la differenza che grazie al cielo (e agli autori), JD non sfracella i marroni del mondo intero cercando la persona giusta ad ogni angolo di strada.

Libri, che tanto ci piacciono nonostante il poco tempo per leggerli.

Dato che ancora non parlo la lingua madre del Paese in cui abito da ormai quasi un anno e mezzo, ho avuto la splendida idea di leggere libri in lingua. Inglese. Che non si sa mai dovessi dimenticare l’unica lingua straniera che davvero padroneggio.

La scelta è ricaduta su un’edizione stupenda di Little Women, l’unico libro a parte Peter Pan che mi fa piangere dalla prima pagina, dal “Natale senza regali non è un vero Natale” di Jo: che ci volete fare, anima candida e campagnola sono, da ragazzina passeggiavo tra i filari di viti in autunno rubando l’uva sognando gonne di velluto marron con colletti alti e abbottonati fino al mento.

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Non so se sia un mood, ma sono stata bloccata su Facebook da una giornalista che si ritiene una paladina della libertà di stampa. Qui la storia in screenshot.

Concludo con un mood affatto culturale: ieri sera la nazionale di calcio albanese ha vinto contro l’Armenia, qualificandosi per gli Europei Francia 2016. Vittoria che mi ha portato indietro di nove anni, quando accadde questa cosa qui.

A proposito, invito chiunque non mi segua su Facebook a farlo, poiché se qui ho qualche filtro dato dal pudore, lì manco per sbaglio.

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Sputare nel piatto in cui si mangia, lamentarsi e altri orrori

Ascoltatemi! La televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni, giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere. (Sidney Lumet, Quinto Potere, 1976)

La mia enfatica e del tutto non richiesta apologia della televisione ha fatto sì che il gorgo infernale della stessa mi imprigionasse senza apparente via di scampo.

Sono uno degli insignificanti ingranaggi della macchina mediatica, sono l’ombra fuori campo a cui fa riferimento Maria quando nomina “la redazione”, (r)esisto tra improbabili video di sfilate e altrettanto improbabili “registi” che creano robaccia che su YouTube si trovano prodotti migliori.

Smonto e rimonto tali capolavori rendendoli inguardabili ma vagamente appetibili.

Anche il mio amore originale, il cinema, ne soffre.

Negli ultimi giorni sono a malapena riuscita a guardare Lucy – e a farmi piacere la Johansson, e questo è un miracolo che meriterebbe un post a sé – e a farmi accompagnare in Vietnam per l’ennesima volta da Stanley Kubrick.

Però ho in dotazione delle cuffie fighissime da cui ascolto musica che mai avrei pensato di ascoltare.

E guardo Modern Family, che dovrebbe farmi ridere e rilassarmi se non passassi il tempo della visione a chiedermi perché il “regista” non sia in grado di avvicinarsi neanche un po’ a quella qualità.

E insomma si soffre e si producono brutti prodotti, rileggendo per l’ennesima volta Ritorno a Peyton Place (foto d’archivio – ossia di una lontana estate in cui avevo ancora il tempo di vivere. Ah, era solo pochi mesi fa?).

Instagram media by annagiuliabi - Interessantissimi argomenti, tra poco su macchiatoconzucchero.wordpress.com #nonvorretemicaperderveli

E va beh che ormai è martedì e un terzo della settimana lavorativa è quasi finito, ma una #instaweek non si nega a nessuno.

Instagram photo by annagiuliabi - A portrait of the artist as an old woman. #selfie #expressyourselfie #home #tea #hat #ring #stones

Ho comprato un berretto nel reparto uomo di LC Waikiki e non lo tolgo neanche in casa. Lo uso persino per asciugarmi i capelli.

Instagram photo by annagiuliabi - Be #Italian. #pasta #italy #food #cooking #meatball #spaghetti #wine #pummarola

Sapori di casa: chi sono io per dire di no agli spaghetti con le polpette? Posto che ho sempre pensato che non fosse un vero piatto italiano, non sono venuti così male.

Instagram photo by annagiuliabi - Memories of a working #sunday. #4tech #earcuffs #samsung #galaxy #notebook #ikea

Cuffie meravigliosissime e un miserrimo pranzo fruttariano. Che ragazza fortunata.

Instagram photo by annagiuliabi - Meanwhile, in the #makeup room #television #backstage #agonchannelit #gosh #goshmakeup #workhard #beauty

Un interessante soggiorno nella sala trucco, con tanto di make up televisivo per sopperire ad una mancanza di comparse.

Sembravo più vecchia di cinque anni e ho impiegato dieci minuti abbondanti a rimuoverlo. Credo che inserirò il latte detergente e i dischetti struccanti in conto spese all’azienda.

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Art for Art's Sake, cinema, Considerazioni sparse, Libri, teledipendenza, Torino

Un ottimo motivo per alzarsi dal letto domani

Scrivo poco e penso ancora meno, me ne rendo conto ogni qualvolta una scena desertica si materializza oltre il mio lobo frontale immediatamente dopo la balzana idea di produrre un qualche post.

Una soluzione mi è balzata però agli occhi alcuni secondi fa, e puozz crepà* se perdo l’occasione di rinfrescare un po’ le stantie e polverose pagine di questo raccoglitore virtuale di cazzate.

Dicevo, una soluzione all’apatia che mi ha colto in questo drammaticamente inutile inverno torinese: nonostante lo scorrere dei giorni mi interessi quanto l’annoso problema dei parcheggi in centro a Torino, ho appena realizzato che domani sarà marzo, che il primo del mese è in programma il FlashMob letterario, e che non leggo un libro da una quantità di tempo francamente imbarazzante, ossia dall’inaspettato e piacevole incontro con Acqua Nera di Joyce Carol Oates, acquistato da un cestone “sei libri dieci euro” sito in uno dei migliaia di luoghi in cui ho cazzeggiato lavorato.

Dunque l’equazione che ha preso forma è apatia+incapacità di pensiero+FlashMob letterario = magari sarebbe il caso di partecipare a tale iniziativa, e di contrastare con forza ed energia (ah ah ah) il declino culturale e l’ignoranza dilagante della sottoscritta.

Quindi, considerando che la mia avversione per il lieto fine è trasversale a prodotti filmici, letterari e televisivi (credo sia da ricondurre a un trauma mai superato successivo alla scoperta che Theodore “Teddy” Lawrence non avrebbe coronato il suo sogno d’amore, e in seguito alla tragica dipartita di Rita Giordano in Un posto al sole), che la mia attitudine a quella bizzarra esperienza che chiamano vivere tende ad essere ai minimi storici, e dando per scontato che il mio triste e languente conto corrente bancario sia stato magramente rimpolpato dall’improbabile accredito di uno stipendio, che un nubifragio di portata biblica non si abbatterà sulla già abbastanza triste Torino e che mi sarò ricordata di destinare trentottofottutissimieuro all’acquisto di un abbonamento mensile ai mezzi pubblici, insomma se tutto andasse per il verso giusto, ditemi un po’, cosa comprereste?

E poi, parteciperete? Ma soprattutto, che libro sceglierete? Seguirete l’ispirazione del momento o siete come quelle persone metodiche che una settimana prima dell’inizio dei saldi sono già andate a provare e scegliere gli acquisti?

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Immagine emblematica del mio recente fermento intellettuale

*Espressione colorita insegnatami dalla mia adorata nonnina che non credo necessiti traduzioni

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