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Capelli ecobio: storia di una via crucis

Che il mio cruccio estetico principale siano i capelli è verità accertata e accettata dai poveri sventurati che mi circondano, o che io circondo con i flaconi di shampoo, balsami, creme ed oli pre-shampoo, durante-lo-shampoo e post lavaggio.

Ho provato ad appassionarmi agli inestetismi della cellulite, ma li ho trovati poco interessanti, soprattutto perché non sono solita indossare shorts o minigonne in estate; il mio malcelato narcisismo fa sì che preferisca ossessionarmi su elementi più visibili, con buona pace della pelle a buccia d’arancia.

La situazione attuale è una sorta di convalescenza post incidente: da esattamente 11 mesi non tingo i capelli, ad eccezione di un veloce impacco di hennè dovuto al trauma di aver individuato tre capelli bianchi sulla sommità del capo.

Va da sé che eliminate le tinte chimiche, mi sono fatta appassionare dal maggico mondo dell’ecobbio: oli vegetali spatarrati in testa prima del lavaggio, shampoo delicato, balsamo siliconico, maschera “verde”, passatina random di poche gocce d’olio durante l’asciugatura.

Una rottura di maroni indicibile.

Intanto perché l’impacco pre-shampoo per agire in modo appropriato necessita di un’oretta di posa: deambulare per casa con i capelli unti non è esattamente la mia idea di divertimento. Però nell’attesa posso pulire il bagno, che gioia.

Il mio problema con l’ecobio è che ho dato sfoggio di straordinaria ignoranza spendendo soldi in shampoo a caso, convinta che naturale fosse l’equivalente di delicato. Che sorpresa, così non è.

Al momento, il mio metodo infallibile consiste nel lavarmi la faccia con lo shampoo in questione. Se dopo il risciacquo la pelle risulta secca e “tira”, il prodotto è troppo aggressivo. Non credo ci siano prove scientifiche a sostegno di questo metodo, ma per me funziona.

Per quanto riguarda il balsamo, stendo sulle punte – ancora sofferenti per questo capolavoro dello scorso anno – un prodotto siliconico che sistemi vagamente la situzione: sui capelli stressati da trattamenti chimici, usare l’ecobio è come lavare i pavimenti con lo struccante occhi. Inutile.

Per quanto riguarda gli oli, attualmente l’impacco pre shampoo è a base di olio di cocco, olio di ricino e occasionalmente di un po’ di gel di semi di lino (fatto in casa, puzzolente, dalla consistenza repellente); a metà asciugatura do’ una bottarella di olio di argan sulle punte, illudendomi che le idrati un po’.

Inoltre, l’ultimo taglio – un caschetto con tanto di frangia, omaggio alla me cinquenne – e l’incremento di capelli (i cosiddetti baby hair) dovuto all’abbandono delle tinte fanno sì che la gestione delle chiome sia particolarmente difficile.

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Tagliare la frangia in luglio, che splendida idea.

 

Sto meditando di offrire a mia sorella uno stipendio mensile, a patto che si trasferisca a casa mia e mi sistemi i capelli quotidianamente.

Nel frattempo, su Instagram mi diletto con l’hashtag #capellidemmerda. Siete tutti invitati a partecipare al Capellidemmerda Country Club, condividendo foto ed esperienze che ci facciano sentire tutte parte di una grande famiglia.

 

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Frivolezze tricologiche del giovedì

Chi meglio di una fanciulla può conoscere i tormenti tricologici e la sensazione di benessere che deriva da una seduta dal parrucchiere?

Chi non ha mai avuto la certezza che con una nuova sfumatura sui capelli, ogni aspetto dell’esistenza umana sarebbe andato al suo posto?

E per concludere, quale donna residente in un Paese in cui il costo medio di una piega dalla parrucchiera è al di sotto dei 5 Euro non si farebbe travolgere da ogni capriccio di taglio, forma e colore?

I risultati sono poi abbastanza prevedibili: convertirsi alle tinte chimiche e ai trattamenti che prevedono l’uso di temperature elevate dopo due anni di hennè, asciugature senza phon e prodotti organici è una specie di guerra atomica pilifera.

Ma grazie a consigli e suggerimenti raccattati qua e là tra le amiche e il web, ho messo a punto una maschera per capelli che ha fatto, nel suo piccolo, miracoli.

Presa una noce del mio burro di karitè preferito, l’ho mescolata con mezzo cucchiaino di olio di ricino, un cucchiaino di oleolito di limone (preparato da me medesima, grazie alle indicazioni della mia amichetta Chiara), un cucchiaino di gel di semi di lino e uno di olio di cocco (chi mi legge sull’altro blog sa che anche questi sono homemade).

Spalmato il tutto sui capelli, ho atteso un’oretta prima del lavaggio e ho resistito all’impulso di asciugarmi le folte chiome con l’asciugacapelli.

Torcicollo mattutino a parte, il risultato è oltre le aspettative: capelli morbidi, voluminosi e lucidi.

Provare per credere.

Magari usando prodotti industriali, a meno che non moriate dalla voglia di avere una crisi isterica cercando di staccare il gel dai semi di lino.

Instagram media by annagiuliabi - Oggi su #macchiatoconzucchero parliamo di capelli sfigati. I miei. #blog #blogger #hair beauty

Capelli: prima (con il disgraziatissimo sfondo di una sala montaggio)

E dopo, con un mazzolin di fiori a coprirmi il volto perché mi vergogno assai a mostrarmi.

E dopo, con un mazzolin di fiori a coprirmi il volto perché mi vergogno assai a mostrarmi.

 

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Beauty, Considerazioni sparse, teledipendenza, universi paralleli

Tricologicamente disperata

Quei giorni meravigliosi in cui non importa se la mia sorellina ha recentemente usato il suo giorno di riposo per acconciarmi e riempirmi di boccoli menopausa-style, piuttosto che lavare i capelli afferrerei le forbici dell’ufficio e farei una strage tricologica.

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Se solo il risultato fosse anche solo vagamente simile a quello visibile sulla sommità del capo della splendida splendente Mia, o della sempre sia lodata Winona. Invece, so benissimo che il risultato si avvicinerebbe spaventosamente e drammaticamente a quello ottenuto da personaggi meno eterei e glamour (come ad esempio la sottoscritta all’età di quattordici anni. Il ’99 è stato un anno un po’ complicato, e graziaddio non conservo documentazioni fotografiche)

e insomma, credo che alla fine somiglierei terribilmente a Rosie O’Donnell, donna ammirabile sotto svariati punti di vista ma non necessariamente da quello tricologico.

Rosie ODonnell The View Hair Cut No

Per mia fortuna, la mia parrucchiera di fiducia è sangue del mio sangue e mai mi farebbe una cosa del genere.

Credo.

Spero.

Eventualmente, mi consigliereste dei buoni negozi di parrucche?

Ecco, magari non quelli che frequenta lei.

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