Considerazioni sparse, teledipendenza

Considerazioni sparse: Archimede, Hank Moody ed altre riflessioni domenicali

C’è che spesso ci si dimentica di uno dei principi della fisica, quello della “spinta uguale e contraria”: ci si dimentica che esso possiede un suo analogo in ambiti lontani dall’idrostatica (ovviamente questo temine l’ho cercato su Google, che io di fisica avevo il 4 fisso), nello specifico in quelli riguardanti le relazioni interpersonali.

Se spingi, non puoi aspettarti che dall’altra parte non ci sia una spinta, appunto, uguale e contraria.

A meno che le spinte in questione non abbiano fondamenta concrete, naturalmente.

Ed anche in tal caso, se le fondamenta ci sono ma l’ambito di “spinta” vi si distacca, è da folli aspettarsi un’assenza di reazioni.

C’è da ammettere che a volte, c’è chi si diverte a provocare in modo velato per poi assistere divertito alle reazioni altrui, che in casi simili sono spesso spropositate, per non dire assurdamente stupide.

Anche questo l’ho imparato da Hank, vero genio in materia.

Seriamente, spingere su argomenti personali nell’ambito di discussioni che di personale hanno ben poco, non è una mossa particolarmente furba. Sono scelte, certamente, ma di nuovo si torna nel sempreverde ambito della “cattiva coscienza”.

Gli insulti poi, come non mi stancherò mai di ribadire, sono il metodo migliore per scivolare rapidamente verso il torto marcio. Soprattutto se unilaterali. E lo dice una che non riesce a pronunciare una frase senza inserirvi almeno una parolaccia, ma che cerca di essere parca di insulti, in particolare quando questi possono – appunto – rivoltarsi contro chi li utilizza.

Non è intelligenza, è solo furbizia.

Sì, Californication è diventato il mio termine di paragone preferito, nonché metafora prediletta per non dover parlare di argomenti che, se affrontati per come sono nella realtà, sarebbero terribilmente stucchevoli. Eppoi ho adorato l’ultimo episodio, quasi completamente privo di valenza narrativa ma splendidamente scorretto – finti poliziotti, prostitute transessuali, pianti dirotti e spogliarelli in ristoranti affollati.

 

 

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Considerazioni sparse, teledipendenza

Considerazioni sparse: Californication

Appena arrivata a casa dopo un’intensa (prego, smettere di ridere) giornata di studio, vedo che su Serialmente c’è la recensione del primo episodio della quinta serie di Californication.

Resisto alla tentazione di leggerla, cerco la puntata on line pronta ad avere una terribile delusione.

Poi però la prima scena si apre con Love me two times.

Cara prima-puntata-della-quinta-serie, con questo inizio potrei perdonarti di tutto. Però non tirare troppo la corda, che Californication l’ho amato anche più di due volte, ma a tutto c’è un limite. Allo schifo della scorsa stagione, per dirne una.

Torno a guardare l’episodio, tra una mezz’oretta gli aggiornamenti con eventuali sprazzi d’amore o altrettanto possibili sbadigli.

Aggiornamento Avvilimento

L’orrore. Non ho finito di guardare la puntata, l’arrivo in scena della ragazza incontrata sull’aereo è stato un colpo micidiale al buon gusto ed agli spettatori che da anni si puppano le vicende di Hank.

Gli autori giocano con lo spettatore, mettendolo di fronte ad un possibile cambiamento – sono passati quasi due anni, Hank sembra provare un proposal speech – per poi mostrare l’equivalente audiovisivo di una sonora risata, o della frase “ci hai creduto, faccia di velluto“.

Li odio.

Neanche l’aver finalmente fatto scrivere al protagonista un nuovo libro (ed era ora) può sopperire alla noia ed al fastidio. Ho chiuso la pagina web su cui stavo guardando l’episodio e mi sono dedicata ad attività di maggiore livello culturale, come appoggiare la schiena al termosifone fino a farla surriscaldare.

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cinema, teledipendenza, voyages

“non c’ho più l’età per fare certe cose…”

Nota Bene: mi accingo a scrivere questo post in uno stato psicofisico estremamente delicato, e con delicato intendo ubriaco. O meglio, intossicato da tre giorni di alcolici di varia natura ma della medesima provenienza geografica. Che manco a dirlo, il mercato europeo di Arezzo è stato esplosivo.

Orbene, mentre vestita da Jake Jyllenhall in Brokeback Mountain (le camicie a stampa tartan sono un must nel mio armadio) cerco di accumulare calore spostandomi a seconda dell’inclinazione dei raggi solari, mi trovo impegnata nella pratica del Tentare di Riprendermi, uno sport estremo che di quando in quando diviene necessario.

“Di quando in quando” significa: quando ci sono i mercati europei, questi eventi devastanti in cui se magna e se beve indegnamente e ci si ritrova la domenica sera stanchi, puzzolenti e sbronzi a dover smontare lo stand e tornare a casa. Io stanotte ho dormito lungo tutta la tratta Ar-Pi, incurante di tutto.

Il Tentare di Riprendermi prevede alcuni passaggi fondamentali, da applicare alla lettera, pena la ricaduta in stato catatonico per un numero indefinito di ore. Ecco i fondamentali:

1. Niente caffè, solo thè e tisane depurative che altrimenti le occhiaie ci mangeranno la faccia;

2. Doccia bollente di almeno 15 minuti, con ultimo risciacquo quasi freddo così ci svegliamo e, come ama dire la mia lil’sis, “le squame del capello si chiudono“;

3. Pranzo a base di spinaci conditi con olio crudo EBBASTA, che bisogna depurare e far credere a stomaco e fegato che nonostante tutto teniamo ancora a loro;

4. Svacco vergognoso su letto o divano, in compagnia di un telefilm o un film che richiedano un livello di attenzione minimo: consigliatissimi The Vampire Diaries, Buffy, Desperate Housewives o le commedie ‘mmerigane classiche come Arsenico e vecchi merletti, A qualcuno piace caldo, l’infinita saga dell’imperatrice Sissi et simili. Evitare le slapstick, che avranno il solo effetto di far aumentare esponenzialmente il mal di testa e di far tornare in mente eventuali gaffes che l’alcol aveva provveduto a far cadere nell’oblio.

5. Stare al caldo; in questo momento pur stando chiusa in camera, indosso una sciarpa di lana. Non lasciamo il nostro corpo da solo mentre cerca di disintossicarsi, non è carino. E poi è ottobre e fa freddo e i termosifoni sono ancora spenti, ecco.

6. NON BEVIAMO e NON FUMIAMO per almeno due giorni. Sempre per la storia delle occhiaie, ma anche perché non tutti siamo Hank Moody. Chiaro?

7. Ultima ed ancora più importante: giuriamo a noi stessi che non lo faremo mai più. Pensiamolo seriamente, ma evitiamo di dirlo agli amici che tanto sappiamo benissimo che venerdì sera si ricomincerà. Soprattutto, si eviti accuratamente l’espressione “non c’ho più l’età per fare certe cose”.

Ulteriori “surviving rules” sono ben accette, che qua non si finisce mai di imparare quindi coraggio: condividete con me e con il mondo i vostri barbatrucchi da doposbornia!

Un’ultima cosa: da venerdì a domenica il mercato europeo è in piazza Cavour a Livorno (qualcuno sa dov’è?), veniteci e sbronzatevi con me che sono diventata quasi brava a spillare la birra.

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teledipendenza

Ragionamenti profondi come un bicchiere di bourbon

La ripetizione ossessiva di comportamenti fastidiosi può generare insofferenza o noia. Io mi annoio molto in fretta, anche senza comportamenti fastidiosi. Figuriamoci in loro presenza.

Come quando guardi l’ennesima puntata di Californication in cui Hank fa l’ennesimo cumulo di s*ronzate, una dopo l’altra, ognuna uguale alla precedente. E tu continui a guardarlo, ti dici che forse una volta tanto la fantasia degli sceneggiatori avrà la meglio sul costante ripetersi di casino-scopata-altro casino-Karen incazzata-alcool-casino.

E anche quando questo non accade, ti dici che in fondo il personaggio di Hank è simpatico e che, slegati dalla serie e quindi dalla loro ripetività, i suoi casini sono comunque divertenti.

Purtroppo o per fortuna, la quotidianità ed i rapporti extra-schermo sono diversi. Non che disdegnerei una giornata di alcool-casini-altro alcool-altri casini una tantum, ma in genere credo che sia meglio la quotidianità un po’ oziosa della vita “normale”.

Succede poi che alcune volte le dinamiche che regolano la suddetta vita normale tendano a produrre un senso di noia, di perdita di tempo, e che vorresti solo finire i minuti di Megavideo e prendere una mezz’ora di pausa.

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